In questi giorni è arrivata una vera e propria pioggia di denunce e sanzioni pecuniarie ad attiviste e attivisti di vari movimenti e organizzazioni di Pisa. Si tratta di un insieme di oltre 140 ipotesi di reato per 54 persone, a cui vanno aggiunte diverse multe, per un totale di oltre 60 misure riguardanti una serie di iniziative e manifestazioni che vanno dal luglio 2025 a questa primavera.
Il carattere repressivo e intimidatorio è evidente, sia nella mole degli atti contestati e del danno economico annesso per vicende che si sono svolte in maniera assolutamente pacifica, sia nell’aver sparato nel mucchio cercando di portare a processo una lunga sfilza di soggetti per eventi che si svolti nel corso di una decina di mesi.
Nel proprio comunicato pubblico, Potere al Popolo scrive “dalle accampate in università fino alle più recenti manifestazioni, passando per le partecipatissime piazze che hanno scandito le giornate di sciopero generale di questo autunno animate dall’USB e dal sindacalismo di classe, l’accanimento poliziesco si concentra su decine di giovani studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori che hanno animato quelle mobilitazioni“.
Come ricorda l’organizzazione politica, la classe dirigente in crisi del nostro paese, così come lo è tutta quella dell’Occidente collettivo “ripropone in salsa moderna il vecchio adagio della doppia guerra”: quella interna contro i lavoratori e chi si mobilita, e quella esterna come via d’uscita per il proprio fallimento.
Per questa doppio guerra, Pisa è sicuramente un punto materiale e simbolico di non poco conto. Oltre ad importanti stabilimenti (come quello della Piaggio), è qui che si trova Camp Darby, principale hub delle forze armate statunitensi nel Mediterraneo. La repressione, tanto più in questo caso, doveva mandare un preciso messaggio politico: non intralciate gli indirizzi di riarmo e guerrafondai che animano in maniera sempre più esplicita l’imperialismo occidentale.
E doveva anche fare in modo di intimidire, appunto, proprio per stroncare qualsiasi idea che ciò che è successo in autunno, con le piazze al fianco del popolo palestinese e contro la complicità del governo italiano nel genocidio, si potesse ripetere anche quest’anno. I tempi con cui arrivano le denunce e le multe parlano da soli, e vogliono scoraggiare chiunque a manifestare fra qualche mese.
La “rottura degli argini” sviluppatasi intorno al nodo delle alleanze imperialiste internazionali che stanno alimentando la pulizia etnica in Palestina, per il suo carattere eminentemente politico, preocccupa la classe dirigente. Sempre Potere al Popolo scrive che le proteste degli scorsi mesi hanno espresso “una cesura rilevante non solo con la rassegnazione e l’apatia verso il conflitto e la partecipazione politica, ma più in generale nei confronti della tragica congiuntura in cui siamo immersi“.
E quello che preoccupa, soprattutto, è che la cesura che si è sviluppata sul campo delle relazioni internazionali e dell’ipocrisia del modello “democratico e progressivo” che l’Occidente dice di difendere non trova rappresentanza politica in nessuna forza parlamentare. Non la trova di certo nei fascisti della maggioranza, ma non la trova nemmeno nel “campo largo” e nei suoi addentellati (la CGIL ha fatto di tutto per depotenziare l’indignazione di piazza lo scorso autunno, salvo poi doversi accodare allo sciopero generale del 3 ottobre).
Nei mesi scorsi abbiamo assistito a decreti sicurezze e antisemitismo pensati per mettere a tacere il dissenso, abbiamo assistito a processi costruiti su imbeccamento del Mossad (chi si scorda Fratoianni che afferma che il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia “non è suo amico“, e a questo punto nemmeno la Corte di Cassazione che ha smontato il teorema giudiziario impacchettato contro di lui e altri palestinesi).
Riportando ancora il comunicato di Potere al Popolo, “i milioni scesi in piazza nelle manifestazioni contro il genocidio israeliano e a sostegno del popolo palestinese, i grandi scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025 indetti da USB e dal sindacalismo di classe, le manifestazioni per i popoli del Medio e Vicino Oriente, la difesa di Cuba socialista e le mobilitazioni contro l’intervento USA in Venezuela, dimostrano proprio che c’è un pezzo di Paese che rifiuta la logica della guerra e dell’imperialismo“.
“È quello stesso popolo dell’autunno – continua il testo – che ha riempito di NO le urne al referendum, sfiduciando direttamente il governo Meloni e le sue politiche di guerra e di repressione“. E che, appunto, l’opposizione si barcamena per trasformarlo in voti nelle urne del 2027, disinnescando la richiesta di cambiamento politico radicale che ha espresso, anche se ancora non organizzato. Mettere a tacere chi quelle piazze le ha animate e continua a chiamarle è un passo fondamentale il doppio fronte di guerra portato avanti in maniera bipartisan.
Proprio per questo, così come conclude anche Potere al Popolo, appare evidente che sarà necessario “moltiplicare l’iniziativa e estendere la solidarietà“, per smascherare la repressione e raccogliere fondi per le spese legali. Del resto, le manifestazioni da cui scaturiscono le “ipotesi di reato” erano piene di milioni di persone. Le denunce e le multe stanno colpendo simbolicamente un intero popolo che ha deciso di esprimere il suo dissenso, e quando si arriva a questo punto non la si passa mai liscia…
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Giovanni
Fratoianni gira con la Tesla da 50.000 € del fascio-sionista Musk, fa da utile stampella al Pd e ripete consunte e telegrafiche dichiarazioni politiche come in un triste rosario…, il tutto sotto il manto del campo extra- large della cosidetta “opposizione”…..
Robby
Sarebbe opportuno aprire un fondo di solidarieta’.