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Retata antimafia in Calabria, decapitati tutti i partiti

Non ci occupiamo di solito, delle retate antimafia. Non disponendo di inviati, e non volendo ridurci al ruolo di megafoni degli inquirenti (magistratura, polizie varie, ecc), preferiamo prendere atto e caso mai vede se c’è qualche ricaduta delle indagini sulla politica. Con questa logica, per esempio, abbiamo seguito “Mafia Capitale” o l’omicidio del fascista-tifoso-spacciatore Piscitelli (i media mainstream si sono fermati alle due ultime “qualifiche”, guardandosi bene dall’accennare alla prima).

Ma l’inchiesta calabrese del 19 novembre ha una dimensione tale (334 arrestati, 416 indagati) che avrebbe ricadute politiche a prescindere dall’identità degli arrestati. E’ comunque un pezzo di mondo regionale, una delle aree del potere.

Andando poi a guardare alcuni dei nomi coinvolti nell’inchiesta Rinascita-Scott (anche il nome richiederà qualche precisazione) si vede a occhio nudo che è stata devastata tutta la “politica” regionale, senza distinzioni di partito.

A cominciare da quel Giancarlo Pittelli, avvocato di primo piano ed ex parlamentare di Forza Italia, nonché a lungo coordinatore regionale della maison Berlusconi, sostenitore di rango della candidata proposta alle regionali, Jole Santelli, confermata nel ruolo mentre uscivano i lanci di agenzia sulla retata.

L’accusa nei suoi confronti è circostanziata e piuttosto secca: avrebbe “condiviso la modalità di gestione della cosca (Mancuso di Limbadi, che domina la provincia di Vibo Valentia. Ndr), aderendo alla politica gestionale di Luigi Mancuso”. Anche lui arrestato mentre fuggiva in treno verso Milano.

Ma Pittelli non è (o era) soltanto questo, visto il ruolo di primo piano rivestito nelle logge massoniche: “in quella particolare frangia di collegamento con la società civile rappresentata dal limbo delle logge coperte”. Un vero boss, secondo l’accusa, della ‘ndrangheta-massona, che avrebbe messo a disposizione delle cosche “il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni, anche per acquisire informazioni coperte dal segreto d’ufficio e per garantirne lo sviluppo nel settore imprenditoriale”.

Altro nome rilevante è quello di Gianluca Callipo, “cugino carnale” del re del tonno, individuato da Zingaretti come candidato presidente ideale del Pd alle ormai prossime elezioni regionali.

Agli arresti domiciliari, invece, ma non meno coinvolto, è Nicola Adamo, ex vicepresidente della giunta regionale Pd, marito di Enza Bruno Bossio, attualmente deputata dello stesso partito. Naturalmente al fianco dell’attuale governatore uscente piddino, Gerardo Oliverio.

Nelle peste anche Luigi Incarnato, commissario alla Sorical e coordinatore della campagna elettorale di Olverio. L’accusa nei suoi confronti è di aver ottenuto l’appoggio della cosca alle elezioni politiche del 2018, sempre per il Pd, finendo però egualmente battuto dal Cinque Stelle Massimo Misiti.

Poi una marea di professioni, funzionari, due capi o ex capi della Polizia Locale, un colonnello dei Carabinieri ex comandante del Nucleo Operativo di Catanzaro, imprenditori… Insomma: uno spaccato della “classe dirigente”, senza alcuna distinzione di partito, professionalità, specializzazione. Non c’è alcuna differenza tra “destra” (in questo caso Forza Italia, ma due anni fa Pittelli era passato a Fratelli d’Italia accolto con un post entusiasta di Giorgia Meloni).

Interessante, comunque, anche la “dedica” che il pool del procuratore di Catanzaro Gratteri ha voluto fare – intitolandogli l’operazione Rinascita-Scott – al capo della Dea, agenzia antidroga degli Stati Uniti, Hacker Scott.

Così, tanto per ricordare chi comanda ancora in questo paese…

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4 Commenti


  • Sandro

    Perché scrivete nel titolo “tutti i partiti” se poi non dettagliate nell’articolo la lista?
    Questa non è informazione, è qualunquismo.


  • Manlio Padovan

    Un sistema criminale – L’operazione ‘Rinascita-Scott’

    DI LUIGI DE MAGISTRIS

    facebook.com

    Negli arresti di oggi in Calabria leggo di fatti e persone che furono anche oggetto di alcune delicatissime inchieste di cui ero titolare quale PM presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, negli stessi uffici oggi diretti dal Procuratore Gratteri.

    Il mio Procuratore della Repubblica nel 2007, Mariano Lombardi, mi revocò l’inchiesta Poseidone quando notificai un’informazione di garanzia all’Avvocato Pittelli, che all’epoca dei fatti era Parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia. L’Avvocato Pittelli era amico del Procuratore, era stato il suo avvocato, e pochi mesi prima aveva assunto nella società a lui riconducibile, il figlio della moglie del Procuratore. L’inchiesta Poseidone stava portando alla richiesta di misure cautelari per fatti gravissimi che riguardavano illeciti nella gestione di fiumi di denaro pubblico destinati, in particolare, alla depurazione delle acque ed al settore ambientale. Nell’ottobre dello stesso anno, mentre mi accingevo a scrivere le misure cautelari, mi fu avocata illecitamente anche l’inchiesta Why Not, in cui erano indagati, tra i tanti, sia Pittelli che Nicola Adamo, all’epoca dei fatti segretario regionale dei DS.

    Nell’inchiesta WhyNot avevamo individuato un sistema criminale che vedeva coinvolte persone delle istituzioni, politici, imprenditori, professionisti. In entrambe le indagini un ruolo fondamentale fu assunto dalle massonerie deviate. Le indagini mi sono state sottratte da magistrati ed il c invece di tutelare chi indagava su corruzioni e criminalità organizzata, mi tolse le funzioni di pubblico ministero e mi trasferì per incompatibilità ambientale, con un procedimento disciplinare rapidissimo e surreale. Ero incompatibile con un ambiente mafioso che invece si è lasciato operare per dieci anni. Una vergogna di Stato con mandanti ed esecutori ai vertici delle istituzioni. Oggi leggo, a distanza di oltre dieci anni, che l’Avvocato Pittelli è stato tratto in arresto per associazione mafiosa e Nicola Adamo è destinatario della misura cautelare del divieto di dimora.

    Avevamo scoperto un sistema criminale devastante e siamo stati fermati da quelli che ci dovevano coprire le spalle. La magistratura negli anni ha accertato la correttezza del mio operato ed ha verificato le attività illecite commesse ai danni miei e dei miei più stretti collaboratori. Nessuno mai ci restituirà quello che ci è stato scippato. Oggi, però, è un giorno buono. Lo dedico a quelli che con me non mollarono mai pur pagando un prezzo professionale ed umano devastante.

    Luigi De Magistris

    Fonte: http://www.facebook.com

    19.12.2019


  • Mauro

    La stessa cosa che ho notato anch’io, “tutti i partiti”, così, se uno si limita a leggere il titolo, mette automaticamente nel caldere anche il M5S, verso il quale contropiano non riesce proprio a mantenere una posizione equilibrata, nutre troppo astio, che gli toglie lucidità.


    • Redazione Contropiano

      M5S sta al governo, da quasi due anni, con entrambi i partiti decapitati. Questo, per mantenere la lucidità dell’analisi, qualcosa conta…

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