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“Per un calcio giusto e popolare”, una petizione ha raccolto 150mila firme in 45 giorni

Il 17 giugno a palazzo Madama si è tenuta la conferenza di presentazione della raccolta firme “Per un calcio giusto e popolare”, petizione sostenuta da circa duecento tifoserie e gruppi organizzati in tutta Italia che sottopone un documento di sette punti alla discussione in Parlamento:

– campionati meritocratici;

– prezzi accessibili, 20€ per la Serie A, 15€ per la Serie B e 10€ per la Serie C;

– orari e calendari rispettosi dei lavoratori;

– promozione di uno stadio A misura di tifoso;

– tutela delle trasferte dei tifosi ospiti, in modo che siano programmabili con largo anticipo;

– stop a misure ingiuste e sproporzionate;

– regole stringenti sulla proprietà delle società calcistiche e multiproprietà.

L’iniziativa si inserisce in una fase di grande trasformazione per il mondo del calcio, alle prese con i meccanismi di finanziarizzazione del “business” e un conseguente allontanamento dal sentimento popolare che caratterizza lo sport più praticato al mondo, ripreso e difeso nella petizione.

Un’iniziativa che, con poca sorpresa, non sta ricevendo la meritata attenzione nei media sportivi nazionali, impegnati più con le chiacchiere da mercato e i mondiali patinati in Nordamerica.

Ma di chiacchiere, come spesso accade sugli spalti, se ne sentono poche e sono più i fatti a determinare l’andamento degli eventi. La petizione infatti in un mese e mezzo ha raccolto la bellezza di 150.000 firme, in assenza di qualsiasi campagna mediatica di rilievo a sostegno della raccolta.

A testimonianza una volta di più di come quelle che vengono chiamate in modo dispregiativo “sottoculture” dalla discussione pubblica, come quella ultras, costruiscono dei meccanismi di coinvolgimento e partecipazione sconosciuti e non perimetrabili dai grandi media di informazione e orientamento del pensiero.

Sostenuta da una rappresentanza di tifosi giunti da tutta Italia, presso l’Aula Convegni del Senato della Repubblica il senatore De Poli ha promosso la conferenza “Da Nord a Sud, per un calcio giusto e popolare”.

Alla conferenza hanno preso parte i legali Giovanni Adami di Udine, Federico Pesavento di Vicenza, Fabio Tulimiero di Avellino, Antonio Radaelli di Como e Giulio Ciabattini di Arezzo.

Si tratta di un’iniziativa importante che pone all’attenzione delle istituzioni nazionali e degli organismi sportivi competenti un tema centrale: salvaguardare il patrimonio sociale, culturale e popolare legato al calcio”, ha spiegato il senatore De Poli.

“Il calcio in Italia è identità, appartenenza e comunità. Unisce generazioni diverse, lega i territori e trasmette valori, soprattutto ai più giovani. Proprio per questo, la richiesta che arriva da tanti cittadini e tifosi non può essere ignorata”, ha proseguito il senatore.

“Oggi esiste una frattura sempre più evidente tra il calcio popolare, fatto di passione, sacrificio e partecipazione, e un sistema sempre più orientato a logiche economiche che rischiano di allontanare proprio chi il calcio lo tiene vivo ogni giorno”, ha aggiunto De Poli.

Tre sono i punti fondamentali da salvaguardare: garantire l’accessibilità, perché il calcio deve tornare a essere davvero di tutti; tutelare la partecipazione, perché lo stadio deve essere un luogo vivo, accogliente e inclusivo; assicurare regole giuste e trasparenti, capaci di proteggere la competizione e il rapporto tra club e territori”.

Nella conferenza si è sottolineato come il Parlamento recentemente abbia riconosciuto lo sport nella Costituzione come strumento di crescita della persona, di coesione sociale e di benessere.

“Per questo, parlare oggi di calcio giusto e popolare significa affrontare una questione culturale, sociale e anche costituzionale. Come Istituzioni abbiamo il dovere di ascoltare, e ascoltare non significa accogliere tutto in modo acritico, ma riconoscere che dietro queste richieste c’è un bisogno reale di giustizia, equilibrio e rispetto”, ha concluso De Poli.

Nonostante il comprensibile scetticismo che in alcune situazioni si accompagna all’iniziativa, per un mondo che dalle istituzioni riceve attenzioni praticamente solo in termini repressivi e denigratori (daspo, riconoscimento facciale, limitazione delle trasferte ecc.), il boom di sottoscrizioni crediamo rappresenti un sentire genuino e popolare di difesa di un contesto vissuto come un ambito di aggregazione e socialità da sottrarre alla mera logica del profitto e della mercificazione.

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