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L’inferno reale della “buona scuola”

La scuola italiana sta cambiando in modo estremamente veloce. È un processo in atto da anni e l’Alternanza Scuola Lavoro è sicuramente l’ultimo importante tassello di questo cambiamento e sta in buona parte trasformando il volto delle scuole secondarie di secondo grado. 

Come Campagna BastAlternanza ne abbiamo discusso con USB Scuola a Bologna, nella cornice di un convegno che già negli scorsi mesi si è tenuto a Milano, Torino e Roma.

Crediamo sia necessario unire le rivendicazioni del corpo studentesco a quelle del corpo docenti, entrambi vittime delle politiche che stanno devastando il mondo della scuola.

Il convegno bolognese è caduto a ridosso dell’ultimo gravissimo incidente verificatosi durante lo svolgimento dell’Alternanza Scuola-Lavoro, che ha coinvolto uno studente di Udine feritosi gravemente con una fresa.

Come Campagna BastAlternanza sosteniamo dall’inizio del nostro percorso che l’Alternanza Scuola-Lavoro obbliga gli studenti a svolgere mansioni non solamente generiche e ripetitive, ma anche pericolose.

Quello di Udine si aggiunge ad una serie di gravissimi incidenti che hanno segnato quest’anno scolastico: un primo a Livorno, dove un giovane di 17 anni è rimasto gravemente ferito mentre era alla guida di un muletto, e un secondo a Faenza, dove uno studente di un istituto professionale che stava svolgendo le ore di Alternanza presso la ditta ‘Turchi impianti elettrici’ è caduto da un’impalcatura.

Ma come se le mansioni generiche, dequalificanti e pericolose non fossero già abbastanza, in questi mesi gli studenti sono state vittime di un sistema che punisce il dissenso e non lascia spazio al sapere critico, che nelle intimidazioni e nelle minacce trova la sua unica legittimità d’esistenza. 

Negli ultimi mesi abbiamo infatti assistito ad un sempre più netto crescendo delle politiche repressive dentro e fuori le nostre scuole: a Carpi uno studente è stato punito con un sei in condotta per aver “osato” scrivere un post su Facebook per criticare il progetto di Alternanza all’interno del quale era stato inserito; a Napoli, i ragazzi del Vittorio Emanuele II si sono visti minacciati attraverso dei provvedimenti disciplinari per aver protestato durante le ore di alternanza svolte per il FAI durante la domenica delle Palme; a Roma per un semplice volantinaggio informativo davanti alle scuole gli studenti sono stati circondati dalla polizia, che oltre a intimidirli ha identificato tutti i presenti aggiungendo che uno studente in quanto tale non può dissentire dei progetti che la scuola offre e che la politica non deve “osare entrare nelle scuole”; a Senigallia in vista del corteo studentesco a sostegno dello sciopero del 23 febbraio convocato dalle realtà sindacali di base, il preside di una scuola ha minacciato gli studenti di abbassare il voto in condotta a chiunque vi avesse partecipato e gli esempi non finiscono qui…

Arrivati a questo punto è ovvio che il dissenso non è consentito e che gli studenti nel nostro paese o rinunciano a un’idea di scuola diversa e libera dalle regole del mercato oppure si troveranno di fronte l’alleanza scuola-azienda pronta a metterli in riga a suon di sanzioni disciplinari e a ricordargli che “democrazia” è solo un termine svuotato del suo significato.

Per rispondere a tutto questo, lo scorso 27 aprile a Firenze abbiamo convocato una partecipatissima assemblea contro la repressione, per iniziare a tracciare insieme alle realtà che hanno aderito, un percorso comune per rispondere a chi ci vuole schiavi.

La scuola è ormai snaturata del suo ruolo educativo, di garante di emancipazione e di istruzione di qualità per tutti, e ci obbliga invece ad entrare immediatamente in un’ottica aziendalistica dove è vietato alzare la testa, pena minaccia e sanzioni da parte dei presidi-manager.

Lo vediamo anche attraverso lo svolgimento dei testi invalsi, che mirano alla standardizzazione degli studenti sulla base della didattica per competenze: studenti come soggetti da valutare, non più come soggetti di diritto (e di diritti da conquistare).

Come Campagna BastAlternanza crediamo che sia arrivato il momento di passare dalla resistenza al contrattacco, costruendo momenti che portino sotto accusa non solo il PD, ideatore della riforma,ma anche tutte quelle aziende che dallo sfruttamento del lavoro minorile stanno avendo dei profitti immensi. E’ necessario costruire un fronte unico tra docenti, studenti, famiglie per scardinare la narrazione che critica la scuola perché troppo lontana dal mondo delle imprese, a fronte di un mercato del lavoro che offre solo lavoro precario, sottopagato, gratuito.

 

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