La salma del giornalista Daniele Compatangelo rientrerà in Italia domani, 2 settembre, con un volo da Washington. I funerali dovrebbero essere celebrati il 3 settembre a Roma, mentre il 5 si terrà la sepoltura a Sauze di Cesana. Tra l’accertamento della sua morte negli USA – il 20 luglio – e il rientro della salma sono passati ben quaranta giorni, un lasso di tempo contrassegnato dalla scarsità di informazioni che ha alimentato non pochi e legittimi dubbi sul contesto del suo decesso.
Daniele Compatangelo, 50 anni, era infatti il giornalista “con il numero privato di Trump” che con una sua intervista al presidente Usa aveva scatenato una seria crisi politica nelle relazioni tra la Casa Bianca e la premier Meloni.
L’intervista a Donald Trump, era diventata un caso politico dopo che il presidente USA aveva pubblicamente umiliato la Meloni, asserendo che la premier italiano volesse a tutti i costi una foto con lui al G7 di Ankara. L’intervista, un vero e proprio scoop, era stata trasmessa da “La 7” ed aveva fatto rumore.
In quell’occasione, il presidente degli Stati Uniti aveva parlato della premier Giorgia Meloni con parole destinate a suscitare inevitabilmente reazioni: “Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena“.
L’episodio aveva avuto un’ampia risonanza, proprio perché toccava i delicati rapporti tra Washington e il governo italiano.
La direzione dell’emittente di fronte alla morte del suo corrispondente dagli Stati Uniti e autore di uno notevole scoop si era limitata ad un laconico comunicato: ‘Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari. Daniele era un collaboratore prezioso e raro. Per la sua voglia di raccontare sempre e con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà”.
Eppure colpisce proprio il bassissimo profilo con cui “La 7” sembra seguire una vicenda che pure di punti da chiarire ne contiene più di uno.
Secondo quanto riferito, la causa del decesso sarebbe stata un malore improvviso, dovuto ad un infarto. Sul suo corpo non sono stati trovati segni di violenza. La madre in una intervista ha affermato che il giornalista de La7 non pareva però avere problemi di salute, faceva sport e curava l’alimentazione. Se davvero fosse morto di infarto fulminante, a 50 anni, senza fumare né avere altri vizi, non aveva manifestato avvisaglie di problemi cardiaci.
L’altro particolare è che nella stanza dove è stato ritrovato il corpo c’era il letto rotto e un materasso appoggiato al muro.
Infine ci sono gli anomali e lunghissimi tempi dell’autopsia. I funzionari dell’Arlington County Police Department (Acpd) che hanno seguito il caso, hanno fatto sapere che per l’autopsia definitiva i tempi di attesa potevano essere compresi tra otto e dodici settimane, ma anche che i risultati dell’autopsia preliminare, eseguita a circa una settimana dal decesso, non erano stati esaustivi.
In sostanza tra il decesso e il dissequestro della salma per essere inviata in Italia sono passati più di quaranta giorni, decisamente troppi per diagnosticare un infarto e nei quali le autorità statunitensi di ogni ordine e grado non hanno fornito grandi informazioni, né ai familiari né ai colleghi.
Un altro elemento emerso è che tra i vari datori di lavoro di Compatangelo c’era anche “Shams Tv” l’emittente del Kurdistan iracheno – un crocevia di molto “lavoro sporco” – alla quale risulterebbe intestato il contratto d’affitto dell’appartamento in cui viveva il giornalista italiano.
Nel corso della sua carriera Compatangelo aveva collaborato con diverse testate, tra cui Sky, Il Secolo XIX, La 7.
Negli anni si era occupato soprattutto di cronaca internazionale e politica statunitense. Al momento della scomparsa era anche presidente della White House Foreign Correspondents’ Association (WHFCA), l’associazione dei corrispondenti impegnati a seguire la politica governativa degli Stati Uniti.
La dietrologia non ci ha mai appassionato, al contrario, ma almeno i colleghi di Compatangelo qualche sforzo in più di chiarezza sulla sua morte avrebbero il dovere di cercarlo e di fornirlo, anche con tutta la dovuta riservatezza. Non ci hanno insegnato che il compito dei giornalisti è proprio quello di fare le domande?
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