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Migranti. “Questo Stato di polizia non fermerà la nostra voglia di riscatto”

Ancora una volta gli effetti del neocolonialismo si fanno sentire. A Lampedusa, le forze di polizia hanno caricato i migranti sopravvissuti all’inferno del Sahara e del Mediterraneo.

Il governo continua a sparare a zero contro questi uomini, donne e bambini parlando di immigrazione clandestina incontrollata. Ma la realtà è tutt’altra.

Le migliaia di persone che stanno arrivando in Italia sono il frutto delle politiche colonialiste e imperialiste perpetrate nei decenni dai governi europei, quello italiano incluso, che hanno rubato il futuro a intere generazioni, costrette a cercare altrove il pane e la forza per costruirsi un domani.

La criminalità organizzata dall’altra parte del Mediterraneo usa i migranti come merce per fare i soldi e comprare le armi che riempiono di sangue tantissimi territori africani.

Con i maggiori esponenti di questa criminalità, il centrosinistra prima e il centrodestra poi, assieme all’Unione Europea, hanno stretto accordi economici, costruito lager a cielo aperto (Minniti in Libia, Meloni e Von der Leyen in Tunisia) e nascosto ogni disastro umano.

Tuttavia, questi stessi politici, di tutti i colori, hanno fatto leggi contro le vittime di questa criminalità: noi, i migranti.

Gli “specialisti della democrazia” non parlano delle cause di questa immigrazione, che continuano a definire ‘clandestina’.

Non parlano della crisi climatica causata dal capitalismo predatorio in un mondo a risorse finite; non parlano della corruzione delle élite africane per curare gli interessi delle élite bianche; non parlano del futuro rubato a milioni di giovani, costretti a fuggire o a una dura lotta di liberazione nel proprio paese.

Eppure, sanno bene che l’immigrazione è causata dalle ingerenze dell’imperialismo, come avviene da secoli in Africa. Dove nel nome della loro democrazia sono state portate le guerre, nel nome della globalizzazione sono state rapinate le risorse che hanno impoverito le popolazioni autoctone, nel nome della civiltà occidentale sono stati assassinati i leader del popolo.

O almeno così è stato fino a pochi anni fa. Adesso, una nuova stagione di lotta e di liberazione si alza dai paesi sub-sahariani e nei popoli in rivolta.

Anche noi, qui come nel resto dei paesi della diaspora, siamo pronti a organizzarci per far sentire la nostra voce, per reclamare e conquistare dignità, documenti e lavoro, per tutti e tutte.

Giù le Mani dall’Africa sostiene i fratelli e le sorelle ingabbiate negli hotspot “made in Ue”, condanna il clima da Stato di polizia del governo Meloni e l’indifferenza criminale mostrata dalla Francia e la Germania nel chiudere le frontiere.

La nostra voglia di riscatto è pronta a riscrivere la storia!

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1 Commento


  • Pasquale

    Se anche tutta l’Europa lo volesse,ma non lo vuole,accogliere tutti gli africani, ma proprio tutti, non basterebbe a restituire loro neanche la milionesima parte di ciò che si è rubato e depredato su quella meravigliosa terra.

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