In Italia, il numero degli agenti di polizia (inteso in senso ampio come forze di polizia a ordinamento civile e militare) in rapporto al numero di abitanti è generalmente intorno a 1 agente ogni 430-460 abitanti, una quota percentuale assai superiore a quella di altri paesi europei come Germania, Francia o Regno Unito.
I dati aggiornati al 2021-2023 ci dicono quanti sono in Italia gli uomini e le donne in divisa con funzioni coercitive appartenenti al Ministero dell’Interno e al Ministero della Difesa:
Polizia di Stato: circa ~100.000 unità
Arma dei Carabinieri: circa ~100.000 unità
Guardia di Finanza: circa ~65.000 unità
Polizia Penitenziaria: circa ~40.000 unità
Corpi di polizia locali (Polizia Municipale): circa ~60.000 unità
Il totale approssimativo è di circa 365.000 agenti (comprese le funzioni amministrative e non esclusivamente di “pattuglia”). La popolazione italiana nel 2023 era di circa 58,8 milioni di abitanti. Il rapporto è quindi di 365.000 agenti su 58.800.000 abitanti, ossia di 1 agente ogni 161 abitanti.
Ovviamente il dato include anche personale con compiti amministrativi, investigativi, di sorveglianza penitenziaria, fiscali, ecc. Inoltre, i corpi hanno competenze specifiche e non tutti sono dedicati all’ordine pubblico in strada.
Un poliziotto ogni 220 abitanti. Ancora non basta?
Facendo un confronto a livello internazionale, ma in questo caso secondo i dati dell’Eurostat (2020), l’Italia ha circa 455 agenti ogni 100.000 abitanti, cioè 1 ogni 220 abitanti se non si considerano solo le forze di polizia principali (dato diverso se si includono anche le polizie locali e la polizia penitenziaria). Questa cifra è superiore a paesi come il Regno Unito, Germania, Francia o Scandinavia.
La densità degli agenti di polizia/procapite varia poi tra regioni e città, ma il numero “reale” percepito dai cittadini (presenza o visibilità delle pattuglie in strada) è inferiore al dato complessivo.
Diminuiscono i reati visibili, aumentano quelli meno “impattanti”
Questo numero crescente di agenti delle varie polizie contrasta però con la diminuzione dei reati, inclusi quelli “di prossimità” ovvero quelli legati alla microcriminalità che sono poi quelli più rilevati o percepiti dalla gente comune.
Occorre dire che questi sono anche i reati più direttamente legati al peggioramento delle condizioni di vita di ampi settori popolari o marginali del paese. In particolare da dopo la pandemia di Covid – che è stato e rimane un vero e proprio spartiacque temporale e sociale – la situazione in molti ambiti più deboli della società è crollata verticalmente e non è più risalita. Emblematico anche il ritorno di droghe “a basso prezzo”, ad alta diffusione e, di conseguenza, ad alto incentivo di micro-criminalità per rimediare i due soldi necessari alle dosi.
Facendo un rapporto con i dati di più di dieci anni fa e sulla base degli ultimi dati disponibili (2014-2023) i reati in generale registrano un calo generale. Tuttavia, osservando l’ultimo decennio, la tendenza è stata altalenante. Dopo un picco negativo nei primi anni 2010, c’è stata una relativa stabilità o lieve diminuzione, seguita da un aumento significativo nel 2023. Il dato del 2023 – secondo il rapporto del Viminale, ha registrato un aumento complessivo dei reati del +7,8% rispetto al 2022, un dato che ha invertito la tendenza degli anni precedenti.
Ma occorre sottolineare che il 2023 è stato il primo anno pienamente “post-Covid”. Lo stop e le limitazioni alla vita sociale e degli spostamenti durante la pandemia (2020-2021) ha inevitabilmente influito sulle opportunità di commettere reati, soprattutto per quelli contro il patrimonio.
Nel periodo preso in esame sono diminuiti in modo netto i furti in abitazione, borseggi, scippi, rapine, cioè i reati più fastidiosi e invasivi nella vita quotidiana delle persone.
Anche gli omicidi (che in Italia hanno numeri tra i più bassi d’Europa) mostrano un trend in ulteriore calo, nonostante casi di grande impatto mediatico che sembrano voler per forza dimostrare il contrario.
Sono invece aumentati in modo netto i reati informatici e le frodi, con una impennata costante, favorita dalla digitalizzazione.
Sono aumentati i reati legati alla violenza di genere e allo stalking con un aumento delle denunce, che riflette sia una maggiore diffusione del fenomeno ma anche una maggiore consapevolezza e capacità di emersione. I reati predatori “di strada” ((come le rapine) dopo un lungo calo, nel 2022-2023 hanno mostrato segnali di inversione di tendenza, contribuendo all’aumento complessivo del 2023. I reati come usura ed estorsione sono rimasti sostanzialmente stabili o in leggero aumento in alcune aree.
Si registra poi un andamento altalenante, senza un calo strutturale evidente, per reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione, concussione etc.).
Percezione, manipolazione, realtà
L’attenzione morbosa dei mass media su certi crimini (es. aggressioni, risse) ha creato una percezione di aumento generalizzato della criminalità che non sempre corrisponde al dato statistico reale.
Se si osservano le scalette dei principali telegiornali o l’impostazione dei giornali locali (quelli che è più facile trovare sui tavolini dei bar), queste restituiscono una sensazione perenne di insicurezza, pericolo e attenzione alla “cronaca nera” impressionante ma altrettanto strumentale. Ad aggravare lo scenario c’è poi l’insistenza sul fatto che i protagonisti siano immigrati o meno.
La percezione dunque supera abbondantemente la realtà, ma è proprio su questa manipolazione che la destra gioca la sua partita sulla “sicurezza” e il progetto di uno vero e proprio stato di polizia.
Inoltre va registrato l’aumento delle denunce per reati o violazioni su cui prima c’era meno reazione da parte delle vittime. Per alcuni reati come le molestie o la violenza domestica, si registra un aumento delle denunce che può indicare non un aumento dei fatti, ma una emersione dei reati che prima non venivano denunciati.
Volendo tirare le somme possiamo affermare che negli ultimi dieci anni, non c’è stata una tendenza univoca. Per molti reati tradizionali contro il patrimonio (furti, rapine), il trend è stato in calo fino al 2021/2022, mentre per i reati contro la persona (specie in ambito familiare) e i reati informatici, il trend è stato in netto aumento.
Dunque, già oggi in Italia abbiamo il più alto numero di poliziotti a testa di molti paesi europei eppure – dalla destra ma anche da Pd e M5S – sentiamo ancora parlare di aumento degli organici di polizia, carabinieri, guardie penitenziarie, polizie locali etc. Una solerzia che si perde sempre per strada quando parliamo di medici, infermieri, Vigili del Fuoco, addetti alla protezione civile o ai servizi sociali etc.
Anche i reati più “fastidiosi” per la gente comune (quelli di prossimità come scippi, furti in casa o di automobili o di loro componenti etc.) sono in calo.
Eppure nella percezione sociale, ampiamente manipolata dai mass media e dalla politica, sembra invece il contrario e su questo mondo alla rovescia la destra intende edificare una società-caserma e uno stato di polizia. Facciamogli tana!!
Fonti ufficiali:
Ministero dell’Interno
ISTAT
Rapporto sui bilanci delle Forze di polizia
Eurostat (2020: “Police, court and prison personnel statistics”)
Annuale Statistico del Ministero dell’Interno (ultima edizione: 2023).
Rapporti ISTAT sulla sicurezza dei cittadini.
A questo punto diventa illuminante la lectio magistralis su Repressione è civiltà (Gian Maria Volontè). Ci fa comprendere molte delle cose che stanno avvenendo sotto i nostri occhi.
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