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Priebke inquina anche da morto

L’essere che ha portato morte e distruzione a Roma, in aggiunta a quella già tremenda portata dalla guerra stessa, non ha mancato di rilasciare gli ultimi veleni della sua miserabile vita.

Tutto grazie alla solita videointervista postuma in cui il gerarca nazista, dopo i fatti coraggiosamente scappato in Argentina e da lì poi estradato in Italia, prova a riciclare la solita spazzatura della propaganda nazista. Sia dell’epoca e successiva.

Così, l’ordine della rappresaglia “veniva direttamente da Hitler e non ci si poteva opporre (dimenticando che il processo di Notimberga, contro i suoi stessi superiori, ha stabilito che gli ordini inumani vanno sempre e comunque disattesi, anche a rischio della propria inutile vita; e che l’aver “obbedito agli ordini” non costituisce affatto un’attenuante per i crimini di guerra commessi.

Di più. Svelando certo involontariamente la continuità retorica tra nazifascismo e berlusconismo, il vecchio gerarca si lancia nella più oscena delle dichiarazioni pur di rivoltare in qualche modo la frittata: “L’attentato di via Rasella fu fatto sapendo che dopo l’attentato viene la rappresaglia poiché Kesselring quando ha preso il suo comando in Italia ha fatto mettere sui muri un avviso che spiegava che qualunque attentato contro i tedeschi era punito con la rappresaglia.  Questo è risaputo e loro lo hanno fatto a proposito perché pensavano che una nostra rappresaglia poteva creare una rivoluzione della popolazione”.

Insomma: loro hanno preso 335 prigionieri e li hanno fucilati, ma lo hanno fatto solo per far contenti “i comunisti”. Certa gente andrebbe fatta resuscitare solo per poterla fucilare finché è in vita.

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