I fatti sono ormai sulla bocca di tutti e la paura ha percorso la vita dei cittadini modenesi che, in uno dei tanti tranquilli sabati pomeriggi, percorrevano il centro della città.
Per una volta purtroppo la realtà violenta ed aggressiva, quella esaltata anche dalla guerra, della sopraffazione sociale e della repressione del dissenso, si è mostrata in tutta la sua crudele consistenza.
Un ragazzo di 31 anni – italiano nato a Bergamo, laureato in economia, residente nel modenese a Ravarino, il paese dove un finto attentato esplosivo poco tempo fa ha minacciato un centro culturale islamico, in trattamento psichiatrico per sindrome schizoide – ha investito 8 persone con la sua auto in pieno centro. Le condizioni di 4 di loro sono gravissime, una donna rischia come minimo la perdita delle gambe.
Salim El Koudri ha origini marocchine e, prima ancora di conoscere i fatti, ancora una volta una parte della politica italiana si è concentrata subito su questa notizia per carcere di trarne un qualche vantaggio propagandistico.
Tralasciando alcune affermazioni, come quelle del ministro Salvini “remigrante” dell’ultima ora, giusto in coppia con alcuni titoli ed aperture giornalistiche degne del peggiore spirito xenofobo ed islamofobo, c’è una parte di questa storia che non si vuole ne sentire ne affrontare.
Non stiamo parlando della solita opinione all’italiana, ma di quella che non fa piacere sentire e che mette a nudo e denuncia una realtà sociale che tutti i giorni sta cambiando e che sta producendo i suoi effetti devastanti sulla vita delle persone. A partire da quelle più fragili e più povere.
Innanzitutto e come punto di partenza anti-xenofobo e comunitario, è doveroso ringraziare i quattro cittadini – di cui due egiziani – che hanno inseguito, bloccato, disarmato del coltello e di fatto arrestato Salim subito dopo il suo tentativo di fuga. Cittadini che hanno rischiato la vita, uno dei quali è stato più volte ferito, per la comunità. Un successo civile di cui però una società evoluta non dovrebbe meravigliarsi.
Un azione civile ammirevole che ha dimostrato chiaramente come esaltare le origini etniche dell’aggressore, facendone l’oggetto negativo e principale della vicenda, è in realtà una vera e propria azione di manipolazione cognitiva. Vergognosa e pericolosa.
Una politica strumentale in cui l’esaltazione del pericolo “maranza” e della “devianza giovanile”, attribuita esclusivamente ai figli d’immigrati “di seconda generazione”, trova strategie adeguate e subdole per influenzare i processi mentali, le convinzioni o i comportamenti sociali. Soprattutto se le origini di chi compie una pazzia diventano la “spiegazione” vomitata al popolo.
I problemi sono molti e diversi, ma spesso la politica a decidere di non affrontarli e riguardano in questo caso i servizi di assistenza sociale specificatamente rivolti alla cura della salute mentale. Anche perché, come detto, Salim El Koudri, era stato seguito tempo addietro dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizofrenici. A meno che si ritenga utile riaprire i manicomi o l’uso smodato del TSO e di psicofarmaci. Il che non ci esime però dall’accettare passivamente una soluzione che usa come “strumento curativo” l’utilizzo della violenza legale rivolta verso ai cittadini malati, privandoli di tutela e libertà a vita.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 in Italia, secondo il rapporto del Ministero della Salute, sono state assistite dai servizi di salute mentale oltre 845.000 persone, pur in assenza di adeguate risorse umane ed economiche. Basta parlarne con qualsiasi operatore dei servizi sanitari nazionali.
Questo nonostante siano accertati oltre 16 milioni di italiani con disturbi psicologici di media e grave entità, con un + 6% rispetto al 2022. Se vi aggiungiamo che solo il 16% dei 148 mila psicologi italiani lavora in strutture pubbliche, non è difficile capire che curarsi diventa quasi impossibile, specie se si è poveri e la terapia non è riducibile ad un farmaco.
Dobbiamo comprendere che se la politica non investe seriamente nella salute anche mentale, invece che in armi, continuando a promuovere privatizzazione delle cure, diventa difficile dotare la nostra società di strumenti atti a recuperare la persona in difficoltà ed evitare gesti come quello di Modena. A prescindere dalle origini etniche…
Questo fatto ha però evidenziato un altra “emergenza nazionale”.
L’uccisione di Bakari Sako, bracciante immigrato, e l’aggressione contro i cittadini modenesi di Salim El Koudri parlano della nostra perdita di umanità e di quello che stiamo in maniera complice e passiva accettando. Parla del valore umano che attribuiamo ad ogni persona in modo altamente variabile.
La salute mentale dei giovani, anche nella nostra città, subisce costantemente attacchi che destabilizzano la psiche di tanti che si ritrovano soli.
A minacciarla sono molteplici fattori: la violenza di Stato tra nazioni e verso i cittadini dissidenti; la precarietà e la distruzione dello Stato sociale che negano la sicurezza lavorativa e quindi una prospettiva di vita degna; ma anche gli atti di bullismo e il razzismo, dentro e soprattutto fuori dalle scuole. Si tratta di criticità che le organizzazioni sociali e di volontariato segnalano da anni alle autorità, restando totalmente inascoltate.
Gli immigrati e i loro figli sono giudicati non per la violenza che hanno subito, ma secondo il modo in cui rispettano le regole imposte. Devono controllare e giustificare in pubblico la loro posizione sociale per essere considerati “socialmente inseriti”.
Una società che pretende questo, l’empatia tra i popoli, che dovrebbe essere utile a superare tutte le differenze, diventa dominio, soprattutto nel momento in cui si decide di non rispettare il sistema di potere vigente ed imposto.
Parti di mondo, anche a causa nostra, sono arrivate da zone di guerra e non ne stiamo parlando seriamente. Se non in modo profondamente manicheo, non considerandoci esseri umani tra gli umani; non considerando uomini e donne che hanno inciso anche fisicamente il dolore e la storia di vita passata, sulla loro pelle.
Questa società sta producendo anche giovani arrabbiati con un mondo nel quale non riescono più a vedere un possibile futuro. Questo mondo, il cui unico modello di crescita e successo viene spesso venduto come facilmente raggiungibile, costringe a considerarsi falliti e perdenti se non si regge il passo con la produttività richiesta e l’accettazione dello sfruttamento lavorativo. È una violenza sociale subdola e competitiva, intrisa di pulsioni di annientamento dell’altro, come abbiamo visto da Modena a Taranto.
Casi di fragilità psichiche radicalizzate? Questo giudizio lo lascio agli esperti e non voglio neanche provare a giudicare, se non rispetto al livello politico assurdo e distruttivo espresso e che ormai lega la destra italiana e di governo al suprematismo di Tramp o israeliano.
“La violenza è stata normalizzata – afferma la psicologa Manuela Ciambellini di Modena – spettacolarizzata, resa linguaggio quotidiano. Una cultura che insegna che ci sono vite che contano e vite che possono essere schiacciate senza conseguenze morali. Ogni giorno assistiamo allo sdoganamento della brutalità: nelle guerre trasmesse in diretta come eventi da commentare, nei morti ridotti a numeri, nei migranti descritti come minacce, nella povertà trattata come colpa individuale. Finché continueremo ad accettare guerre, oppressioni e disuguaglianze come elementi normali dell’ordine del mondo, continueremo anche a produrre generazioni incapaci di riconoscere il valore umano dell’altro. Non basta indignarsi bisogna avere il coraggio di guardare la società che produce e cresce queste persone”.
Una cittadina modenese ha scritto in una chat:
“Sono stufa di vedere le stesse parole tossiche e razziste dove il crimine di una persona diventa crimine collettivo. Sono stufa di vedere strumentalizzato in dolore di chi si trova disgraziatamente a vivere tragedie”.
Dobbiamo prendere atto che, il misero spettacolo dei politici che sfruttano il dolore di Modena, stanno intossicando questo paese e forse nessun dibattito maturo potrà purificare questa putrida aria politica, se non con un cambio netto delle politiche per il lavoro, sanità, Stato sociale e politiche giovanili.
Noi tutti ci meritiamo molto di più; ci meritiamo un altro modo di pensare il mondo.
Link:
https://tg24.sky.it/cronaca/2026/05/16/modena-auto-sui-pedoni-in-centro-ci-sono-feriti
https://www.tiktok.com/@ilaria.arnoffi/photo/7640582173166243104?_r=1&_t=ZN-96Q3wxiCskQ
*giornalista modenese di Alkemianews
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