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In Italia sempre più “stato di polizia”. Nuovi decreti e ossessioni securitarie

La fabbrica di misure repressive del governo sta facendo ormai i doppi turni. Sono passati pochi mesi dall’approvazione dell’ultimo Decreto Sicurezza e ne sta già arrivando un altro che introduce nuovi reati e si accanisce – ancora una volta – sulle manifestazioni politiche di piazza. La tabella di marcia verso uno stato di polizia subisce così una nuova accelerazione.

Il nuovo testo si compone di tre capitoli (Sicurezza pubblica, Immigrazione e Protezione internazionale e Funzionalità Forze di polizia e del Ministero interno) e di 40 articoli.

Con questo decreto il governo sposta il baricentro dalla prevenzione alla una punibilità immediata e aggravata.

Il nuovo pacchetto sicurezza del Viminale introduce una logica che va a conformare per l’intero ordinamento ovvero che la sicurezza urbana, dei privati cittadini e di chi indossa una divisa diventano prevalenti sulla discrezionalità individuale e sugli iter procedurali.

La novità sostanziale è che il possesso di strumenti potenzialmente atti a offendere o il mancato rispetto delle autorità non vengono più considerati illeciti minori, ma pilastri di una nuova architettura di intimidaziome, controllo e repressione politica e sociale.

Attraverso il potenziamento dei poteri delle forze di polizia lo Stato punta a scoraggiare la criminalità diffusa prima ancora che essa si manifesti in atti violenti ma, allo stesso tempo, anche le manifestazioni politiche di piazza.

Il piano messo a punto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si divide in due binari paralleli. Il primo è un decreto legge finalizzato a interventi urgenti e strutturali, come l’aumento delle telecamere di videosorveglianza nelle zone rosse cittadine e il potenziamento organico delle forze dell’ordine. Il secondo è un disegno di legge (Ddl) che contiene le riforme strutturali del codice e delle procedure.

Colpire i minorenni punendo i genitori

Il nuovo pacchetto sicurezza interviene sul fenomeno delle baby gang, introducendo il principio della responsabilità indiretta ma economica dei genitori. Se un minore viene sorpreso con un coltello o riceve un ammonimento del questore (per i maggiori di 14 anni), i genitori saranno puniti con multe che vanno dai 200 ai 1.000 euro. 

Mano pesante contro le manifestazioni di piazza

Per quanto riguarda le manifestazioni politiche il nuovo pacchetto sicurezza introduce l’arresto in flagranza differita per il reato di danneggiamento (articolo 6, comma 1, lett. b). Saranno inoltre possibili perquisizioni più estese e il fermo preventivo fino a 12 ore per i soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico.

Viene altresì modificato il terzo comma dell’articolo 24, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, depenalizzando anche l’ipotesi di disobbedienza all’ordine di scioglimento della riunione o dell’assembramento, attualmente punita con l’arresto e l’ammenda fino a 413 euro, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 20.000 euro (articolo 9, comma 1, lett. b). Viene infine modificato l’articolo 654 c.p (Grida e manifestazioni sediziose), primo comma, già depenalizzato, con l’aumento della sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 2400 euro in luogo di quella attualmente prevista da 103 a 619 euro (articolo 9, comma 2).

Sono previste sanzioni fino a 20mila euro per chi manifesta senza autorizzazione o devia il percorso di un corteo o non scioglie le manifestazioni abbastanza in fretta.

C’è l’introduzione del divieto di partecipare a pubbliche riunioni o di prendere parte a pubblici assembramenti, disposto dal giudice, con immediata esecutività, con la sentenza, anche non definitiva, di condanna per taluni delitti commessi con violenza alle persone o alle cose in occasione o a causa di riunioni o assembramenti pubblici. Tale misura potrà essere graduata dall’Autorità giudiziaria in base alla gravità del fatto e alla pericolosità del suo autore (articolo 10).

Viene introdotta la possibilità per gli agenti di polizia, nel corso di operazioni di prevenzione svolte nell’ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica disposti per manifestazioni in luogo pubblico o aperte al pubblico, di accompagnare nei propri uffici, e ivi trattenerle per non oltre 12 ore, per gli accertamenti di polizia, persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche in relazione a specifiche circostanze di tempo e di luogo, sulla base di elementi di fatto, al possesso di armi, strumenti atti ad offendere, o all’uso di caschi o strumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona (articolo 7, comma 2).

Viene introdotta la possibilità di procedere alla perquisizione sul posto anche in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ed anche al fine di accertare l’eventuale possesso di strumenti o oggetti atti ad offendere in aggiunta alla perquisizione prevista dall’art. 4, comma 1 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (c.d. legge Reale) attualmente consentita solo in casi eccezionali di necessità e di urgenza e nel corso di operazioni di polizia, al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione. È inoltre prevista la possibilità di espletare tale attività di perquisizione nell’ambito di circoscritte e programmate operazioni di polizia volte alla prevenzione di reati che possono turbare l’ordine e la sicurezza pubblica, in una specifica fascia oraria notturna – dalle ore 23.00 alle ore 04.00 – e in luoghi ben determinati (articolo 7, comma 1, lett. a).

Non toccate i giornalisti durante i cortei

Somiglia fortemente ad una sorta di legge ad personam per gli “aggressivi vittimisti” giornalisti della destra l’introduzione di un’aggravante specifica per chi attenta all’incolumità dei giornalisti durante lo svolgimento del loro lavoro nei casi in cui il fatto sia commesso contro gli iscritti all’albo e nei registri dei giornalisti ovvero contro i direttori di testate giornalistiche non iscritti all’albo, durante lo svolgimento delle proprie funzioni o a causa di esse (articolo 13).

Scudo penale per gli agenti di polizia e i cittadini che sparano per legittima difesa

Con il rischio di aumentare l’impunità per i privati cittadini, ma anche per le Forze di polizia, il pubblico ministero non provvede all’iscrizione della persona nel registro delle notizie di reato quando appare che l’uso delle armi è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), disciplinando l’attività di indagine in presenza delle suddette scriminanti. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro (articolo 11).

Complicare la vita alle famiglie di immigrati

Per non farsi mancare nulla, c’è una stretta anche contro gli immigrati.

C’è infatti una stretta sui ricongiungimenti familiari per i quali la legge restringerà le categorie di parenti per i quali è possibile richiedere il visto d’ingresso in Italia, riducendo i margini per l’immigrazione regolare legata ai vincoli di parentela non stretti. 

Viene esteso il divieto di accesso alle infrastrutture pubbliche urbane ed extraurbane, attualmente previsto solo per i soggetti condannati con sentenza definitiva o confermata in appello negli ultimi 5 anni per reati contro la persona o il patrimonio, anche nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva nel corso dei 5 anni precedenti, per reati per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, commessi in occasione di manifestazioni (articolo 7, comma 1, lett. a). Insomma per un condannato sarà impossibile anche andare a prendere un treno perché le stazioni sono considerate come tali infrastrutture.

Posti di blocco: sottrarsi diventa reato

Con modalità molto “amerikane” diventa illecito penale punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni il non fermarsi all’alt della polizia e darsi alla fuga con modalità pericolosa per la pubblica e privata incolumità, accompagnata dalle misure accessorie della sospensione della patente di guida e della confisca del veicolo, nonché dalla possibilità di arresto in flagranza differita. In tal caso, resta applicabile, in via cautelativa e provvisoria, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente (articolo 8). Sottrarsi ad un posto di blocco diventa così un reato. Difficile dire se questo ridurrà o aumenterà i casi in cui chi non si ferma viene fatto oggetto di colpi di arma da fuoco – spesso letali – come drammaticamente avvenuto dall’introduzione della famigerata Legge Reale del 1975.

Approfondimenti su questo nuovo pacchetto liberticida e repressivo ci saranno nei prossimi giorni.

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