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Segreti di Stato. “Renzi se la sente di fare sul serio o è solo fumo?”

“Si tratta di falsità, accettabili soltanto se si vuol dire che nel passato non è stato fatto nulla. Sette anni fa venne approvata una riforma dell’intelligence che fissava la decadenza del segreto di Stato ogni 5 anni. Decadenza vincolata al varo di 8 regolamenti attuativi, mai realizzati. La legge inoltre riguardava tutti gli episodi controversi, mentre l’iniziativa preannunciata da Renzi concerne soltanto i fatti di strage. La sua promessa è un bluff.”

E’ piuttosto perentorio il giudizio dello storico Aldo Giannuli, uno di quelli che nei segreti di Stato sulle stragi ci ha messo il naso più di tanti altri, ricostruendo in molte pubblicazioni le pagine più nere della storia recente della Repubblica Italiana. “Il vero problema non tocca il segreto di Stato opposto dai governi nei confronti della magistratura per i casi di strage e di eversione dell’ordine democratico.” prosegue Giannuli “Quei documenti, acquisiti ai fascicoli processuali, sono già pubblici. E se venisse alla luce materiale inedito, vorrebbe dire che all’epoca non fu visionato dall’autorità giudiziaria. Fatto gravissimo e di rilevanza penale”.

Ma lo scetticismo e le puntualizzazioni di Giannuli  sull’annuncio di Renzi non sono le sole. Anche Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna e oggi deputato del Pd afferma che: “Per illuminare tutte le zone grigie non basta togliere il segreto di Stato, ma bisogna aprire tutti gli archivi militari, dei Carabinieri e della Farnesina”. Sulla materia appare esplicita anche Daria Bonfietti, presidente dell’associazione familiari delle vittime di Ustica: “Credo che sia solo uno slogan vecchio. Per la maggior parte delle stragi delle quali parliamo non sono mai stati apposti segreti di Stato”

Quanto affermato da Giannuli, Bolognesi e Bonfietti mette sulla graticola quella che sembra somigliare all’ennesima boutade elettorale di Renzi su una materia delicata e dolorosa come le stragi di Stato. Su una cosa tutti sembrano convergere, e noi con loro: la desecretazione di questi documenti – in molti casi già visionati dai magistrati – non servirà ad appurare la verità giudiziaria ma solo quella storica, per quella politica arrivare ad una sintesi condivisa appare assai più arduo. Sulla verità giudiziaria per le stragi di Stato c’è ormai una lapide pesante come un macigno, in molti casi sono sopravvenuti i decessi di molti protagonisti e responsabili e molti dei pochi documenti “compromettenti” sono stati distrutti da tempo.

La ricostruzione della verità politica sui fatti appare poi difficilmente scollegabile dalle responsabilità successive, quando ministri degli Interni del centro-sinistra (Napolitano) o Presidenti del Consiglio (D’Alema, Prodi) fecero praticamente nulla – in tempi ancora utili – per procedere alla desecretazione degli archivi di Guardia di Finanza (che sembra essere quello più “ciccioso”) Carabinieri o Servizi Segreti sulle stragi. La conferma viene oggi dal tentativo di depotenziamento del processo di Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia. Una conferma in più che la tesi del “Doppio Stato” non regge alla prova dei fatti.

Quello che storici, ricercatori e giornalisti adesso potrebbero avere a disposizione sarà materiale parziale e ripulito, utile per una tesi di laurea o qualche libro ma inservibile per ripristinare verità e giustizia nella e sulla storia nostro paese. Certo meglio così che niente, ma vendere il fumo spacciandolo per arrosto e un’altra scala di valori.

Qui di seguito una nota di Aldo Giannuli dal suo blog aldogiannuli.it

Squilli di trombe, rulli di tamburo: Renzi cancella il segreto di Stato sulle stragi. Era ora! Solo che si tratta di chiacchiere perché:

a- già da una ventina di anni, il segreto di Stato non è opponibile alla magistratura che procede per reati di strage o eversione dell’ordine democratico;

b- di conseguenza, la magistratura, sia direttamente che tramite agenti di pg e periti, ha abbondantemente esaminato gli archivi dei servizi e dei corpi di polizia, acquisendo valanghe di documenti che sono finiti nei fascicoli processuali;

c- anche le commissioni parlamentari che si sono succedute, sul caso Moro, sulle stragi, sul caso Mitrokhin hanno acquisito molta documentazione in merito (anche se poi è finita negli scatoloni di deposito e non in archivi pubblici);

d- una larghissima parte della documentazione finita nei fascicoli processuali e nelle commissioni di inchiesta è stata resa consultabile dalla “Casa della Memoria di Brescia”, dove chiunque può accedere, e …dalla Regione Toscana (strano che Renzi non lo sappia);

e- già a suo tempo, la documentazione acquisita dai magistrati è stata consultata da giornalisti che l’hanno avuta dagli avvocati delle parti ed è finita in migliaia di articoli;

f- diversi consulenti parlamentari e giudiziari (a cominciare dal più importante, Giuseppe De Lutiis a finire al sottoscritto) hanno successivamente utilizzato abbondantemente quella documentazione per i loro libri.

Per cui, siamo alla “quinta spremitura” di queste olive: ci esce solo la morga, robaccia. Vice versa, restano ancora da risolvere i problemi degli archivi inarrivabili e per i quali occorrerebbe far qualcosa per renderli accessibili:

-quello della Presidenza della Repubblica che ha sempre rifiutato ogni accesso, per quanto minimo, alla magistratura in nome dell’immunità Presidenziale;

-quello dell’Arma dei Carabinieri (alludiamo all’archivio informativo, non a quello amministrativo) che non si capisce dove stia;

-quelli delle segreterie di sicurezza dei vari enti e dei relativi uffici Uspa che sono protetti dal segreto Nato.

Per cui, se Renzi vuol davvero fare qualcosa di nuovo sulla strada della fine dei segreti della Repubblica, può:

-invitare il Capo dello Stato a valutare l’opportunità di rendere accessibile il proprio archivio oltre le carte del Protocollo attualmente visibili;

-chiedere all’Arma dei carabinieri un rapporto ufficiale sulla sistemazione dei propri archivi informativi;

-porre in sede Nato la questione del superamento del segreto dopo un congruo periodo di segretazione. Per esempio, poco dopo la “rivoluzione dei garofani” in Portogallo, la Nato avocò a sé tutto il materiale della e sulla Aginter Presse: possiamo vederlo?

Ma soprattutto, se il Presidente del Consiglio vuol fare sul serio è bene che si ricordi che il suo ente è in ritardo di anni su precisi impegni presi. Nel 2007, per far digerire quell’orrore di legge di “riforma” sui servizi, venne inserito un complicato sistema che avrebbe dovuto assicurare la decadenza automatica della classifica di segretezza dopo un certo periodo; premessa necessaria per poter inviare i documenti agli archivi di Stato (non solo quelli sulle stragi ma tutti). Però occorreva prima fare i regolamenti attuativi: stiamo ancora aspettando questi regolamenti dopo sette anni. Poi il governo Monti promise che entro il 2012 avrebbe comunicato l’elenco dei vari archivi esistenti con le diverse sedi dei depositi (cosa che non è stato mai possibile avere). E stiamo aspettando ancora anche questo elenco.

Se la sente Renzi di fare sul serio o è solo fumo elettorale?

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