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Cacciatori di bambini, ma non si può dire

Ciao Giorgio Cremaschi. Il tuo account Instagram è stato sospeso. Il motivo è che il tuo account o la relativa attività non rispetta i nostri Standard della community in materia di persone e di organizzazioni pericolose.

Con questa comunicazione il mio account Instagram è stato sospeso il 26 agosto e automaticamente lo stessa sorte è toccata a quello su Facebook.

Ho fatto ricorso come da procedura, ma due giorni dopo, mentre scrivo, la sospensione è ancora in vigore.

Screenshot

L’intelligenza artificiale di Meta, con cui ho comunicato tramite Whatsapp, mi ha scritto che questi tempi più lunghi di sospensione sono dovuti al fatto che il mio account sia sotto esame di un “revisore umano”. Questo perché i miei account erano già già stati sospesi il 18 agosto, ma già il 19 erano stati riammessi senza alcuna limitazione.

Allora era stato l’algoritmo a decidere che non dovevo essere censurato, ora dovrà essere una persona in carne ed ossa. Evidentemente anche nel regno dell’AI sono le burocrazie aziendali viventi che hanno l’ultima parola.

Ma perché mi è stata addebitata l’accusa di non rispettare gli standard In materia di “persone e organizzazioni pericolose”? Non c’è alcuna motivazione al riguardo, l’accusa ed il giudizio successivo non solo sono insindacabili , ma non sono neppure argomentati.

Così funziona la “libertà” dei social, che sono in realtà imprese super miliardarie private, gestite con potere assolutamente privato. E tante e tanti possono raccontare di come i grandi social controllino e censurino ciò che si scrive e limitino o sospendano l’accesso a chi pubblichi cose sgradite alla proprietà.

Per quanto mi riguarda, la sospensione è avvenuta subito dopo la pubblicazione di questo post, che riporto integralmente:

CACCIATORI DI BAMBINI. Non fate volare gli aquiloni altrimenti uccidiamo.

Questo l’ultimatum che Netanyahou ha rivolto agli abitanti di Gaza. E i genitori hanno deciso di proibire ai figli di giocare con gli aquiloni. Si sa, le minacce di Israele vanno prese sul serio, perché ai bambini i soldati IDF sparano e alcuni di essi se ne vantano pure.

Anni fa ebbe un grande successo il libro Il cacciatore di aquilonidi Khaled Hosseini, che raccontava della proibizione degli aquiloni nellAfghanistan dei Talebani. Che ora pare ci abbiano ripensato.

Invece oggi il volo degli aquiloni a Gaza è proibito dal governo israeliano, con la motivazione ufficiale che potrebbe essere usato da Hamas per sue azioni.

La verità è che Israele perseguita e uccide i bambini palestinesi perché vuole cancellare il futuro del loro popolo. Non sono solo cacciatori di aquiloni ma cacciatori di bambini, con il sostegno e la complicità di governanti, politici e giornalisti occidentali.

Questo il mio testo, corredato dall’immagine di un bimbo di Gaza con l’aquilone. Poco tempo dopo la sua pubblicazione, che aveva fatto in tempo a raccogliere insulti e minacce, è scattata la sospensione dell’account.

Chi sarebbero dunque le persone o le organizzazioni pericolose? Leggendo il mio post si potrebbe pensare che siano Netanyahu ed Israele, ma non è sicuramente questo ciò che muove la censura di Instagram e Facebook. Per essa pericoloso è chi denuncia i crimini israeliani. Da sempre sappiamo che la censura social colpisce chi pubblica le immagini del genocidio a Gaza e in Palestina. “Troppa violenza” è la motivazione, non in chi la compie, ma in chi la fa conoscere.

Il regime e le organizzazioni sioniste investono cifre e potere enormi per controllare e distorcere a loro favore la comunicazione. L’accusa di antisemitismo contro chi sta con la Palestina, che ora è anche un progetto di legge che in settembre va alla nostra Camera, è il più grande successo della propaganda sionista.

In autunno la mobilitazione per Gaza non aveva solo sfondato nelle piazze, ma anche sui social, i cui padroni sono subito corsi ai ripari, stringendo le maglie della censura. Così Meta di Zuckerberg da un lato patteggia negli USA una multa di 18 miliardi (a proposito di quanto guadagnano i padroni dei social); dall’altro incrementa la censura sionista. Come il governo USA, che colpisce con sanzioni alcune organizzazioni antifasciste e pro Palestina per intimidire tutti, così sui social alcuni vengono sospesi perché tutti capiscano.

Farò sapere come è andata finire, ma intanto bisogna proprio che cominciamo a ragionare su come combattere e rovesciare il potere di pochi padroni sui social e sulla rete, cioè sulla libertà.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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12 Commenti


  • Annalisa

    che angoscia se non si può più scrivere di aquiloni, simbolo di libertà e creatività e soprattutto se vengono.proiibiti si bambini.
    distruggiamo i droni , portatori di morte con le loro code di acciaio e di istruzione.


  • Sergio Binazzi

    e la continuano a chiamare democrazia, è diventata una cosa astratta questa democrazia è questa fantomatica libertà


  • Francesco Provenzano Provenzano

    Qualche giorno fa Meta ha cancellato un mio post con il quale affermavo che Hamas è una legittima organizzazione di resistenza del popolo palestinese contro l’occupazione nazisionista di Israele


  • Daniele Tamburlini

    una misura dopo l’ altra, le maglie si stringono a soffocarci (da vicino, Roma; e da lontano, Washington). Non è una sorpresa, tutte cose previste ormai. Eppure siamo sempre lenti e tardi a reagire. L’ invito finale di Giorgio Cremaschi dovrebbe diventare obiettivo perentorio e condiviso.


  • Raf

    welcome to reality


  • Vincenzo Menichini

    Io credo che definire maledetta questa epoca sia riduttivo; forse nella nostra lingua non esistono termini adeguati.
    L’unica certezza è che viviamo una fase drammatica, il periodo più basso e buio della storia degli ultimi decenni.
    Di fronte all’immobilismo del mondo, di chi ha il potere, c’è solo rabbia e disperazione, perlomeno per chi ha un’anima.
    La considerazione purtroppo è che le forme concrete di democratica protesta, l’indignazione, il dissenso o la civile contrapposizione hanno fallito.
    Il tema oggi è trovare una strada alternativa che possa produrre effetti forti, che possano bloccare radicalmente questo processo degenerativo e che possano produrre un radicale cambiamento.



  • Andrea

    dovevi scrivere ” Hamas fu creata dal Mossad per ostacolare il processo di pace di Arafat/OLP,, in seguito e’ passara sotto gestione del Qatar.. “


  • Antonio

    E pensare che c’è ancora chi pensa che la Cina, vietando tutti i social dominati dall’Occidente, abbia preso una misura antidemocratica….


  • Pino Canetti

    Tutto quello che è indispensabile o rappresenta potere, non va lasciato in mani private, dall’energia, l’acqua, il trasporto pubblico, la gestione dei social, le comunicazioni d’ogni tipo ecc…ecc….è solo questo che può cambiare prospettiva e salvare la democrazia.
    Pino


  • Daniele Tamburlini

    non so quanto sia gradito qui il copia-incolla, ma dovrebbe interessare che anche un giornale ultra-borghese come il Corriere della Sera inizi a preoccuparsi:

    Elon Musk ha di recente quotato SpaceX, la società che contiene anche attività di intelligenza artificiale, con un sistema simile a quello di Anthropic stessa: il fondatore-presidente-amministratore delegato e chief technology officer ha una minoranza relativa del capitale dell’azienda ma l’84% dei diritti di voto: solo Musk può licenziare Musk, lui controlla tutte le nomine negli organismi di controllo e per un’azionista minacciare una causa o contestare una decisione è praticamente impossibile; SpaceX oggi è l’equivalente aziendale di una monarchia assoluta da duemila miliardi di dollari di capitalizzazione. Ho pensato anche che Mark Zuckerberg ha solo il 13% del capitale di Meta – il contenitore di Facebook, Instagram e Whatsapp – ma controlla il 61% dei diritti di voto; e che Sergey Brin e Larry Page hanno l’11% di Alphabet – il contenitore di Google r Gemini, la piattaforma di intelligenza artificiale – ma il 52% dei diritti di voto.


  • EuroDeliri

    Carissimo Giorgio, la rete potrebbe essere un po’ più “di tutti”, se non accettassimo di farci veicolare i messaggi dai social network, che di fatto si interpongono tra la rete stessa e i suoi utenti. Cioè fra di noi.
    Accettare di farsi veicolare il messaggio dai s.n. significa sottoporsi volontariamente alle loro condizioni, dichiarate o meno importa poco: tanto le stabiliscono i rispettivi gestori…
    Un colpo mortale alla libertà di uso della rete finisce si ha quando qualcuno, invece di scriverti una mail (per una comunicazione uno-a-uno), di dire, o di cercare ciò che tu hai da dire, su un sito (per una comunicazione uno-a-molti), carica tutto su X, su Fb, su Instagram ecc. ecc., dimenticando che nessuno ha mai regalato scorciatoie a chiunque.
    Non è perché sono più furbo (anzi…), è solo per pigrizia se mi ritrovo ad avere un account giusto su whatsapp, e proprio perché me lo sono fatto fare: nemmeno so se saprei aprirne uno da solo, e ora mi vedo emarginato perché la gente presuppone di parlarsi su facebook, o altrove, dove comunque io non arrivo. Pazienza se poi ne risulto uno sfigato. Anche molti compagni, o presunti tali, mi vedevano così perchè chiedevo loro di non comunicare via fb ecc., affidandosi cioè a Zuckerberg, a Musk o a chi lavora per loro.
    Alla fine però non riesco a non porre il quesito: ma che cazzo vi aspettavate da quella gente?

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