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I nomi degli agenti resi pubblici da un governo con ansie da prestazione

Divampa sui social media la polemica per la fregola con cui il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha diramato i nomi dei due agenti di polizia che a Milano hanno ucciso Anis Amri, l’attentatore di Berlino. "Grazie a Christian Movio e Luca Scatà, due giovani agenti che fanno onore a tutte le forze dell'ordine", si era affrettato a scrivere Gentiloni sul suo profilo Twitter. Ma anche nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, Gentiloni, in evidente ansia di successi, aveva esplicitato: "Una gratitudine speciale va al giovane agente Cristian Movio, rimasto ferito nell'operazione di Sesto San Giovanni, e al suo collega Luca Scatà: hanno mostrato coraggio e capacità professionali". Nel corso della mattinata era stato poi lo stesso ministero dell'Interno a diffondere  la fotografia dal letto d'ospedale di Movio, l'agente rimasto ferito nella sparatoria.

Ma la fretta di ascrivere al nuovo governo un successo da distribuire a piene mani,  ha raccolto commenti negativi e i post indignati per la decisione – chiaramente anomala – di rendere note generalità e foto che possano ora mettere a repentaglio la sicurezza dei due poliziotti. Una prassi sistematicamente evitata negli anni della lotta armata in Italia, tra gli anni ’70 e ’80, ma anche nelle operazioni contro la criminalità organizzata, in particolare le squadre catturandi.

Per mettere una toppa, il questore di Milano Antonio De Iesu ha reso noto che, "per motivi di sicurezza, i profili Facebook degli agenti Luca Scatà e Cristian Movio sono stati oscurati". In uno di essi, tra l’altro, compaiono immagini non certo edificanti come foto di Mussolini, saluti romani ed altro.

Si cerca intanto di ricostruire il viaggio di Anis Amri. Fuggito dalla Germania dopo l’attentato al mercatino di Berlino e arrivato poi in Francia. L'ultimo viaggio è iniziato nella stazione di Chambery, dove Amri è arrivato proveniente dalla Germania. Senza documenti, senza libri o testi scritti, senza telefono, con pochi soldi e pochissimi effetti personali. A Chambery, Amry è salito su un treno diretto in Italia ed è arrivato a Torino attorno alle 20.30. Qui Amri è rimasto circa tre ore e, non avrebbe avuto contatti con alcuno. La Digos acquisito le immagini delle telecamere di sicurezza per cercare di ricostruire i suoi spostamenti e verificare eventuali incontri. Quel che è certo è che Amry Anis arriva in stazione Centrale, a Milano, attorno all'una di notte e poi, secondo alcune fonti con un bus navetta ha raggiunto Sesto San Giovanni dove è stato intercettato dai poliziotti di una volante e ucciso.

Ai dati delle indagini si aggiunge il video diffuso dall'agenzia di stampa Amaq, legata allo Stato islamico, video in cui Anis Amri, giura fedeltà all'Isis e dichiara il suo desiderio di vendicare i musulmani uccisi dagli attacchi aerei in Siria e Iraq.  Secondo la pagina web Site che monitora le attività dei jihadisti online, il video risale a prima dell'attentato di Berlino. Nel video, Amri promette vendetta per i raid aerei contro musulmani e afferma di voler punire i "mangiatori di maiale" e di voler diventare uno "shaheed", (martire, ndr) Secondo l'analisi di Site il video è stato girato in modo amatoriale, quindi non attraverso il circuito “professionale” dell’apparato mediatico dell’Isis

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