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25 aprile. La Resistenza è una cosa seria. E’ la Nato ad essere fuori posto

Il tentativo di strumentalizzare il 25 Aprile e la Resistenza a sostegno della Nato e della guerra in Ucraina, è stato contrastato con successo in molte città, in particolare a Roma, Milano e Torino. Una operazione indecente e irrecivibile che ha visto come protagonista il PD e il presidente della Repubblica Mattarella ma che non ha trovato nelle piazze il consenso desiderato (e quasi imposto dal martellamento dei mass media) esattamente come non lo trova nel paese.

A Roma erano  numerosi gli striscioni contro la Nato di varie organizzazioni che hanno dato la cifra di un pezzo consistente del corteo che si è concluso come tradizione a Porta San Paolo. Alla partenza in largo Bompiani due provocatori (italiani e non ucraini) con bandiere della Nato e ucraine sono stati allontanati senza troppi preamboli dalla piazza.

Ci hanno riprovato ai margini di Porta San Paolo ma un cordone di polizia li ha tenuti a riparo da molte rimostranze. La bandiera ucraina al centro aveva la Madonna che imbraccia un arma anticarro, una vergogna per tutti.

Applaudite durante il corteo e all’arrivo in piazza come al solito le bandiere palestinesi, a conferma della forte empatia di questa lotta tra la gente e a smentita di ogni tentativo di negare agibilità alle bandiere della Palestina nelle manifestazioni del 25 aprile.

In piazza fischi e slogan sono volati all’indirizzo dell’esponente del Pd  Michele Gotor. “Non condivido queste bandiere, sono inopportune – ha commentato, inopportunamente –  il presidente provinciale dell’Anpi Roma, Fabrizio De Sanctis riferendosi però agli striscioni anti Nato.

Ancora più nitida su modalità e contenuti la numerosa e popolare manifestazione che da anni parte dalla lapide dei partigiani a Centocelle che si conclude ogni volta diversamente in uno dei quartieri popolari di Roma Est dove fortissime sono le tracce e la memoria della Resistenza antifascista nella Capitale.

Prima del concentramento in Piazza delle Camelie, al Parco di Centocelle si è tenuto un presidio a ridosso della base militare del Comando Operativo Interforze collocato proprio – e assurdamente – tra i popolosi quartieri di Cinecittà e Centocelle.

“I servi della Nato fuori dal corteo”. A Milano si è sentito chiaro e forte lo slogan intonato dai contestatori che accusano il Partito Democratico, presente alla manifestazione del 25 aprile, di essere “schiavo dell’America”.

In modo provocatorio nel corteo milanese è comparso un gruppo con bandiere della Nato, ucraine, statunitensi e israeliane che è stato contestato. Uno striscione contro Draghi, la Nato e il Pd era già comparso in mattinata nell’area della stazione del metrò a Porta Venezia, il luogo di partenza del corteo. Sullo striscione la scritta: No Draghi, No Nato, No Pd. Guerra agli aggressori”.

A Torino una bandiera della Nato e una del Pd sono state bruciate al termine del corteo in piazza Castello. Silvio Viale, consigliere comunale, si era presentato alla fiaccolata del XXV Aprile assieme a una sparuta delegazione di radicali con le bandiere della Nato, dell’Europa e dell’Ucraina.

E’ riuscito a infilarsi davanti al Pd, ma arrivato a Piazza Castello le bandiere di entrambi hanno fatto una brutta fine.

A Bologna un lungo corteo antifascista e contro la guerra ha attraversato le strade cittadine, anche in risposta alla provocazione dei fascisti ucraini di sabato sera durante la festa popolare “Oltre il Ponte”. Nel pomeriggio il previsto appuntamento a Piazza dell’Unità.

A Pisa gli antifascisti hanno sostituito il cartello di Via d’Achiardi trasformandolo in Via Teresa Mattei, Partigiana comunista e Membro dell’Assemblea Costituente.  E’ stata finalmente posta fine  all’onta di una via dedicata al fascista D’Achiardi, che dopo aver firmato le leggi razziali del 1938 come Rettore dell’Università di Pisa, espulse centinaia di docenti e studenti ebrei, avviandone decine verso i forni crematori nazisti. E’ stata intitolata la via a Teresa Mattei, partigiana comunista e firmataria della Costituzione italiana, relegata invece in una via a lei dedicata all’estrema periferia di Pisa, in un luogo disabitato.

 

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