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E’ morto Berlusconi, il beneficiario della Seconda Repubblica

Silvio Berlusconi è morto questa mattina all’ospedale San Raffaele di Milano dove era stato ricoverato per l’ennesima volta.

Ci sarà tempo per analisi, commenti e ricostruzioni più approfondite su un personaggio politico che ha influenzato, caratterizzato e scardinato trenta anni di vita politica di questo paese.

Possiamo ben dire che Berlusconi è stato il beneficiario di quella Seconda Repubblica sorta, attraverso Tangentopoli e i vincoli del Trattato di Maastricht, sulle macerie della Prima Repubblica fondata sul sistema di potere multipartitico e l’assetto costituzionale.

Berlusconi ha acquisito potere nelle pieghe di quel capitalismo rampante e affaristico (e molto meneghino) che ben si conciliava con il progetto del partito socialista di Craxi. Lo ha fatto negli anni Ottanta attraverso le relazioni coltivate nella Loggia P2 e il conseguente boom delle televisioni commerciali e nazionalpopolari, un fattore che gli consentì di avere a disposizione un intero impero mediatico ed editoriale (Mediaset) che esondò nella “politica”, inaugurando il modello del partito-azienda (Forza Italia) e del dominio della narrazione consumistica, proprietaria, individualista, “prenditoriale” che lievitava nella pancia profonda del paese.

Il modello politico e sociale incarnato da Berlusconi negli anni Novanta si sintonizzò perfettamente con la voglia di rivalsa della destra e ne consentì uno sdoganamento che portò i neofascisti ad assaporare con voracità il gusto del governo e del potere. Una propensione che non hanno più abbandonato.

Ma Berlusconi era anche la rappresentazione di un capitalismo italiano un po’ straccione e un po’ ambizioso, fatto di “prenditori” più che di imprenditori, in eterna confusione tra l’ambizione ad essere “primo tra gli ultimi” o “ultimo tra i primi”.

Questa contraddizione ha portato spesso Berlusconi in collisione con l’altra frazione del capitalismo italiano: quello più integrato o proiettato sulla dimensione internazionale ed europea.

Nel momento in cui i processi di gerarchizzazione capitalista puntavano a darsi una dimensione europea sulla base dell’egemonia mercantilista ed ordoliberista tedesca, Berlusconi ha provato a stringere intorno a se tutti i pezzi del “capitalismo piccolo piccolo” che sopravviveva più sul mercato interno che su quello internazionale.

E l’establishment europeo, ben rappresentato in Italia dal gruppo editoriale-finanziario La Repubblica/Espresso, gli ha fatto la guerra, sistematicamente, costringendo il paese e la politica a dividersi tra berlusconismo e antiberlusconismo e portando all’autodissoluzione la sinistra che accettò questo schema di lettura della realtà. Non a caso mentre tutti annaspavano nella palude dell’antiberlusconismo definimmo Berlusconi una tigre di carta. I fatti, da lì a pochi mesi confermarono la nostra chiave di lettura.

Dal 1994 al 2011 l’alternanza tra i governi Berlusconi e quelli del centro-sinistra (Prodi ma non solo) ha rappresentato questo scontro di interessi materiali dentro la natura contraddittoria del capitalismo italiano.

Gli interessi popolari e quelli dei lavoratori invece ne sono usciti a pezzi, devastati sia dal fuoco amico del liberismo/liberale del centro-sinistra che dalla voracità dell’imprenditorialità diffusa incarnata dal berlusconismo. Le conseguenze sono visibili e le stiamo ancora pagando.

Il Cavaliere si è sempre sentito ospite sgradito nei consessi europei, fino a produrre delle macchiette che resteranno nella storia (il cucù alla Merkel o le corna nelle fotografie di gruppo). Si sentiva più a suo agio nel G8, quando la presenza degli Stati Uniti e di Putin attenuava l’altezzosità dei leader europei.

Tartassato da vicende giudiziarie qualche volta tirate decisamente per i capelli, Berlusconi ha visto convivere nella sua traiettoria la storia politica e quella giudiziaria del paese. L’ombra delle sue relazioni con la mafia negli anni alla vigilia del suo esordio in politica, non sono mai state fugate.

Berlusconi resse al governo fino al 2011 quando un colpo di stato prodotto dalla Bce e dagli apparati politici e finanziari europei lo costrinse alle dimissioni, andando a sostituirlo con un esponente di punta della tecnocrazia europea come Mario Monti. Una ulteriore conferma che sarà sempre difficile distinguere i danni del berlusconismo da quelli dell’antiberlusconismo.

Berlusconi costretto alla dimissioni, per quanto rabbioso, capì però l’antifona. Iscrisse Forza Italia al Partito Popolare Europeo e ottenne il via libera alla trasformazione di Mediaset in un oligopolio europeo rispettoso delle regole. I diktat della Troika europea avevano piegato anche il rappresentante di un capitalismo nazionale indebolito e smarrito di fronte alla crisi della globalizzazione capitalista.

Da allora ha assunto quasi il ruolo di padre nobile della Seconda Repubblica, con ambizioni mai nascoste di arrivare a sedere sulla poltrona del Quirinale. Un sogno frustrato ripetutamente da nemici ed “alleati”. Fino a vedersi spodestato come leader del centro-destra prima da Salvini e poi dalla Meloni.

Gli ultimi anni non devono essere stati facili per Berlusconi, ridotto quasi a figura di rappresentanza e assecondato quanto basta (ma non sulla guerra in Ucraina ad esempio). Il tentativo di farsi percepire ancora come leader politico, pur se di una spanna superiore ai suoi alleati, è scivolato via via nel grottesco.

Berlusconi ha cercato di forzare oltre misura anche l’orologio biologico, ma questo non è consentito, neanche ai miliardari.

 

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19 Commenti


  • Sergio

    a me pare, scusate la franchezza, una biografia asettica più che un giudizio politico profondo…più marchettaro e anedottico, infarcito di luoghi comuni tipici della lettura di centro sinistra…mi aspettavo francamente qualcosa di diverso.


    • Redazione Roma

      Una chiave di lettura così nel centro-sinistra non la trovi neanche sotto tortura


  • antonio

    …appresa la “triste” notizia: ……ora c’è solo da tirare la “catena del cesso”!.
    Spero che si faccia quanto prima; almeno così “il tutto” defluirà in quel mare di “emme” che aveva creato.
    Non è la fine di un’era; bensì la fine dello squallore etico; estetico e morale!
    Vedremmo ora chi si spartirà il cadavere e le …”ricchezze”!


  • my guglielmo

    a chi sparerà a zero sull ‘uomo e sulla merda che lui avrebbe rappresentato ricordo che il suo massimo avversario politico di sinistra fu il mercante di armi D’Alema.


  • Fabio

    Un ottimo articolo.
    Sobrio, ben scritto, storicamente ineccepibile.
    Ha detto quello che c’era da dire.


  • Maurizio

    Stappo la bottiglia perché in qualche modo per l’itaglia è stato ancora più devastante del ventennio fascista, almeno in quel periodo postfascista ci fu la liberazione, la carta costituzionale, la ricostruzione, qui invece rimangono macerie di sottocultura e populismo che saranno molto difficili da rimuovere


  • Gianfranco

    Nel poco di bene e nel molto di male, sicuramente è stato un personaggio che ha influenzato il nostro paese. Personalmente avversario ma mai nemico o odiato, anche se gli avrei elargito comunque qualche mesetto di siberia. Ho sempre disprezzato molto di più la sinistra radical chic ed i traditori delle classi lavoratrici. Al confronto dei lilliputziani del centro “sinistra” e del clan dei carciofari, si erge come un gigante. La sua carriera finisce quando dice la prima cosa sensata in 20 anni di politica: contro l’aggressione alla Libia a tutela dei ns contratti (la seconda è sull’ucraina). Riposi in pace.


  • Mauro

    Dire la verità sul conflitto in Ucraina è stata la sua fine….


  • Pasquale Aiello

    Col rispetto dovuto per una vita che si spegne, probabilmente occuperà un posto solo nel lato oscuro della storia d’Italia.



  • Raf

    funerali di stato,
    lutto nazionale,
    mattarella in duomo a milano mercoledì.
    … così può bastare dai…


  • Giorgino

    sulla Libia e sulla Ucraina Berusconi non ha fatto nulla di divergente degli atlantisti, solo a chiacchiere si e differenziato, ha preferito la sicurezza che nessun antitrust europeo o magari filo USA gli togliesse le aziende, ha preferito restare con una Forza Italia dimidiata che presidiasse i suoi affari, piuttosto che lanciarsi davvero in difesa (pur entro determinati limiti) degli interessi italiano ed in ultimo europei (Ucraina). Attenzione a non farlo diventare una sorta di Enrico Mattei, da tempo si vedono avvisaglie di questa sopravvalutazione. Berlusconi era dalla parte dei golpisti, dei palazzinari, dei privatizzatori e dei precarizzatori del lavoro, da magliaro pazzista quale era voleva barcamenarsi tra le contraddizioni Europa Usa per spuntare un tozzo di pane in più non aveva certo la visione strategica di un Enrico Mattei, fu pronto a tradire l’ Europa di jospin e Schroeder per appoggiare l’attacco usa all’ irak di Saddam Hussein. Un Alberto Sordi, quello dei films, non il Sordi reale, in ultima analisi corrivo alla cordata Usa Kissinger Gelli Gladio Andreotti Mafia Piero Inchino.

    .Berlusconi corrivo in ultimo a chi diceva prima gli italiani e poi ha fatto prima Zelenskj, trasferendo a questi i soldi del reddito di cittadinanza, del pnnr che comunque ripagheremo noi proletari, ed anche il sovrappiù della bolletta gas che mi tocca pagare ( la ho dovuta rateizzare), io pago il doppio di gas e la sora Giorgia da i soldi da me. esborsati. per il gas a Zelenskj (uso dei fondi a sostegno delle famiglie colpite dal caro bolletta per mandare armi a Kiev)


  • Romario

    Stiamo assistendo in queste ore a situazioni davvero paradossali, ai limiti del più bieco revisionismo storico. Sarà anche perché ormai in Italia da almeno 30 anni la classe politica che segue la precedente fa sempre più schifo ed è sempre più mediocre; e che dunque… ad avercene oggi di Craxi e Andreotti (dice qualcuno)… Ad avercene di Berlusconi, dicono già in troppi fin da oggi. Questo paese ha la memoria del pesce rosso ed è incastrato nella logica del meno peggio e non riesce a venirne fuori. Per me bastano anche solo i programmi ferocemente classisti e razzisti che la sua televisione spazzatura continua a mandare in onda a ciclo continuo. Che marcisca pure all’inferno, visto che era pure credente.


  • Francesco Pelullo

    che dire??? sono d’accordo su tutto, un
    piazzista, golpista, è tanto altro, ma i peggiori rimangono i finti democratici.
    Amen


  • Daniele

    Loro sono parte del problema


  • Al

    Berlusconi fu Silvio, figlio del fu Luigi, direttore in Banca Rasini.


  • Mara

    Berlusconi ha messo sempre al primo posto il proprio potere politico e gli affari propri e delle sue aziende quando l’Europa è gli Usa hanno deciso di eliminare Ghedaffi e invadere la Libia lui pur non essendo d’accordo e potendo far pesare la sua parola si è fatto da parte e ha lasciato campo libero, ha contribuito alla formazione del governo di destra attuale che manda armi a Zelenski pur disprezzandolo e riguardo all’amico Craxi non mi risulta che abbia detto qualcosa in sua difesa quando è caduto in disgrazia né che sia andato a fargli visita in esilio.


  • ANNA

    Ottimo articolo per ricordare il personaggio e per gli smemorati del momento.I Il lutto nazionale e i funerali di stato sono un’oscenita’


  • Eros Barone

    Silvio Berlusconi è, dal punto di vista della psicoanalisi applicata alla sociologia, soprattutto una metafora: Berlusconi in quanto padre. Una metafora articolata su una funzione precisa all’interno di un ordine simbolico. O meglio: Berlusconi indica la fine del ricorso a tale metafora in seguito alla scomparsa di quella funzione simbolica. Berlusconi, ora che fisicamente non c’è più, è dunque, dal punto di vista simbolico, un vuoto circondato di vuoto, un buco nel grande buco lasciato dalla scomparsa del padre. E questo contribuisce a spiegare, quale abreazione, il carattere ossessivamente ritualistico e mitologico delle modalità con cui gli esponenti del ceto politico e le vestali dell’ideologia dominante celebrano il funerale ed elaborano il lutto per la sua scomparsa, rendendo coattiva, attraverso il sistema dei mass media e ad onta della natura bifronte di quel mito, la partecipazione ‘popolare’ ad essi (funerale e lutto). Davvero, invertendo una celebre definizione di origine labrioliana ripresa da Giovanni Arpino nel romanzo “Passo d’addio”, in Italia (‘Karneval-Nation’) anche il funerale viene vissuto come un carnevale (non a caso, i funerali di personaggi più o meno importanti nella vita pubblica si concludono con applausi grotteschi al defunto).

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