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Inquirenti pro Tav in conflitto di interessi nel processo

Il conflitto di interessi, o se volete “di ruolo”, emerge da ogni particolare nella battaglia civile, politica, ideale che si gioca intorno alla Tav Torino-Lione. Non si è fatto in tempo a metabolizzare l’incompativibilità dell’ing. Mario Virano cone la prosecuzione dei lavori (sancita dall’antitrust), che subito ne vien fuori un’altra.

Grazie alla perspicacia e alla competenza professionale degli avvocati difensori degli imputati No Tav al processo in corso a Torino (quelo in cui i pm hanno chiesto ben nove anni e mezzo di reclusione per l’incendio di un generatore, dopo essersi visti respingere l’accusa nientepopodimeno che di “terrorismo” per quattro attivisti).

Cos’hanno combinato, stamattina? Hanno citato come testimoni degli scontri tra manifestanti e polizia  i due pubblici ministeri che sostengono l’accusa, Antonio Rinaudo e Andrea Padalino. I due, infatti, si erano presentati in piazza insieme alle forze di polizia per meglio “studiare” la situazione ed elaborare l’accusa più pesante possibile.

Ma così facendo hanno dismesso anche solo l’impressione della “terzietà” – nel caso del pm, l’analisi obiettiva dei fatti che possono giustificare un’imputazione, che sta poi a una corte valutare – e si sono immersi nel conflitto come “parte in causa”. O almeno come “testimoni dei fatti”, dunque inabili a ricoprire anche il ruolo di pubblica accusa.

La richiesta degli avvocati difensori è stata naturalmente rigettata, altrimenti il processo sarebbe dovuto ricominciare da capo, con altri pm a recitare la parte della pubblica accusa. Ma la trovata ha di molto abbattuto la credibilità  dei due pm come “imparziali rappresentanti della legge”. Se non davanti alla corte giudicante, di sicuro nella narrazione tossica giocata intorno al movimento No Tav.

“In effetti – ha detto Rinaudo in aula – noi eravamo nel cantiere. Ma stavamo svolgendo attività di indagine: ed è previsto dal codice che le indagini si possano effettuare di persona. L’area, poi, è molto vasta e di tutto quello che accadde quella notte non vedemmo nulla”. Vabbeh, inutile infierire su un’arrampicata sugli specchi… Non v’è chi non veda…

E trova dunque ampia dimostrazione di verità la definizione a suo tempo datata dagli attivisti No Tav, chehanno definitivamente inquadrato i due pm come  “i pm con l’elmetto”. 

 

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