C’è un’idea interessante, quasi estetica, nel fallimento della “sinistra” italiana. Qualcosa che ha la grazia di un suicidio assistito, ma fatto con il sorriso a trentadue denti e la cravatta sottile da rottamatore.
Prendete la matita e appuntatevi due numeri. Anno 2014, Elezioni Europee: il Partito Democratico prende il 40,81%. Undici milioni e duecentomila voti. Un’estasi. Il popolo si inchina al “giglio magico”, all’uomo delle riforme bold e della modernità a chilometro zero. Ottanta euro in tasca e il mondo ai nostri piedi.
Poi succede la magia.
Arrivano le politiche del 2022. Quello stesso PD stacca un misero 19,07%. Cinque milioni e trecentomila voti. Tradotto in italiano corretto: 5.847.051 italiani hanno preso la porta e sono scappati. Più di cinque milioni e ottocentomila persone che avevano creduto alla narrazione del “nuovo corso” e che, dopo aver assaggiato il Jobs Act, le privatizzazioni felici, lo smantellamento delle tutele e il neoliberismo con la spilla d’ordinanza sulla giacca, si sono svegliate dal sogno con una solenne e sonora arrabbiatura.
Un’intera regione d’Italia che dice: “Sapete cosa c’è? Andate a quel paese“. L’intero schieramento di centrosinistra ha bruciato strada facendo oltre 5,2 milioni di voti, crollando dal 45,78% a un malinconico 26,13%.
E mentre “a sinistra” si celebrava la liturgia del disastro, il centrodestra cosa faceva? Stava alla finestra a raccogliere i premi. Da quei 8,6 milioni di voti del 2014 (32,32%), si è ritrovato a quota 12,3 milioni nel 2022 (43,79%). Più 3,65 milioni di voti guadagnati. Più undici punti e mezzo di percentuale presi di rimbalzo, senza manco doversi sforzare troppo. È bastato stare fermi e guardare la “sinistra” che si cannibalizzava in nome del mercato.
Ora, una persona comune, dotata del minimo sindacale di intelletto, di fronte a un simile disastro direbbe: “Forse abbiamo sbagliato analisi. Forse aver fatto la destra meglio della destra non è stata un’idea geniale“.
E invece no. Loro cosa fanno? Si mettono a progettare il Campo Largo. E verso chi spalancano le braccia? Ma certo! Verso il padre nobile di questa disfatta. Il pifferaio magico che ha polverizzato sei milioni di consensi: Matteo Renzi. Se oggi non è ancora ufficialmente seduto al tavolo è solo perché c’è Conte che si oppone e fa muro, ma l’intenzione di aprirgli la porta è chiarissima.
E in tutto questo teatrino, dove sono i duri e puri della sinistra ecologista e radicale? Dove sta Alleanza Verdi e Sinistra? Stan lì. Con la testa ricurva, il cappello in mano e lo sguardo basso. Pronti ad aprire a Renzi pur di non scontentare il Nazareno, svolgendo con devozione francescana la loro storica e naturale funzione biologica: fare i portatori d’acqua al PD. Protestano un po’ a favore di camera, fanno la smorfia, e poi si allineano. Obbedienti.
Ma allora la domanda sorge spontanea, quasi filosofica: Ma sono stupidi? O lo fanno apposta?
Perché vedete, l’incapacità pura ha un limite. La stupidità prima o poi inciampa per sbaglio in una scelta giusta. Qui siamo oltre. Qui c’è una vocazione. L’ipotesi è che non siano affatto stupidi. Hanno un compito preciso, una missione quasi liturgica: la neutralizzazione preventiva dell’alternativa.
Il loro ruolo sociale non è vincere, né tantomeno cambiare le cose. Il loro compito è recintare il dissenso. Occupare lo spazio a sinistra per impedire che nasca qualcosa di autenticamente rottamante e pericoloso per i salotti che contano. Servono a rassicurare i mercati, a dire: “Tranquilli, l’opposizione siamo noi, non faremo niente di male“. Fanno finta di essere l’alternativa per garantire che nulla cambi mai davvero.
È la “sinistra da passerella”: severa nei principi, elegantissima nelle sconfitte, e rigorosamente servile nei fatti. Un capolavoro di masochismo programmatico.
* da Facebook
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