Il pomeriggio di ieri nella Capitale ha visto ben quattro manifestazioni e una vistosa contrapposizione di contenuti.
La destra neofascista che ruota intorno a Casa Pound aveva chiamato una manifestazione nazionale nel quadro della campagna europea sulla “Remigrazione” animata dai tedeschi di Afd e fatta propria dalla destra a livello continentale. Una materializzazione del razzismo e della xenofobia senza più infingimenti, al contrario, è una dichiarazione di guerra contro milioni di immigrati (il 6,4% della popolazione europea) sulla quale costruire le proprie fortune elettorali. La scelta del corteo neofascista è ripiegata però in “zona amica”, da piazza della Libertà a Piazza Risorgimento, un quartiere vicino al centro con una storia e un insediamento di destra.
Parallelamente hanno sfilato in corteo da Piazza della Repubblica e San Giovanni le associazioni pro-vita e antiabortiste. Infine, per non farsi mancare nulla, un altro pezzo di neofascisti si riuniva all’Auditorium per inaugurare il movimento dei “legionari” di Vannacci. Una calata reazionaria sulla Capitale per tutti i gusti.
Di fronte a tante sgradite presenze, sono state convocate due contro-manifestazioni: una organizzata dalle forze che fanno riferimento al campo largo (Cgil, Avs, alcuni centri sociali, Anpi, Arci etc.) al Colosseo; l’altra convocata dal Movimento per il diritto all’abitare, Usb, Potere al Popolo, Cambiare Rotta, OSA a Piazzale del Verano sullo slogan: “Respingiamoli” e “Assediamo i mandanti”,
La prima, decisamente molto numerosa e con partecipazioni a livello nazionale, ha sfilato da Via dei Fori Imperiali a Piazza Vittorio.
La seconda con diverse migliaia di persone ha sfilato dal Verano fino a Porta Pia sotto al ministero delle Infrastrutture guidato da Salvini. Sotto al ministero sono stati bruciati una ruspa e un carro armato di plastica, simboli assai cari al ministro leghista, il quale si è indispettito parecchio ed ha fatto un post accusando i manifestanti di essere dei “poveri comunisti”.
Nella manifestazione del Verano la presenza di immigrati era ben visibile e numerosa, in fondo sono loro l’oggetto principale della campagna razzista della destra. Questa presenza era meno evidente nella manifestazione del Colosseo, con una composizione politica e sociale più tradizionale delle manifestazioni “della sinistra”.
Tra l’altro la giornata aveva visto l’Usb convocare piazze contro la “Remigrazione”, oltre che a Roma, anche in altre città italiane con presìdi a Milano, Bergamo, Vittoria, Torino, Genova, Livorno, Cosenza, Potenza, Pescara anche a seguito della riuscita assemblea nazionale dei lavoratori migranti svoltasi di recente.
Sul piano dei numeri i fascisti sono stati surclassati dalle contromanifestazioni. La loro capacità di mobilitare le piazze a livello nazionale appare ancora contenuta, ma sarà sui territori che si giocherà gran parte della contrapposizione frontale sul contrasto alla “Remigrazione”, e in questi la “sinistra” del campo largo presenta ancora buchi impressionanti.
Una grande manifestazione può appagare, ma è sul terreno sociale quotidiano che va vinta una battaglia che non sarà affatto facile.
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sframano
vanno osteggiate sia l’accoglienza indiscriminata che porta business nelle tasche dei mafiosi ed è sostenuta da politici del pd e avs così solidali coi migranti quanto skurdarielli se non peggio (nel caso del pd) verso un noto stato dell’apartheid
sia il razzismo contro i migranti che altro non sono che un anello di una catena ben più grande mi chiedo ma voi pensiate l’immigrazione sia un processo naturale? se si come mai è sostenuta dai sostenitori delle guerre come pd e sinistri e non ostacolata dalla destra di lega e fdi se non a parole? da quanto ci sono loro al governo ci sono addiritutra piu sbarchi che quandeo cera la sinitra
Redazione Roma
L’emigrazione è un processo fisiologico che sposta persone dai paesi più poveri verso quelli ricchi. L’Italia ne sa qualcosa. Quando la mobilità era limitata (fino alla metà del Novecento) il processo era più governabile (e lo si vede oggi anche con il turismo di massa che pure è altra cosa). Oggi è decisamente più complicato. Del resto se nel mondo le disuguaglianze aumentano e lo sviluppo disuguale pure, questi flussi resteranno inevitabili. Così come ha fatto nonno Salvatore un secolo fa emigrando all’estero, oggi ci prova Ajatay venendo in Europa. Il problema è come gestirlo al meglio e a tutto campo, privandolo delle sue contraddizioni più laceranti che poi sono quelle che vengono strumentalizzate.