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La nave della morte di nuovo in Italia. A Talamone

Il 28 giugno l’Osservatorio Weapon Watch aveva già annunciato il possibile attracco della nave della compagnia Saudita Bahri nel porticciolo toscano di Talamone tristemente e storicamente usato per le esportazioni di materiale bellico e per operazioni coperte sia militari che dei servizi segreti.

Alle 8.00 del 7 luglio è arrivata puntualmente in rada la Bahri, la cosiddetta “nave della morte”, come  è stata chiamata dai portuali di Genova.

All’alba dello scorso venerdì 7 luglio siamo stati a Talamone, per riprendere l’annunciata operazione di carico del materiale bellico sulla nave Bahri, il cui arrivo nel porticciolo toscano era stato annunciato dall’Osservatorio Weapon Watch per la mattina alle 10.00 dello stesso 7 luglio.

Arrivati sul posto prima del sorgere del sole ci siamo diretti verso l’ingresso della strada che porta al “Molo Santa Barbara”, l’unico molo del porto di Talamone da dove sono autorizzabili carichi e scarichi di esplosivi.

Già sulle siepi ai bordi della strada tra l’Idrovora di Fonteblanda e l’ingresso dell’omonima frazione del comune di Orbetello erano presenti cartelli che segnalavano la presenza di “Autocarri in manovra”, cosa che ci ha fatto presumere la presenza già in essere  degli automezzi carichi di materiale bellico.

Allontanandoci dal posto sorvegliato ci siamo posizionati sulla vicina spiaggia pubblica da dove è stato possibile riprendere interamente i 4 camion con i carichi dotati di bollino arancione che segnala la presenza di materiale esplosivo parcheggiati sul piazzale antistante il molo.

La Bahri Abha ancora non era in vista e i 4 mezzi con i carichi erano parcheggiati nella direzione della gru che li avrebbe trasbordati su una chiatta per portarli fino al sottobordo della Bahri.

Una prima nota da sottolineare è l’evidente contrasto di questa operazione con lo stesso regolamento per la disciplina delle attività marittime e portuali del Porto di Talamone, emesso con ordinanza N°170/2014 dall’Ufficio Circondariale di Porto Santo Stefano Porto-Santo-Stefano-ordinanza-1702014.pdf (yoursailor.com).

Il quale all’Art 19 autorizza la presenza di “un solo automezzo carico di esplosivi per volta e strettamente per il tempo necessario al carico”, mentre  4 camion carichi di esplosivi sono stati sul molo dalla notte precedenza, in assenza di Vigili del Fuoco o altra Autorità, arrivati soltanto alle 7.12, quando il primo carico era già agganciato alla gru in preparazione del trasbordo su chiatta. Successivamente con l’arrivo della chiatta sono iniziate le operazioni di carico dei primi due containers.

Foto scattata con macchina fotografica a Talamonaccio Venerdì 7 luglio h.7.29 che il primo trasbordo sulla chiatta

Nel giro di 2 ore 4 containers, che potenzialmente possono portare 27 tonnellate l’uno di materiale esplosivo, sono stati caricati dal Molo Santa Barbara sulla Bahri Abha alla luce del giorno e in mezzo a mezzi natanti civili.

Weapon Whatch, nel comunicato dello stesso 7 luglio, cita l’assenza di relazione del Governo rispetto all’esportazione del materiale bellico avvenuto il 7 luglio,così  come sta segretando altre esportazione in violazione della legge 185/1990 che venne scritta proprio per limitare i traffici illegali e illeciti.

Cosa è passato la mattina del 7 luglio da Talamone sulla Bahri, che ha poi raggiunto Alessandria d’Egitto, non lo possiamo dare per certo, ma senz’altro l’operazione aveva una sua importanza, evidenziata anche dal passaggio sull’area di due elicotteri USA da ricognizione Sikorsky UH-60 Black Hawk e BoeingCH-47 Chinook al momento del secondo carico (non abbiamo le foto effettuate contro sole e non fruibili).

Che fossero merci già pagate da commesse estere già pagate e saltate per gli attracchi respinti dalle mobilitazioni dei portuali di Genova, da dove classicamente transitava in precedenza la Bahri Abha, o traffici diversi non lo possiamo sapere, sta di fatto che quest’operazione è nota solo ed esclusivamente al Governo e ai servizi d’intelligence militari.

Il porticciolo di Talamone è stato storicamente uno dei principali sbocchi per i traffici di armi più o meno illeciti, principalmente per le produzioni provenienti da Colleferro, dove sono ancora presenti Simmel Difesa e Avio.

La stessa Simmel Difesa (oggi di proprietà della francese Nexter Systems, che a sua volta – con la tedesca Krauss Maffei Wegmann – componde la Holding europea NKMW) sulla fine della prima decade degli anni 2000, soprattutto in seguito alla morte di un operaio nel 2007 a causa di un esplosione nello stabilimento di Colleferro, fu messa nel mirino delle mobilitazioni pacifiste per la supposta produzione delle bombe a grappolo – Cluster Bombs, che la stessa azienda ha ammesso di avere la capacità di produrre, pur non avendole mai esportate: Cluster bombs e fosforo bianco. Gli affari sospetti della Simmel (peacelink.it) / Esplosione alla Simmel: maggior sicurezza, ma non si neghi l’evidenza / Armi Nucleari / Guerra e Pace / Guide / Home – Unimondo Atlante On Line

Nel catalogo attuale delle produzioni di munizioni Nexter –  Nexter Arrowtech _Ammunition.pdf (knds.fr) / Nexter Munitions | Knds / Simmel Difesa | Knds vengono tiportate le “FB557 e le FB 739A1 – Multipurpose”, multiuso, per le submunizioni che possono portare in dote nello stesso principio delle famigerate cluster bombs, vietate e “rinnegate” anche dal Governo Meloni; parole che nel quadro delle bugie che dominano la guerra non possono sicuramente rassicurare.

Molto più realistica la possibilità che si siano trovate delle forme più sofisticate di produzione di munizioni a grappolo, che non possono ancora essere pubblicizzate ai 4 venti.

Foto scattata con macchina fotografica dal Molo frangiflutti del porto di Talamone Venerdì 7 luglio alle 9.48 con i due ultimi containers su chiatta pronti per essere trasbordati sulla Bahri

*****

Riportiamo qui di seguito il comunicato di Weapon Watch:

Talamone, 7 luglio 2023

La “nave della morte” ha caricato stamattina armamenti ed esplosivi ormeggiata in mezzo alla baia turistica di Talamone, tra barche a vela e surf.

Che cosa di preciso ha caricato e per quale destinazione? Perché a Talamone e non in un porto commerciale?

Puntualmente, come previsto dalla compagnia saudita, la nave «Bahri Abha» è giunta alle 8 nella rada di Talamone. Poche ore prima, testimoni oculari, immagini fotografiche e dalle webcam della zona hanno ripreso l’arrivo nel porticciolo di quattro camion con container contrassegnati dalle targhe arancio obbligatorie per il trasporto di esplosivi.

La nave ha svolto con le proprie gru le operazioni di carico dalle chiatte trainate sottobordo. L’area è stata posta al controllo di vigilanti armati e della Guardia di Finanza.

La presenza inoltre dei Vigili del Fuoco conferma che nel carico si trovava anche merce pericolosa (dangerous goods) esplosiva o infiammabile. Verso le ore 11,30 è ripartita con destinazione Alessandria d’ Egitto e il Medio Oriente.

LA DOMANDA CHE CHIUNQUE SI FA È PERCHÉ LA BAHRI ABHA NON HA CARICATO A LIVORNO O A CIVITAVECCHIA, I PORTI COMMERCIALI PIÙ VICINI ALLE PROBABILI FABBRICHE DI ARMI CHE SPEDIVANO LA MERCE, PORTI BENE ATTREZZATI E CERTAMENTE PIU’ SICURI PER OPERAZIONI DEL GENERE?

CHE COSA C’ERA DA NASCONDERE AGLI OCCHI DEI LAVORATORI PORTUALI, DELLE ORGANIZZAZIONI PACIFISTE E DELL’OPINIONE PUBBLICA?

L’osservatorio the Weapon Watch ha già pubblicato un precedente comunicato stampa in un post del 28 giugno scorso, in cui si chiedeva conto alle autorità competenti e al governo di queste operazioni che riportano all’attenzione pubblica il “porticciolo delle armi” di Talamone, per molti anni nel passato utilizzato per l’imbarco di bombe e armamenti pesanti prodotte dalle grandi aziende concentrate nella valle del Sacco (provincia di Frosinone e di Roma) e nel vicino “polo Tiburtino”.

Negli anni Ottanta e Novanta queste grandi aziende, come la Simmel Difesa (sotto controllo del capitale francese) e la Avio di Colleferro (indirettamente controllata da Leonardo) esportarono ingenti quantità di bombe e missili impiegate nei teatri di guerra dell’epoca.

Talamone fu anche il porto in cui si imbarcarono tonnellate di mine antiuomo prodotte dalla famigerata ditta Valsella di Castenedolo (BS), utilizzate massicciamente nella guerra Iran-Iraq, in Israele, in Sudafrica.

La campagna internazionale contro le mine antiuomo e il coinvolgimento di aziende italiane nei massacri in Iran e Iraq aprirono una riflessione pubblica che portò all’approvazione della legge 185, avvenuta 23 anni fa, il 9 luglio 1990. In quella legge è previsto l’obbligo che il governo presenti al Parlamento ogni anno entro il 31 marzo una relazione sulle autorizzazioni concesse per l’esportazione di materiale militare.

Ribadiamo la richiesta alle autorità competenti e al governo di fornire informazioni dettagliate sulla tipologia di armamenti imbarcati a Talamone, il loro valore e la destinazione, informazioni che dovrebbero essere contenute nella Relazione 2023 ai sensi della Legge 185 ma che il governo non ha sinora pubblicato impedendo così al Parlamento e all’opinione pubblica di svolgere le funzioni di controllo previste dalla legge.

Nelle immagini, si vede la “Bahri Abha» che entra verso le 8 nella baia e successivamente si ancora in rada di fronte alla spiaggia del camping degli appassionati di vela, per effettuare le operazioni di carico con le due gru di bordo da 120 t.

Nella terza foto alcuni camion con i container pronti al trasbordo sulla chiatta dal pontile di Talamone, fotografati all’alba di questa mattina. Si possono distinguere le ‘etichette’ arancioni obbligatorie per il trasporto degli esplosivi.

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1 Commento


  • Gabriele

    Lo stato capitalista è la peggior forma di criminalità organizzata ed istituzionalizzata.
    Uno stato che legalizza la barbarie è illegittimo.

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