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Legge di Bilancio: “serve redistribuzione dal profitto e dalle rendite al lavoro”

Dal governo tanti vorrei “ma non posso”, ma è impercettibile la differenza con gli esecutivi precedenti, se non la presunta contrarietà alle politiche economiche della UE, che però ad oggi rimane una dichiarazione di principio.

Non sembrano esserci all’ordine del giorno interventi che possano modificare il nostro giudizio sulla legge di bilancio. Anche sul famigerato art. 33, che taglia diritti acquisiti sulle pensioni di oltre 700mila dipendenti pubblici, dal Governo arrivano solo piccoli correttivi che non modificano l’intollerabilità del provvedimento.

Questione salariale, pensioni, sanità, precarietà e tassazione di rendite e profitti sono i temi che USB ha posto sul tavolo del confronto con il Governo, senza però ricevere risposte convincenti se non un desolante, “siamo d’accordo, ma non ci sono le condizioni per intervenire”.

La questione delle risorse disponibili è il leit-motiv del Governo e della Presidente Meloni rispetto alle nostre richieste; inquietante il passaggio del Ministro Giorgetti nel quale ha spiegato che senza investitori che acquistino i titoli di Stato non si potrebbero pagare salari pubblici e pensioni.

In funzione di ciò, appare sempre più evidente che senza una vera redistribuzione della ricchezza dalle rendite e i profitti verso il lavoro e lo stato sociale, e senza riduzione delle spese militari non può esserci risposta concreta all’emergenza sociale che questa crisi economica, aggravata dalle guerre, sta producendo.

Così lavoratori, precari, pensionati e pensionandi continueranno ad essere quelli che pagano il prezzo più caro della crisi, insieme ai cittadini che continueranno a ritrovarsi con servizi pubblici sempre meno efficaci.

USB, dopo le mobilitazioni di questo autunno che hanno visto le categorie impegnate in scioperi e iniziative di lotta, valuterà come continuare l’opposizione non solo alla legge di bilancio, ma alle scelte di Governo che, al di là di iniziative propagandistiche, continua sulla scia di politiche antipopolari associate a provvedimenti antidemocratici, come l’attacco al diritto di sciopero.

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