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Inchiesta. Tor Vergata manda gli studenti a lezione dalla NATO

La militarizzazione dell’università è ormai così pervasiva che non riguarda solo alcuni corsi e alcuni settori, ma si estende a un intero modo di pensare l’istruzione e la formazione dei cittadini del futuro, ai quali va inculcata l’idea che “la logica militare non dev’essere confinata alla difesa, ma diventare modello generale di gestione del reale“.

È questo che si legge nel dossier “Tor Vergata gioca alla guerra“, curato dall’organizzazione giovanile Cambiare Rotta, presentato mercoledì mattina in Piazza Stella, presso gli edifici di Lettere e Filosofia del secondo ateneo di Roma. L’inchiesta parte dalla partecipazione di alcuni studenti dell’università a uno stage sponsorizzato da Tor Vergata e organizzato dal Centro Alti Studi Difesa (CASD).

Abbiamo potuto leggerne il testo, consegnatoci dall’organizzazione giovanile. Al centro delle attività vi era un wargame, ovvero un gioco di strategia che simula situazioni di guerra. La partecipazione a questa iniziativa presso il CASD è stata proposta agli studenti direttamente dal vertice del corso universitario in Global Governance, e il messaggio che passa è che “il rapporto con la struttura militare non sia un’anomalia, né una scelta, ma l’espressione di una formazione universitaria di alto livello“, si legge nel dossier.

Operation Janus” è il nome del wargame. I partecipanti sono divisi tra il Team Blue (la NATO) e il Team Red (Cina e Russia). Un’indicazione molto chiara su come la militarizzazione debba essere intesa come qualcosa di propedeutico a far scontrare il “giardino” dell’imperialismo occidentale con l’emergere di un mondo multipolare.

A fare da “arbitro” del gioco, simulando “il Segretario NATO, era il Generale Francesco Diella, ex direttore della Divisione di Sicurezza Cooperativa della NATO (2020-2023) e Senior fellow del Centro Studi Machiavelli, un think tank di estrema destra, che vanta nel suo board il Ministro Giuseppe Valditara e il deputato della Lega Guglielmo Picchi. Tra le sue collaborazioni: Meloni, Tajani, Crosetto, Orban, JD Vance, Eric Zemmour, Capezzone, Fontana, Giubilei, e molti altri alti ufficiali militari e membri dell’estrema destra internazionale“.

Il profilo del generale, ricostruito dagli studenti di Cambiare Rotta, mette subito in chiaro il terreno culturale e politico sulla base del quale è stato edificato lo stage. Ma su questo torneremo, perché prima c’è un altro elemento da sottolineare: il teatro della simulazione è il Mediterraneo allargato, “termine che è già un’operazione politica traslata alla geografia“.

È proprio il “Mediterraneo allargato”, dallo Stretto di Gibilterra al Golfo Persico, passando per il Mar Rosso, che è indicata come un’area centrale per la proiezione strategica delle capitali europee e di Bruxelles, e verso cui l’Italia sta concentrando molta della sua attenzione diplomatica ed economica. Anche per motivi evidenti, visto come proprio questa zona sia diventata dirimente nello scenario geopolitico, con le guerre provocate dall’imperialismo occidentale e dal suo braccio sionista.

Il wargame non ha valore solo teorico: serve a preparare i militari presenti a uno scenario concreto di guerra nel settore, così da renderli strumento consapevole degli interessi imperialistici europei. Gli studenti, invece, rappresentano stati deboli, incapaci di azioni significative. E così, “l’esperienza smette di essere semplice simulazione e diventa una pedagogia implicita del potere“, scrivono con estrema pregnanza i giovani di Cambiare Rotta nel dossier.

In Operation Janus, “il mondo viene ridotto a problema di sicurezza“, in cui “la NATO si limiterebbe a reagire, a difendersi“. L’alleanza atlantica viene “presentata come attore responsabile della stabilità, ogni sua azione viene depoliticizzata e legittimata“, ridotta a “fatto tecnico”. E in questa legittimazione viene promossa la caduta di ogni barriera tra dimensione civile e militare.

Per finire, torniamo al discorso sul retroterra fascista di questa iniziativa. Gli studenti di Cambiare Rotta sono stati inseriti, così come gli altri partecipanti allo stage, in un gruppo Whatsapp, nel quale vengono “esposti tanto a battute di pessimo gusto quanto a riflessioni esposte con convinzione, come quando rispetto al ‘problema degli zingari’ esposto da un Maggiore dell’Esercito, un Tenente Colonnello dei Carabinieri ha risposto di ‘confidare nei fasci del quartiere’“.

Oltre a vari inneggiamenti a Mussolini, il dossier presenta l’ultimo tassello di questa storia: nelle stanze del CASD vi sono anche due ufficiali del Battaglione Azov. I rappresentanti dell’unità nazista ucraina sono lì per una serie di conferenze alla Scuola per Ufficiali dei Carabinieri, riporta l’inchiesta degli studenti. Speriamo che qualche risposta, al riguardo, venga dalle autorità interessate.

Nel frattempo, non possiamo che ritenere importantissima la diffusione del dossier di Cambiare Rotta, che nel testo ricorda che questa attività antimilitarista e contro la guerra è stata condotta con in mente un percorso di mobilitazione internazionale, verso lo sciopero studentesco e universitario del 7 e la mobilitazione giovanile europea dell’8 maggio contro la leva militare e la militarizzazione dell’università“.

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Qui il testo completo del dossier.

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