Truccare continuamente le regole del gioco per consentire la vittoria sempre agli stessi interessi. Sembra essere questa la principale preoccupazione alla base della ennesima nuova legge elettorale, la quarta da quando è stata imposta la fine del sistema proporzionale su cui si era retta la definizione della rappresentanza nella Prima Repubblica.
Poi, su indicazione dei poteri forti, in nome della governabilità a tutti i costi e della cosiddetta alternanza, era stato introdotto il sistema maggioritario (lo stesso della ‘Legge Acerbo’ introdotta dal fascismo con la complicità dei liberali). Emblematicamente, questo cambiamento della legge elettorale compariva tra le priorità anche del progetto della P2 di Licio Gelli.
Era il 1993 quando venne approvato il Mattarellum che consentì a Berlusconi di vincere nel 1994 le prime elezioni con il nuovo sistema elettorale che porta il nome dell’attuale Presidente della Repubblica (il che non va certo a suo onore), un sistema che introduceva il maggioritario, eliminava le preferenze e il sistema proporzionale, alzava al 4% la soglia di sbarramento per accedere al Parlamento che prima era del 1,5%.
La rappresentanza democratica assicurata dalla Prima Repubblica veniva così smantellata in nome della cosiddetta “modernizzazione” del sistema imposto dalla gerarchizzazione a livello europeo.
L’obiettivo era costringere i partiti a formare delle coalizioni e consentire una ampia maggioranza a quella vincente, eliminando la possibilità per i cittadini di poter indirizzare il proprio voto alle liste o ai candidati preferiti, costringendoli a votare per quelli indicati dai partiti nei vari collegi.
Poi venne il Porcellum nel 2005 o, significativamente, la “Porcata”, come la definì il suo estensore, il leghista Calderoli. Prevedeva un premio di maggioranza e liste bloccate, ma venne dichiarata parzialmente incostituzionale nel 2014.
Questa legge elettorale doveva consentire alla coalizione di destra guidata da Berlusconi di rimanere al governo di fronte ai sondaggi negativi, operazione che non riuscì solo per un soffio nelle elezioni del 2006 che portarono al secondo governo Prodi. La soglia di sbarramento veniva confermata al 4% per i partiti esterni alle coalizioni.
Il Porcellum venne sostituito dal Rosatellum nel 2017 che prende il nome dal suo relatore Ettore Rosato – un intrigante senatore renziano niente affatto malvisto né dalla destra né dal Pd – entrata in vigore per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 con un sistema misto maggioritario-proporzionale e la ridefinizione di tutti i collegi elettorali.
Con il Rosatellum la soglia di sbarramento per le liste indipendenti dalle coalizioni è scesa dal 4 al 3%. Questa legge elettorale – attualmente in vigore – si è rivelata un vero e proprio rompicapo il cui unico scopo era ridurre gli effetti dell’avanzata elettorale del M5S.
Il Rosatellum ha diviso l’Italia in centinaia di piccole zone, assegnando a ognuna un seggio. I votanti di quella zona eleggono un candidato e chi ottiene la maggioranza, anche relativa, si prende tutto. La coalizione di destra nel 2022 ha potuto approfittare del fatto che centrosinistra e M5S si sono presentati divisi e ha potuto così prendersi decine di seggi ottenendo in alcuni casi poco più del 35% dei voti.
Se oggi si votasse ancora con il Rosatellum, il timore della destra al governo è quella di una situazione di sostanziale pareggio con la coalizione del campo largo o, stando agli ultimi sondaggi, una vittoria del centrosinistra. Per chiarezza occorre dire che è fondamentalmente impossibile prevedere il numero di seggi assegnati con il Rosatellum attraverso i sondaggi a disposizione, proprio per il peso dei collegi uninominali.
Ora, solo otto anni dopo il Rosatellum, vogliono imporre appositamente una nuova legge elettorale che sta per concludere il suo percorso parlamentare. Il testo è arrivato alla Camera nella giornata di ieri e il dibattito in aula riprende oggi 14 luglio, dopo che è scaduto il termine per presentare gli ultimi emendamenti.
Al momento il problema da risolvere, per la maggioranza, rimane la divergenza sulle preferenze, su cui Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non sono d’accordo.
Questa legge prevede un premio di maggioranza di coalizione al 42%, pari al massimo al 55% dei seggi; un proporzionale puro, senza collegi uninominali; una soglia di sbarramento sempre al 3% per le liste indipendenti e al 10% per le coalizioni; l’indicazione del candidato presidente del Consiglio. Su questi punti non ci sono divergenze all’interno della maggioranza di governo.
Nel frattempo occorre rammentare che la stupidità iconoclasta del M5S ha portato nel 2020 alla riforma costituzionale che ha visto la riduzione del numero di parlamentari che possono essere eletti, senza risparmi apprezzabili sui costi della politica ma, “in compenso”, con una ulteriore riduzione della rappresentanza.
Dunque negli ultimi trenta anni il sistema politico di potere ha continuamente modificato – o, per meglio dire, truccato – le regole del gioco elettorale nel nostro paese. Lo ha fatto in nome del dogma della “governabilità” ma in realtà lo ha fatto in obbedienza al “pilota automatico” introdotto dai vincoli esterni e dai trattati internazionali – dalla Nato alla Ue – in materia di economia e politica estera.
E’ un sistema gerarchico dall’alto contro il basso che non prevede e non cerca più il consenso popolare, al contrario.
Di conseguenza c’è ormai un convitato di pietra che tutti rimuovono, ossia il fatto che da quando è stata introdotta la nuova legge elettorale nel 1993, il numero di partecipanti alle elezioni ha cominciato a diminuire costantemente e sistematicamente, fino ad arrivare al dato che solo la metà degli elettori si reca ormai alle urne e ad un astensionismo di massa, violando così profondamente ogni principio di rappresentanza democratica.
Giocare con e contro queste regole truccate non è affatto facile, è bene saperlo.
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ugo
Ma anche col potere-al-populellum non superemmo lo 0,5%. Però consoliamoci: stiamo tenendo alta la bandiera dell’ideale.
Giuseppe Spazzafumo
L’unico sistema elettorale che vedrei bene sarebbe costituito da due punti:
– proporzionale puro senza sbarramenti
– riduzione del numero di eletti in base ai voti annullati, perché chi non va a votare non è interessato, chi vota scheda bianca accetta le decisioni altrui, ma chi annulla la scheda non si sente rappresentato da nessuno dei candidati e dovrebbe aver diritto a non essere rappresentato.