I risultati del voto sulle mozioni contro il riarmo e le spese militari hanno confermato due cose: la prima è che il governo, nonostante gli schiamazzi di Salvini, non intende deviare dalla strada del riarmo; la seconda è che Renzi e Calenda stanno sulle scatole a tutti. Infatti le mozioni presentate autonomamente da Italia Viva e Azione sono quelle che hanno ricevuto il maggior numero in assoluto di voti negativi.
La Camera dei deputati ha infatti respinto tutte e cinque le mozioni presentate dalle opposizioni contro l’aumento delle spese militari che chiedevano di bloccare l’aumento delle spese per la difesa, destinare maggiori fondi alla sanità pubblica e alle politiche sociali, e aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.
Le votazioni hanno confermato la contrarietà della maggioranza di governo a ogni proposta delle opposizioni.
Le mozioni di M5S e AVS sono state respinte con 178 voti contrari, 51 favorevoli e 55 astenuti; il testo presentato dal Partito Democratico ha ottenuto 57 sì, 58 astensioni e 171 voti contrari. Boom di voti contrari invece per quella di Italia Viva con 6 sì, 61 astensioni e 217 no; e per la mozione di Azione che ha raccolto 14 voti favorevoli, 5 astenuti e ben 263 contrari.
L’assemblea dei deputati Pd aveva deciso di astenersi sulle mozioni presentata dal Movimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi Sinistra, che chiedevano di impegnare l’esecutivo “a scongiurare qualsiasi ipotesi di aumento della spesa in difesa e sicurezza in riferimento al raggiungimento dei nuovi target Nato” e “a manifestare, in tutte le sedi istituzionali, nazionali, europee ed internazionali, la ferma contrarietà del governo italiano al piano di riarmo europeo”.
La maggioranza di governo del centrodestra ha scelto invece di non presentare alcuna mozione per evitare l’emersione di fratture interne sul riarmo, in particolare quelle tra Lega da una parte e Forza Italia e Fratelli d’Italia dall’altra.
Lo scorso 10 aprile la Camera aveva approvato il documento del governo sul si al piano per il riarmo europeo con 144 sì e 105 no. Anche in quella occasione erano stati respinti i sei documenti presentati dalle opposizioni.
L’Italia dunque si mette sul piano inclinato del riarmo e dell’aumento delle spese militari… con il consenso della maggioranza del Parlamento. Anche le scelte formalmente democratiche possono diventare tragedie, è la sostanza non la forma con cui vengono adottate a renderle tali.
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