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Aumenta la povertà assoluta minorile e l’abbandono scolastico

Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT relativo all’anno 2021, l’aumento della povertà assoluta tra i bambini e le bambine era stato uno dei risultati più drammatici della crisi seguita alla pandemia. Il livello di povertà assoluta aveva toccato il punto più alto dal 2005, vanificando così i miglioramenti registrati nel 2019.

Secondo la rilevazione dell’Istat 2021 in Italia, 1 milione e 346 mila minori vivevano in condizioni di povertà assoluta, ben 209 mila in più rispetto all’anno precedente. Questo vuol dire che in Italia si trovava in questa condizione il 13,4% dei bambini e dei ragazzi.

Erano state soprattutto le famiglie con figli minori a subire le conseguenze più gravi dell’emergenza socio-economica così come le famiglie più numerose, visto che i dati Istat segnalavano un aumento di oltre quattro punti, passando dal 16,2% al 20,7%, per quelle con almeno cinque persone.

Si tratta di numeri in aumento che hanno incrementato l’abbandono scolastico e l’aumento della “povertà educativa”.

Dal rapporto di Salve the children “Alla ricerca del tempo perduto” reso noto in questi giorni risulta, infatti che:

– il 23,1% dei 15-29enni in Italia si trova in un limbo, fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione: il numero dei “Neet” è il più alto dell’Ue, oltre il doppio di Francia e Germania;

– Il 12,7% degli studenti non arriva al diploma, perché abbandona precocemente gli studi. In vista della riapertura delle scuole;

– Laddove la povertà minorile e più alta, e sarebbe dunque importante un’offerta formativa di qualità, “la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre“;

– C’è una percentuale rilevante, il 9,7% del totale, quasi un diplomato su 10 nel 2022, “senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università“: Save the Children, nel rapporto la definisce “dispersione implicita” ed è connessa all’impoverimento educativo e alla povertà materiale;

– v’è una forte disparità geografica nelle “dispersione implicita”, che risulta più alta in Campania, al 19,8%. Save the Children cita i dati Invalsi del 2022: se si guarda alle competenze nelle singole materie, in Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiunge il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna;

– L’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del sud va ben oltre la media nazionale (del 12,7%), con punte in Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%) e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%);

– V’è una correlazione tra livello di apprendimento e alcuni indicatori strutturali, apprezzabile guardando i dati in positivo: nelle province dove l’indice di “dispersione implicita” è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno (frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad alta dispersione), maggior numero di mense (il 25,9% delle scuole contro il 18,8%), di palestre (42,4% contro 29%) e sono inoltre dotate di certificato di agibilità (47,9% contro 25,3%).

Insomma, è evidente che se non si adottano, al più presto, misure urgenti ed adeguate per invertire queste dinamiche nefaste, sia il costo della guerra che l’aumento galoppante dell’inflazione non potranno che aggravare in misura esponenziale una situazione già di per sè drammatica.

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