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Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele

Il 20 novembre è stata lanciata la campagna “In nome della legge. Giù le armi, Leonardo”, costruita intorno alla citazione in giudizio della Leonardo S.p.A e dello Stato italiano davanti al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il procedimento è stato promosso da un gruppo di varie associazioni (AssoPacePalestina, A Buon Diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un Ponte Per) ed è partito lo scorso 29 settembre.

Per la vicepresidente dell’Arci, Raffaella Bolini, il nome dato alla campagna ha un valore molto chiaro: “perché per noi questo ricorso è una richiesta di obbedienza. Noi abbiamo l’articolo 11 della Costituzione, una legge sul commercio delle armi, la 185/1990, ancora in vigore seppur sotto attacco. E c’è la normativa internazionale. Bisogna che tutti rispettino queste norme. Difendiamo il diritto di giustizia, l’unico potere di chi il potere non ce l’ha“.

Anche Marco Bersani di Attac ha rincarato la dose: “se per qualcuno nel nostro governo il diritto internazionale ‘vale fino a un certo punto‘, per noi vale sempre. E questo ricorso è un modo per dire che esistono ancora delle regole“. Il team legale che segue la richiesta fatta ai magistrati specifica inoltre una serie di rapporti tra Leonardo – che ricordiamo vede il ministero dell’Economia come principale azionista – e Tel Aviv che si configurano come un sostegno alle operazioni militari genocidiarie.

L’avvocato Luca Saltalamacchia ha chiarito bene su quali linee si muoveranno di fronte alla debole difesa della Leonardo: “nonostante ci siano delle autorizzazione amministrative, non è detto che quello che viene autorizzato non possa essere annullato da un magistrato nel caso vengano violati i diritti soggettivi di terzi soggetti“.

E aggiunge poi: “rispetto alla responsabilità di Leonardo sulle sue controllate, dire come ha fatto l’AD (Cingolani, ndr) di non poter fare nulla perché soggiace a leggi di altri ordinamenti è vero in parte, perché anche in Italia esistono regole che governano i gruppi societari. Ci sono obblighi della capogruppo, considerati in modo dettagliato anche nel codice etico di Leonardo. È una scusa che non regge“.

Italo Sandrini delle Acli ha aggiunto che lo stato italiano “aveva tutti gli strumenti per interrompere questi contratti, ma ha scelto l’inerzia“. La motivazione, in maniera molto chiara, l’ha delineata di nuovo Bolini: “perché produrre armi sia redditizio, queste devono essere consumate. E così la guerra rischia di diventare un obiettivo economico“.

Una questione che rimanda con evidenza anche al recente rapporto della Relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese, riguardo a un’economia del genocidio, rapporto in cui Leonardo è appunto citata. Le responsabilità di Cingolani e dei vertici governativi in questo tremendo crimine contro l’umanità sono inoltre ormai arrivate anche alla Corte Penale Internazionale. Continuare a coprire il terrorismo sionista è ormai un’opzione impraticabile.

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2 Commenti


  • Moretti Vincenzo

    probabilmente la democrazia ha raggiunto il suo limite e bisogna cominciare a tornare un po indietro. questi dementi riescono soltanto a farci fare del male da soli. non riesco a capire quale insulso riferimento normativo avranno tirato in ballo per fare l’ennesimo processo come se non ne avessimo abbastanza e i ns tribunali non avessero niente da fare. forse è diventato illegale produrre armi? da quando? lo sanno forse negli stati uniti francia russia cina? chissà cosa ne pensano i dipendenti di Leonardo che perderanno il posto di questa ulteriore novità dell’ultima ora? ma un’ultima domanda: come mai in Italia chi inizia processi temerari poi non paga mai le spese di lite? perché poi le spese le deve sempre coprire chi ha i soldi e gli altri si squagliano?


    • Redazione Roma

      Lei ha posto sul piatto tutti i problemi tranne quello fondamentale: chi produce armi e collabora ad un genocidio non deve passarla liscia

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