Tra domenica e oggi, sui due quotidiani La Repubblica e Corriere della Sera sono stati pubblicati i risultati di due sondaggi in materia di ordine pubblico e restrizioni delle libertà democratiche.
Dalla ricerca dell’Osservatorio monitoring democracy dell’Università Bocconi realizzato insieme a Swg, – svolta tra gennaio e ottobre 2025 e sintetizzata oggi dal Corriere della Sera – la tendenza alla “tolleranza zero” contro le manifestazioni ha visto crescere i suoi consensi. E questo nonostante che si fosse trattato di manifestazioni per la Palestina, determinate ma sostanzialmente pacifiche.
Erano ancora al di là da venire sia le immagini da Minneapolis o gli scontri a Torino e Milano, sui quali il governo ha costruito la sua campagna di “paura” e l’ennesimo decreto sicurezza, eppure molti sembrano apprezzare le immagini delle brutalità poliziesche che abbiamo visto in Germania o Gran Bretagna, con i ragazzini con la bandiera palestinese inseguiti e fermati da poliziotti nerboruti.
Ovviamente la crescita più marcata di questi consensi al “manganellamento” dei manifestanti appare più consistente tra gli elettori di destra, con circa il 50% di quelli di FdI e Lega, e quasi il 40% di quelli di Forza Italia, che si dicono d’accordo a giustificare l’uso della forza da parte della polizia in piazza, e non solo di fronte ad atti violenti, ma anche di fronte ad atti che violenti non lo sono pur esercitando violazioni della legge (es: blocchi stradali o flash mob).
Insomma l’uso della violenza da parte della polizia è un tema con cui il governo sembra parlare soprattutto alla pancia del proprio elettorato.
Eppure, su questo qualche sorpresa arriva anche dagli elettori di centro-sinistra. Solo il 24% degli elettori del Pd e il 30% degli astenuti rigettano apertamente e in “qualunque circostanza” l’uso della violenza poliziesca. Al contrario, il 52% degli elettori del M5S esprime consenso per forme repressive circoscritte ai soli episodi in cui i manifestanti compiono azioni violente. Più schierati gli elettori di Avs tra i quali nessuno si dice disponibile ad accettare interventi di forza della polizia in qualsiasi circostanza.
Diversi appaiono invece i risultati della ricerca da LaPolis-Università di Urbino (in collaborazione con Demos e Avviso Pubblico e sintetizzata domenica su La Repubblica) condotta anch’essa prima degli scontri di Torino e Milano, dunque non influenzata da questi eventi.
Secondo questo sondaggio i due terzi degli italiani intervistati si sentono preoccupati e/o minacciati per quanto riguarda la “libertà di manifestare” e “protestare”. Temono per “la libertà di pensiero e di parola”.
Curiosamente questa preoccupazione appare trasversale. Commenta il sociologo Ilvo Diamanti che “il grado di preoccupazione, infatti, raggiunge i livelli più elevati – oltre l’80% – fra coloro che si collocano a sinistra, ma superano ampiamente il 70% anche nella base di centro-sinistra. Scendono, invece, in modo significativo, fra le persone che si dicono di centro, pur mantenendosi, comunque, ben oltre la metà. Mentre calano nella base di centro-destra e di destra. Dove, comunque (quelli preoccupati per le libertà, ndr) si mantengono intorno al 50%.
La preoccupazione per le minacce alla libertà di parola sale però ben al 73% e al 62% nel caso della libertà di manifestazione tra gli intervistati che non si collocano né a destra né a sinistra.
Secondo Diamanti la preoccupazione che attraversa l’Italia è, quindi, ampiamente condizionata da ragioni “politiche”. “Dettate, soprattutto, dalla posizione rispetto al governo di centro-destra. E ai soggetti che ne fanno parte. Tuttavia, il senso di incertezza degli italiani appare trasversale”.
Dalla ricerca Bocconi-Swg risulta che circa il 63% dei cittadini intervistati non ha mai partecipato ad una manifestazione in vita sua e non intende farlo in futuro, mentre appena il 2,5% partecipa abitualmente a manifestazioni politiche.
Assistiamo dunque da un lato a quella morbosità per cui chi non fa le cose chiede che a chi le fa le suonino di santa ragione se rompono la routine quotidiana di chi resta alla finestra. Sembra quasi di sentire nelle orecchie le note di una vecchia canzone di Claudio Lolli.
Dall’altro cresce nell’opinione pubblica la percezione che una serie di libertà democratiche acquisite nei decenni oggi sono a rischio, una percezione che però quando deve declinarsi in politica sembra procedere molto a casaccio, e magari finire nelle mani proprio di chi quelle libertà vuole sopprimerle.
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