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Il declino dell’Occidente, visibile a tutti

In questa particolare fase storica, il cosiddetto modello occidentale sta visibilmente rivelando un periodo di crisi e di scarsa credibilità. Molti ormai si domandano se si tratti di una tendenza al declino irreversibile o meno.

Secondo un sondaggio pubblicato martedi dall’istituto SWG di Trieste, in Italia l’opinione pubblica appare divisa, anzi fortemente polarizzata, anche su questo argomento.

Si dividono esattamente quasi metà del campione degli intervistati coloro che pensano che l’Occidente non abbia una prospettiva, mentre una quota analoga lo ritiene solo provvisoriamente in difficoltà.

Tra le cause di questa percezione negativa sull’Occidente, la principale è quella che la intravede nelle disuguaglianze sociali (il 40%), mentre sono “solo” il 18% quelli che la declinano con il capitalismo. Insomma il tema delle disuguaglianze ormai non sfugge più all’attenzione sociale come era stato negli anni dell’egemonia e della mistificazione neoliberista.

E’ forte la percezione che tra le cause negative ci siano contestualmente il ruolo degli Stati Uniti e la debolezza dell’Unione Europea. I più sensibili al rischio della guerra e del militarismo o alle pretese di supremazia occidentale oscillano tra il 21 e il 23%.

Ma alla domanda più specifica su “cosa” stia mettendo in crisi l’Occidente in questa fase storica, è significativo che la maggioranza ne individui le cause più all’interno del blocco euroatlantico che per minacce esterne. Infatti anche su questo per il 66% complessivamente deriva dalla debolezza della Ue e dalla mancata unità dei paesi europei. Per il 38% è colpa di Trump e per il 20% degli Stati Uniti.

La diffusa percezione del declino dell’Occidente è venuta crescendo con la guerra in Ucraina e si è poi rafforzata con la vergognosa complicità con Israele nel genocidio dei palestinesi. Su quest’ultimo aspetto è stata rivelatrice la frase del cancelliere tedesco Merz secondo cui “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”. Una ammissione di corresponsabilità e colpevolezza contundente che spiega molte cose.

Mentre sulla guerra in Ucraina è emblematico quanto scrive Emanuel Todd nel suo libro “La sconfitta dell’Occidente”.

Per Todd a seguito della guerra in Ucraina è emersa “la solitudine ideologica dell’Occidente e l’inconsapevolezza del proprio isolamento. Essendosi abituati a dettare i valori a cui il mondo deve aderire, gli occidentali credevano sinceramente, e stupidamente, che il pianeta intero fosse pronto a condividere la loro indignazione nei confronti della Russia. La loro aspettativa è rimasta delusa”. Detto da un autore che aveva anticipato la dissoluzione dell’Urss, è una diagnosi che va presa in seria considerazione. Soprattutto alla luce della rincorsa – e su molti settori il superamento – all’innovazione tecnologica e all’aumento di salari e consumi da parte dei paesi emergenti rispetto a quelli a capitalismo avanzato occidentali.

Sul declino dell’Occidente, come abbiamo visto anche dal sondaggio SWG, pesano infatti anche le accresciute disuguaglianze sociali interne che dimostrano come il trickle down (lo sgocciolamento di ricchezza dall’alto verso il basso, ndr) sia stata una vera e propria mistificazione diffusa per decenni dalle classi dominanti in Europa e negli Stati Uniti.

Secondo Emmanuel Todd l’espansione dell’istruzione superiore di massa in Occidente ha prodotto un paradosso: si è andata costituendo un’élite iper-istruita, culturalmente omogenea ma socialmente distaccata, che si è progressivamente separata dal resto della popolazione, alimentando risentimento, sfiducia e “un subconscio inegualitario che incrina il patto sociale”. 

Questa brutale “polarizzazione” non ha prodotto solo una frattura economica e sociale, ma anche una distanza che mina la legittimità delle classi dirigenti.

Per dare un indicatore di questo boom delle disuguaglianze sociali si può osservare come l’indice di Gini sia aumentato in undici Stati membri dell’Unione europea tra il 2012 e il 2021. L’Italia, con un indice Gini pari al 32,7%, nel 2022, si colloca stabilmente sopra la media europea (29,6%), segnalando un divario crescente che accentua la rabbia e il risentimento delle classi medio-basse.

C’è materia su cui lavorare e sulla quale poter intervenire per trasformare tutto questo in una istanza di emancipazione e trasformazione sociale che rimetta al centro il tema dell’uguaglianza. Non solo.

Al declino dell’Occidente provano a rispondere anche le classi dominanti, alimentando una tendenza guerrafondaia e predatoria verso l’esterno e un avvitamento autoritario all’interno delle proprie società. Di fronte al tecno-fascismo che spira dagli Stati Uniti alimentato dai suprematisti delle nuove oligarchie capitaliste del mondo digitale e diffuso nella società dai suoi terminali politico/messianici, si comprende bene come le risposte al declino dell’Occidente – inteso inevitabilmente come Occidente capitalistico – siano divaricanti e antagoniste tra loro. E su questo che possiamo e dobbiamo riaprire la partita tra socialismo o barbarie.

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