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Referendum sui Trattati europei. Presentata la proposta di legge. Adesso contano le firme e le responsabilità

E’ stata consegnata stamattina a Roma in Corte di Cassazione, la Proposta di Legge Costituzionale di Iniziativa Popolare per consentire il Referendum sulla denuncia dei trattati europei da parte dell’Italia, proposta di legge predisposta dalla Piattaforma Eurostop.

I presentatori della proposta di legge hanno adempiuto così al primo passo per porre al centro dell’agenda politica la possibilità che la popolazione possa finalmente esprimere il proprio punto di vista – con un referendum – sulla gabbia del vincolo esterno incarnato dai Trattati europei sottoscritti dal 1992 a oggi. Un vincolo, quello dei trattati, utilizzato come una clava contro le conquiste, i diritti sociali e le esigenze popolari massacrati sull’altare del rigore di bilancio e dei parametri imposti dai diktat dell’Unione Europea.

Nelle prossime settimane partirà la raccolta di firme sulla proposta di legge (ne occorreranno almeno 50mila) per poi consegnarla al Parlamento che dovrà discuterla ed eventualmente decidere – o respingere – il ricorso al referendum consultivo sulla materia indicata dalla proposta di legge. La raccolta delle firme verrà portata avanti insieme a quella per la abrogazione/riscrizione dell’art.81 in Costituzione (che ha introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact).

La maggioranza parlamentare del 2018 almeno in apparenza non sembra di quelle blindate e schiacciate sull’europeismo subalterno che ha segnato le tappe della regressione sociale e civile dal 1992 a oggi.

Vero è che le dichiarazioni del candidato premier del M5S Di Maio nei colloqui al Quirinale – i tre Si ad Euro, Unione Europea e Nato – sembrano andare in direzione esattamente opposta alle posizioni e alle aspettative diffuse fino a oggi. La declinazione avanzata dalla Piattaforma Eurostop nell’elaborazione e nella campagna intorno a questa proposta di legge per il referendum sui trattati europei, è esattamente il contrario di quanto dichiarato da Di Maio. Si è infatti partiti dai tre NO – all’Unione Europea, all’euro e alla Nato – per impostare una battaglia a tutto campo sul piano democratico e del recupero della sovranità popolare sulle scelte strategiche del paese in materia economico/sociale e di politica internazionale.

Fino ad oggi in molti si sono nascosti dietro la foglia di fico che il referendum fosse una strada impraticabile. I fatti ci diranno che così può non essere. Adesso la possibilità è sul campo e ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità davanti al paese, ai settori popolari e ai propri elettori.

(Foto di Patrizia Cortellessa)

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