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Contro la congiura del silenzio su Gaza

Decine di giornalisti si sono autotassati per acquistare domenica 25 maggio una pagina del quotidiano della Repubblica e pubblicarvi un appello per denunciare la strage di giornalisti palestinesi avvenuta a Gaza da parte delle forze armate israeliane e l’insopportabile silenzio su tutto questo.

Qui di seguito il testo:

A Gaza sono stati uccisi più giornalisti in un anno e mezzo che in tutte le guerre mondiali, in Vietnam, nei Balcani e in Afghanistan messe insieme.
Erano tutti palestinesi.
Non è un effetto collaterale. È una mattanza premeditata.
È un attacco mirato al diritto di informare.
Alla libertà.
Alla civiltà.
Duecentodiciassette colleghi assassinati – forse di più – mentre indossavano il giubbotto con la scritta PRESS.
Uccisi insieme alle famiglie, ai figli, ai loro sogni e alle loro speranze di pace.
Hanno pagato il loro prezzo al diritto-dovere di servire l’opinione pubblica del mondo intero.
Ma ora più che mai è il nostro stesso silenzio a presentare il conto.
Di fronte a questa strage di colleghi, era lecito attendersi un coro unanime di sdegno da parte dei nostri giornali, le nostre televisioni, le nostre radio.
Ma quest’unanimità non c’è stata.
Sullo sdegno ha prevalso in larga parte il silenzio, e la mistificazione della realtà secondo le veline dell’esercito israeliano e del suo governo.
Anche tra noi giornalisti, in molti tacciono per paura di essere etichettati, discriminati, isolati.
Tacciamo per non disturbare.
Questo silenzio è comodo. Ma non è muto; parla.
E non è gratis; costa.
Ogni parola taciuta allontana dalla verità e dalla storia.
E ogni verità omessa rende complici.
Complici di una strage permanente del popolo palestinese, del diritto internazionale, dei più elementari diritti umani.
Complici di un genocidio (altrimenti definito dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres “campo di sterminio” e su cui la Corte Internazionale di Giustizia si appresta a sentenziare in base alla definizione dell’ONU del 1951).
Se non denunciamo ora, se non ci esponiamo ora, quale giornalismo difendiamo?
Chi guarderà a noi come modello?
Non i giovani reporter.
Loro guarderanno a Gaza.
Ai cronisti e alle croniste che hanno scelto di raccontare sapendo che poteva costare loro la vita.
E molti, troppi, l’hanno immolata per questo.
Il nostro silenzio parla.
E un giorno griderà che abbiamo tradito la nostra missione.
Che invece di difendere le notizie, le abbiamo censurate.
Che invece di custodire la libertà, l’abbiamo abbandonata.
Che invece di difendere i diritti e la democrazia, li abbiamo sabotati.
Per questo intendiamo ribellarci a questa congiura del silenzio
che soffoca verità e giustizia e disarma le coscienze.
Alziamo finalmente la testa!

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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6 Commenti


  • Pasquale

    Requiem unito a rabbia e tristezza per i giornalisti, soprattutto palestinesi, ammazzati durante il proprio lavoro. Disprezzo assoluto, invece, per tutti i servi prezzolati di regime. Mentre la solidarietà incondizionata, va a tutti gli operatori liberi dell’informazione, specialmente quelli che ancora, con coraggio e la schiena dritta sono in trincea laggiù e, rischiando la vita, documentano con professionalità, la verità di un genocidio perpetrato da un esercito sanguinario col sostegno della mafia dei coloni, per mano di un governo terrorista guidato da un carnefice nazisionista, che incarna, egli si, il vero antisemitismo.


  • antonio D.

    Allargare questa “crepa” fino alla definitiva eliminazione del razzismo suprematista bianco. Daje


  • Alessandro Di Meo

    gli date pure i soldi a quella carta straccia maleodorante sionista


    • Redazione Contropiano

      chi glieli darebbe?


  • Mauro

    la stampaccia italiana prende contributi pubblici statali quindi soldi nostri… quindi glieli diamo anche noi?


  • Carmen

    io sono con voi

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