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Paolo Maddalena firma l’appello degli studenti: “la Costituzione lo vuole”

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere e sentito ringraziamento le “motivazioni” all’adesione di Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, all’appello scritto dalle studentesse e dagli studenti romani dopo le gravissime dichiarazioni da parte del Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, Rocco Pinneri.

Un appello che sta facendo il giro del paese e ha visto il riconoscimento di tantissime personalità e organizzazioni, dal mondo dell’arte, della cultura, della solidarietà, della politica, del sindacalismo di base, così come singoli/e cittadini/e che hanno deciso di prendere le parti della nuova generazione.

Il tentativo di mettere gli studenti e le studentesse gli uni contro gli altri – vi chiedo di denunciare formalmente il reato di interruzione del pubblico servizio e di chiedere lo sgombero dell’edificio, avendo cura di identificare, nella denuncia, quanti possiate degli occupanti, aveva scritto Pinneri – si sta infatti rivelando un autentico boomerang per il Direttore.

Le parole di Maddalena, che trovate al termine di queste poche righe, sono a nostro avviso stringenti perché colgono precisamente il problema sollevato dai giovani di oggi ed espresso per mezzo (e non come fine) delle occupazioni: la scuola così com’è non funziona, il sistema-azienda applicato alla formazione trascura il valore educativo alla vita nella collettività, l’esclusione dai processi decisionali di chi è oggetto delle decisioni stesse è un fattore antidemocratico.

L’arroccamento nei “palazzi” della classe dominante e la progressiva esclusione della popolazione dalla vita politica sono elementi di preoccupazione per il futuro del nostro paese.

Gli studenti allora, lottando per la loro scuola, lottano anche per il futuro di tutti noi.

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Sottoscrivo l’appello delle studentesse e degli studenti con la seguente motivazione: nella mia lunga carriera ho anche fatto l’insegnate universitario, sia come assistente, sia come libero docente di Istituzioni di diritto romano, sia come titolare di una Cattedra Jean Monnet di diritto ambientale comunitario, e posso dire, per esperienza diretta, che i giovani vogliono apprendere e, in genere, sono alla disperata ricerca di conforto e di amore in una società resa “barbarica” dall’imperante sistema economico predatorio neoliberista, che toglie la speranza del futuro, e riduce l’uomo a semplice merce.

L’insoddisfazione dei giovani sta proprio nel fatto che si trascura di insegnare loro il valore della persona umana e della sua partecipazione alla Comunità, e si tende a fare di essi dei semplici esecutori di ordini provenienti da grandi organizzazioni economiche transazionali.

Se la scuola non aiuta i giovani a farli crescere intellettualmente e moralmente, come è possibile ricorrere alla repressione anche di ingenue manifestazioni, peraltro fino a oggi ritenute possibili, in base al criterio, storicamente seguito, della, per così dire, “extra territorialità” degli edifici di alta cultura?

Versiamo peraltro nel campo dei “diritti fondamentali”, il cui esercizio va comunque regolamentato al di fuori di provvedimenti puramente repressivi (la repressione non serve a nulla e esaspera gli animi).

È probabile che stiamo transitando in una sorta di ordinamento giuridico “presidenzialista” e “autoritario”, il contrario di quanto il regime democratico costituzionale impone.

Chiedo, pertanto, in nome della Costituzione e dei principi fondamentali di libertà che essa contiene, di revocare le misure restrittive adottate in questo stato di cose, tenendo presente peraltro, lo “stato di necessità” nel quale i giovani, senza nessuna loro colpa, sono venuti a trovarsi.

Stiamo parlando di “diritti fondamentali” e, mettendo da parte, almeno in questo caso, ciò che altri ci chiedono, dobbiamo dire a gran voce: “la Costituzione lo vuole”.

Paolo Maddalena – Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Leggi e firma l’appello:

No al pugno di ferro contro gli studenti e le studentesse!

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