Il 7 maggio incroceranno le braccia le lavoratrici e i lavoratori della scuola, insieme alle studentesse e agli studenti, con manifestazioni territoriali in decine di città, chiamando nuovamente al boicottaggio delle prove INVALSI (lo sciopero è indetto anche per il giorno 6 al fine di dare massima copertura ai lavoratori e alle lavoratrici) e raccogliendo l’invito alla mobilitazione dell’assemblea internazionale giovanile “We do not enlist” contro la reintroduzione della leva militare e la militarizzazione delle scuole.
“Sciopereremo insieme perché abbiamo un unico progetto: una scuola diversa da quella che il sistema capitalista in crisi ci sta imponendo” – scrivono OSA (Opposizione Studentesca d’Alternativa) e Usb Scuola in un comunicato congiunto – “Rifiutiamo la scuola messa al servizio della guerra e dei privati e vogliamo costruire una risposta collettiva all’altezza della fase storica. Sciopereremo contro la militarizzazione della scuola e della società, contro la leva obbligatoria, contro la riforma degli istituti tecnici e professionali che consegna la formazione delle classi popolari direttamente nelle mani delle imprese e contro un rinnovo contrattuale che offre salari vergognosi in una fase in cui l’inflazione è destinata a crescere, trascinata dai costi di guerre che non abbiamo voluto e non vogliamo”.

È in questo quadro già desolante che si sta innestando la riforma degli istituti tecnici e dei professionali. I nuovi percorsi 4+2 e i nuovi quadri orari dei tecnici consegnano la formazione tecnica e professionale direttamente nelle mani delle imprese: i programmi si piegano alle esigenze produttive dei territori, la formazione generale e critica viene ulteriormente erosa, e gli studenti delle classi popolari – quelli che storicamente frequentano i tecnici e i professionali – vengono avviati a diventare manodopera qualificata su misura per il distretto industriale di turno.
Non è orientamento, è selezione di classe. Non è innovazione didattica, è privatizzazione strisciante del sapere, che riserva la cultura umanistica e scientifica a chi può permettersi altri percorsi e destina gli altri a essere ingranaggi efficienti della filiera produttiva. Anche questa riforma va respinta.
“La scuola di Valditara non è la nostra. Le sue politiche reazionarie, classiste, repressive e di militarizzazione sono nemiche di studenti e lavoratori” – scrivono Usb Scuola e gli studenti e le studentesse di OSA – “Riappropriamoci di spazi di democrazia e di organizzazione sociale e politica a partire dalle scuole, lottiamo per una nuova scuola statale al servizio di chi la fa e la vive. Cancelliamo quasi 40 anni di controriforme, opponiamoci a quella distruzione della scuola che è finalmente tema diffuso anche grazie a film, saggi, dibattiti che hanno contribuito a rimettere in moto la riflessione collettiva.
Lo sciopero del 7 maggio è un atto di accusa contro una scuola che non deve essere ridotta a produttrice di “capitale umano” da immettere sul mercato del lavoro secondo le logiche della competitività e del profitto. In tal senso viene respinta con forza la retorica delle competenze, strumento ideologico con cui si svuotano i saperi critici e si addestrano menti flessibili, adattabili, sfruttabili. Viene inoltre ribadito ancora una volta il rifiuto della formazione scuola-lavoro, ritenuto uno sfruttamento di lavoro minorile e non certo esperienza formativa, che è già costata la vita a troppi giovani e che troppi altri instrada nella logica del servizio al profitto.

In queste ore drammatiche gli studenti invitano però a fare un passo in più di fronte al rischio di escalation della guerra in Iran e le sue ricadute sul resto del mondo, con il genocidio del popolo palestinese che continua nel silenzio generale e grazie alle complicità nei confronti dello stato di Israele e del sionismo, dobbiamo saper riconnettere scuola e società reale.
La scuola rischia di essere risucchiata nella spirale folle innescata dagli USA di Trump, con il silenzio-assenso degli altri governi occidentali.
Per i governi europei e occidentali, essa deve essere funzionale al processo di militarizzazione della nostra società. In molti paesi si è già reintrodotta o ci si avvia a reintrodurre la leva militare obbligatoria.
Gli studenti affermano di non voler essere carne da cannone, forza lavoro disponibile, o mere risorse umane da ottimizzare per l’economia di guerra. Il progetto di reintroduzione della coscrizione non è separabile dall’escalation bellica in atto in Europa, dall’aumento delle spese per gli armamenti a scapito di quella in welfare, dalla narrazione bellicista che vuole trasformare le nostre scuole in anticamere delle caserme.
Emblematicamente il 7 maggio sarà lo stesso giorno dello sciopero dei lavoratori portuali di USB, della loro protesta per la sicurezza dei porti e contro la loro privatizzazione e militarizzazione, una convergenza che significa riconnettere i grandi protagonisti delle mobilitazioni dello scorso autunno, dare forza a un progetto alternativo.
USB Scuola e gli studenti di OSA rivendicano la loro alleanza come scelta strategica, non come gesto simbolico.
L’unità tra lavoratori della scuola e studenti è un punto di forza perché la scuola è attraversata dalle stesse contraddizioni che attraversano tutta la società: sfruttamento, precarietà, militarizzazione, subalternità al capitale. “Resistere insieme, dentro e fuori le aule, è l’unica risposta all’altezza del nostro presente. Studenti e lavoratori della scuola non si arruolano ma lottano uniti per una nuova scuola, per formare un mondo nuovo!” affermano gli studenti.
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