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Contro il “partito unico della guerra”

Domenica 18 settembre Unione Popolare avrà un doppio appuntamento a Bologna, la mattina l’assemblea “Fermare la guerra, uscire dalla NATO” dalle 10 al Costarena di Via Azzo Gardino 48, e dalle 14.30 il corteo “Fermiamo la guerra e l’agenda Draghi”, col concentramento in Piazza dei Martiri.

All’assemblea e al corteo parteciperà anche Giorgio Cremaschi, storico sindacalista del settore metalmeccanico, già portavoce nazionale di Potere al Popolo di cui ora è membro dell’esecutivo nazionale.

Ciao Giorgio, dall’inizio della campagna elettorale la guerra sembrava sparita dai media. In questi giorni, con la controffensiva ucraina, la propaganda è tornata a spingere l’idea che basti inviare più armi per arrivare velocemente alla fine della guerra. Qual è la tua impressione?

Intanto voglio ricordare che sabato saremo anche davanti alle basi atomiche di Ghedi e Aviano per dire no alla follia del riarmo atomico e all’acquisto degli F35 che dovrebbero trasportare quelle bombe che si stanno installando.

Sarà un fine settimana di mobilitazioni contro  la guerra e il riarmo da parte da  di chi è sempre stato contro di essi.

Ricordo l’assemblea internazionale che svolgemmo il 3 aprile per dire no al l’escalation militare in Ucraina. I principali partiti avevano nei fatto concordato di non parlare della guerra in campagna elettorale per la semplice ragione che altrimenti non avrebbero potuto distinguersi gli uni dagli altri. Perché il 98% del Parlamento ha votato a favore della guerra, delle sanzioni e dell’invio di armi.

Sinora ci sono state battute e borbottii, ma nessun atto parlamentare concreto che distinguesse tra loro le principale forze politiche, da Conte a Meloni. Poi è chiaro che il partito della guerra alla Russia  in Italia ha soprattutto tre leader, Draghi, Letta e Meloni, gli altri vengono a rimorchio.

Ma con la crisi delle bollette e con la controffensiva Ucraina la realtà della guerra ha travolto i trucchi della campagna elettorale. Ora il partito della guerra è costretto a mostrarsi di nuovo nella sua unitarietà, sperando di sfruttare  i successi militari ucraini per due obiettivi.

Appoggiare l’escalation militare  sposando totalmente la posizione di Zelensky e Biden: nessun negoziato, vittoria sul campo. Quando Draghi ha detto che appoggia la riconquista armata della Crimea si è  mostrato per quello che è: uno dei fiduciari USA del giro la UE.

Il secondo obiettivo è quello di rispondere con la propaganda militare ai bisogni delle persone. Ursula von der Leyen ha appena detto in Parlamento Europeo:  portate le bollette a Putin. Cioè il partito della guerra ora sta dicendo: vinceremo e la crisi finirà, più armi inviamo più le bollette calano.

Quindi la lotta contro la guerra e le sue conseguenze ci viene riproposta come centrale dal nostro stesso avversario. Dobbiamo mobilitarci di nuovi perché la scelta del partito della guerra: sconfiggere la Russia per superare la crisi.

Questa è  una follia che ci spinge verso la terza guerra mondiale.  La guerra non si cancella in  campagna elettorale perché c’è e va avanti. Bisogna fermarla agendo con tutte le nostre forze. 

In questi giorni stai girando l’Italia per la campagna elettorale di Unione Popolare, in cui la lista punta molto a tracciare il collegamento tra la guerra e l’economia di guerra, l’inflazione, le bollette. Quali sono le risposte che trovi nelle iniziative?

C’è un consenso che cresce, non sono in grado di  dire fino a dove arriverà, ma cresce. Stiamo incontrando un bisogno di ribellione che è nei sentimenti di tanta gente. D’altra parte questo bisogno è circondato da un mare di rassegnazione, di cui una  parte è  sicuramente quella vergogna in malafede che è il cosiddetto voto utile.

L’altra parte è quella di chi pensa che il voto e la politica non servano più a nulla, anzi che proprio non si possa fare più nulla. E i rassegnati sono soprattutto nelle classi popolari.

Quello che stiamo proponendo sulle bollette, sul salario, sulle condizioni di vita, sull’ambiente deve diventare piattaforme di lotta,  per ricostruire una forza popolare che oggi non c’è.

Ripeto,  noi abbiamo avuto segnali positivi che ci dicono che la strada è quella giusta, ma non dobbiamo nasconderci che sarà una strada dura e difficile. Bisogna avere il senso dell’inizio di un’impresa e avere coraggio, come ci ha detto Mélenchon. 

Appunto, domenica 18 a Bologna Unione Popolare apre l’ultima campagna con un doppio appuntamento, un’assemblea di approfondimento e un corteo di piazza. Puoi dirci qualcosa di più sul senso di questo appuntamento?

Beh al mattino avremo un confronto politico per discutere proprio sulla nuova fase del  movimento contro la guerra, saremo militanti politici ma anche una filosofa come Donatella Di Cesare, che fa parte di quella minoranza  intellettuale che ha rifiutato la guerra e si è tirata addosso tutte le accuse di connivenza con il nemico.

Lì cominceremo già a parlare di come continuare e dare forza al movimento di lotta per pace e giustizia sociale , anche dopo un voto che, stando ai sondaggi, dovrebbe portare ad un  governo Meloni in continuità con le politiche economiche e di guerra di Draghi. Con il corteo non vogliamo fare solo una manifestazione elettorale, ma il primo appuntamento dell’autunno di lotta che dovremo costruire.

Mentre UP punta molto sull’impostazione pacifista, altre forze politiche che si candidano “a sinistra” hanno tolto i riferimenti al disarmo dal programma – come Verdi e Sinistra Italiana – mentre Conte a giorni alterni dice di essere contrario all’invio di armi e poi di essere felice che l’invio di armi permetta la prosecuzione della guerra.

SI e Verdi sono alleati con il primo partito guerrafondaio, il PD, quindi per me tutto quello che scrivono e dicono vale zero. Ovviamente questa loro alleanza non è gratis, quindi hanno per forza dovuto abbandonare il fronte pacifista.

I Verdi in particolare ogni giorno che passa accentuano la convergenza con la NATO e Sinistra Italiana abbozza. Quanto a Conte,  bisogna prenderlo a giornate e si rischia di non trovarlo mai dove era prima.

Come ho già detto, finora non c’è alcun atto formale contro la guerra del M5S in Parlamento, ma solo borbottii. Ora Conte annuncia che bloccherà l’aumento delle spese militari. Vedremo e speriamo che lo faccia davvero. In ogni caso ha anche da poco dichiarato che è contento di aver inviato le armi che hanno permesso a Zelensky gli ultimi successi militari. E continua  fieramente a proclamarsi euroatlantico.

Ecco,  a coloro che pensano di votare Conte per ancorarlo “a sinistra”,  mi sento di dire che il solo modo pratico  di controllare se sia vera la decisione dei 5S di collocarsi in  un fronte pacifista sarebbe dato dalla presenza di  UP in Parlamento.

Con noi lì le ambiguità di Conte sarebbero risolte, in un senso o nell’altro. Chi vuole i cinque stelle a sinistra dovrebbe votare noi, proprio  per creare un contrappeso ai loro opportunismi. 

Probabilmente queste elezioni certificheranno una contraddizione: la maggioranza sociale resta contraria all’escalation ma la maggioranza nelle urne, da Letta a Meloni passando per Conte, ha fatto e farà l’escalation. Come pensi che si dovrà tornare a battere la campana del pacifismo dopo il 25 settembre?

Queste elezioni sono state progettate e costruite proprio per impedire al paese  reale che soffre di influire sulla politica. Se si fosse votato alla scadenza naturale probabilmente tutta la classe dirigente di Draghi e la finta opposizione di Meloni sarebbero state travolte da guerra e crisi economica.

Così invece abbiamo il partito unico della guerra che può inscenare la sua rappresentazione. E la maggioranza della popolazione contraria alla guerra si troverà ancora tutto il palazzo contro.

Quindi il corteo dei 18 lancia la mobilitazione che dovremo portare avanti dal 26 settembre.  E se ci troveremo contro un governo Meloni protetto da Draghi, allora il nostro compito sarà ancora più vasto, perché il PD non sarà in grado di fare alcuna seria opposizione, quando non collaborerà sottobanco.

Con  la guerra in Ucraina la storia ha accelerato tutto il suo cammino verso un mondo profondamente diverso da quello degli ultimi trent’anni, dominato da USA e liberismo. Da noi la guerra ha segnato un grande spartiacque politico e morale: chi è con la guerra è di là, chi è contro di qua.

Da questo lato dello spartiacque sta a noi di essere capaci di organizzarci e lottare nel mondo che cambia, facendo nostra una bandiera più attuale che mai. SOCIALISMO O BARBARIE.

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