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Decreto Sicurezza: testo modificato prima del passaggio al Quirinale. Il Ministero dell’Interno nega

E’ passata poco più di una settimana dall’approvazione del Decreto Sicurezza, varato da Consiglio dei Ministri non senza polemiche e sopratutto dubbi di incostituzionalità. Questi ultimi, probabilmente, sono alla base della decisione di cambiare in modo forte un articolo in particolare, quello relativo alla sospensione del procedimento di riconoscimento della protezione internazionale in caso di condanna del richiedente asilo.

Troppo forte il timore che il Presidente della Repubblica rimandi indietro la proposta, trovandola magari incostituzionale: per un governo che fa della sicurezza e della lotta all’immigrazione due elementi centrali, potrebbe essere un problema.

La modifica riguarda in particolare l’articolo 10, che nella “prima stesura” prevedeva un intervento sospensivo della Commissione Territoriale “quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbero diniego della protezione internazionale e ricorrono i presupposti di pericolosità che legittimano il ricorso alla misura del trattenimento, ovvero quando il richiedente ha già ricevuto una condanna anche non definitiva per gli stessi reati. In tal caso, il richiedente ha l’obbligo di lasciare il territorio nazionale”.

Nel testo “corretto”, invece, in caso di condanna anche non definitiva del richiedente o in caso di procedimento penale, il questore ne dà tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, che provvede nell’immediatezza all’audizione dell’interessato e adotta contestuale decisione”.

E’ evidente l’attenuazione inserita: sparisce l’automaticità dell’espulsione, e viene contestualmente inserita una garanzia in più (o qualcosa che assomiglia in qualche modo ad una garanzia, ndr).

Nonostante l’evidenza del cambiamento inserito, il Ministero dell’Interno nega che sia stato modificato il testo, affermando che il decreto attualmente in circolazione è quello approvato in CdM. Eppure il cambiamento c’è, ed è pure evidente: ma comprendiamo come non sia mediaticamente conveniente per la maggioranza di governo, in particolare nella sua componente salviniana, ammettere passi indietro in tema di immigrazione.

Ma le bugie hanno le gambe corte, anche perchè il motivo di non essere sinceri è tanto chiaro quanto lo è l’oggetto della bugia: troppo alte le possibilità che il Quirinale, dove è arrivata la proposta, individuasse sopratutto in quell’articolo profili di incostituzionalità.

Vedremo, e sarà evidente in pochi giorni, se sarà bastato cambiare un articolo per rendere costituzionalmente accettabile il Decreto Sicurezza.

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