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La svolta nuclearista della Ue non convince tutti

Non l’ha mandata a dire il ministro dell’energia del piccolo granducato del Lussemburgo. Secondo Claude Turmes infatti la bozza di piano della Commissione Ue per includere il nucleare e il gas come fonti green “è una provocazione dal punto di vista procedurale” e “in termini di contenuto nasconde il rischio di un greenwashing“.

Non solo. Per il ministro dell’energia lussemburghese la proposta inviata venerdì dalla Comissione Europea ai governi viene definita “un’azione notturna e nebulosa. Questo la dice lunga sulla trasparenza“.

Ma sulla svolta nuclearista in seno alla Commissione Europea ha qualcosa da ribattere anche Leonore Gewessler, ministra per l’Ambiente e l’Energia dell’Austria, la quale ha annunciato che se i piani della Commissione europea che includono il nucleare e il gas naturale tra le fonti sostenibili per gli investimenti a favore della transizione energetica “verranno attuati in questo modo, faremo causa“, evidenziando che l’energia nucleare è “pericolosa e non rappresenta una soluzione nella lotta contro la crisi climatica“.

Ma Lussemburgo e Austria sono due piccoli paesi dell’Unione Europea e il documento della Commissione fa esplicito riferimento alla possibilità che la decisione in materia di energia nucleare come “green” venga presa a maggioranza e non più all’unanimità come in passato.

Per opporsi all’atto della Commissione sarà infatti necessario almeno il 72% degli Stati membri (ossia almeno 20 Stati membri) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE).

A questo punto diventa importante verificare come si schiererà la Germania che proprio in questi giorni ha chiuso tre centrali nucleari nel quadro di un processo di fuoriuscita dal nucleare che dovrà concludersi entro il 2022.

Rispondendo in una conferenza stampa a chi domandava se ci fossero discordanze tra i partiti della coalizione, il portavoce del governo tedesco Steffen Hebestreit ha dichiarato sibillinamente che “C’è una posizione unanime nel governo” di Berlino sulla valutazione della classificazione delle fonti di energia proposta dalle Ue, ricordando che nell’accordo stipulato dalla “coalizione semaforo” che governa la Germania si concorda sull’addio all’energia atomica in quanto pericolosa e non sostenibile dal punto di vista ambientale.

Occorre tener conto che il Partito popolare europeo (Ppe) – all’opposizione in Germania – sostiene il piano della Commissione europea di classificare anche il gas e l’energia nucleare tra le fonti sostenibili nell’elenco dei settori energetici dove indirizzare gli investimenti come parte della lotta al cambiamento climatico.

Mentre i Verdi europei ribadiscono il loro No al nucleare. “La notizia secondo cui la Commissione europea intende inserire gas e nucleare nella tassonomia verde, conferendo a queste fonti energetiche l’etichetta di sostenibilità, è un oltraggio al Green Deal europeo e una sconfessione di decisioni e percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica“.

Così dichiarato l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, avvertendo che il gruppo politico al Parlamento europeo è pronto a dare battaglia “per opporci a questa pericolosa operazione di greenwashing“.

Tra l’altro l’eurodeputata sembra avere le idee chiare anche sulla cordata che sta spingendo per il nucleare in Europa ed anche in Italia. Afferma infatti che “Noi Verdi denunciamo da tempo che Cingolani abbia sostenuto la posizione del governo francese e quindi dell’industria nuclearista francese, già fortemente indebitata, ponendo come merce di scambio l’ingresso del gas in tassonomia. Siamo dalla parte sbagliata della storia, e il programma del governo rosso-verde della Germania, che proprio in questi giorni ha chiuso 3 impianti nucleari, ce lo ricorda senza mezzi termini“.

Con l’apertura al nucleare cade la maschera green con cui il capitale europeo cerca di ridipingersi. In un contesto generale di crisi energetica, accelerata dalla crisi pandemica ancora in corso, le scelte sul nucleare non sono meramente decisioni tecniche e di bilancio sui costi, ma riguardano il ruolo strategico di competizione del polo europeo, in cui sono in gioco la sua indipendenza e resilienza energetica e gli equilibri che l’UE deve mantenere al suo interno e verso l’esterno.

Anche di questo si parlerà a Roma in un convegno il prossimo 22 gennaio all’università La Sapienza di Roma.

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