L’afa dell’agosto 2026 non è stata soltanto meteorologica, ma ha portato con sé una tempesta geopolitica che ha scosso le fondamenta della sovranità digitale e finanziaria italiana, segnando forse il punto di non ritorno per l’esperimento della finanza alternativa nel nostro Paese.
Al centro di questo scontro si trova il destino di Autistici/Inventati, lo storico collettivo di hacktivismo che per venticinque anni ha garantito spazi di libertà espressiva e anonimato digitale, e che oggi si ritrova paradossalmente schiacciato tra le ambizioni tecnocratiche del nuovo Rhine Group di Mario Draghi e il pugno di ferro della politica estera statunitense.
La vicenda è precipitata il 26 agosto 2026, quando il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha firmato un provvedimento senza precedenti, inserendo il collettivo A/I nella lista degli Specially Designated Global Terrorists, accusandolo di fornire l’infrastruttura tecnologica per il coordinamento di movimenti eversivi transnazionali.
Questa mossa ha innescato una reazione a catena immediata e devastante attraverso il meccanismo del de-risking finanziario, costringendo Banca Etica a compiere un atto che contraddice la sua stessa ragion d’essere: la chiusura unilaterale dei conti correnti del collettivo.
In altre parole, il calcolo del rischio che la banca si assumeva per il mantenimento in vita dei conti dei A/I dopo il provvedimento di Rubio diventava l’elemento dominante rispetto all’azione etica della banca stessa.
La vicenda, peraltro, è complicata da un elemento altrettanto recente.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza molto rilevante che pone un argine fondamentale proprio all’influenza extraterritoriale delle sanzioni statunitensi sul suolo europeo, prendendo le mosse dal caso di un cittadino sloveno il cui conto corrente era stato chiuso unilateralmente dal proprio istituto bancario.
L’uomo era stato inserito nelle “liste nere” del Dipartimento del Tesoro USA (OFAC), un provvedimento che aveva spinto la banca, per timore di ritorsioni americane e per una politica di estremo de-risking, a interrompere ogni rapporto finanziario.
Con questa pronuncia, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il “diritto al conto di base” e i princìpi di sovranità sanciti dal cosiddetto Regolamento di Blocco dell’UE (Blocking Statute) prevalgono sulle decisioni politiche di Paesi terzi.
La Corte ha chiarito che una banca operante nell’Unione non può procedere alla risoluzione automatica di un contratto basandosi esclusivamente su provvedimenti amministrativi stranieri, qualora questi non siano stati recepiti formalmente dall’ordinamento europeo o dalle Nazioni Unite.
Secondo la sentenza, l’integrità del sistema bancario dell’UE non può essere sacrificata sull’altare della politica estera di Washington: gli istituti di credito hanno l’obbligo di fornire motivazioni concrete, oggettive e conformi al diritto comunitario prima di procedere a una chiusura, garantendo che nessun cittadino europeo venga privato dell’accesso ai servizi finanziari essenziali a causa di una “morte civile” decretata oltreoceano.
Questa decisione rappresenta un precedente fondamentale anche per casi come quello del collettivo Autistici/Inventati, ribadendo che la finanza europea deve rispondere alle leggi di Bruxelles e non ai decreti di Segretari di Stato stranieri, salvaguardando così l’autonomia economica dei residenti dell’Unione di fronte alle crescenti pressioni della geopolitica statunitense.
In realtà, Banca etica – nonostante questa pronuncia – ha ritenuto, appunto, che l’eccesso di rischio finanziario di una decisione contraria alle decisioni dell’amministrazione Usa, non consentisse il mantenimento in vita dei conti di A/I.
La finanza, in sostanza, prevale su qualsiasi altro aspetto: difficile da spiegare a chi sceglie Banca etica proprio per la sua sostanziale “diversità”.
Non importa quanto una banca si proclami “etica” o attenta ai diritti sociali: nel momento in cui il sistema dei pagamenti internazionale è mediato dal dollaro e regolato dalle liste di proscrizione del Dipartimento di Stato, l’autonomia decisionale di un istituto come Banca Etica svanisce, trasformandola in un semplice terminale esecutivo di decisioni prese oltreoceano.
Il rischio è che questa vicenda non sia un caso isolato, ma il modello di una nuova architettura finanziaria dove la “compliance” alle direttive Usa diventa il filtro definitivo che decide chi ha il diritto di esistere economicamente e chi deve essere cancellato.
Se una banca nata per sostenere il dissenso e l’innovazione sociale non può più proteggere un cliente come Autistici/Inventati di fronte a un’accusa politica mossa da una potenza straniera, allora il concetto stesso di finanza etica rischia di svuotarsi di significato, riducendosi a una gestione cosmetica del risparmio che si ferma esattamente dove iniziano gli interessi della sicurezza nazionale americana.
In questo scenario, il think tank di Draghi funge da ponte verso una normalizzazione dove l’efficienza del mercato e la stabilità del sistema bancario prevalgono sistematicamente sulle libertà civili, lasciando intendere che nell’Europa del 2026 non ci sia più spazio per zone d’ombra digitali o per banche capaci di resistere alle pressioni della geopolitica.
La fine del rapporto tra Banca Etica e il collettivo A/I non è dunque solo una disputa contrattuale, ma il funerale della sovranità bancaria italiana, celebrato sotto l’egida di Marco Rubio e con il silenzio-assenso delle nuove élite finanziarie europee che vedono nella tracciabilità totale e nell’allineamento atlantico l’unico futuro possibile, a costo di sacrificare l’ultimo baluardo del dissenso tecnologico e l’anima stessa del credito cooperativo.
* da Facebook
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mauro
E siamo solo all’inizio…Quando introdurranno la moneta digitale eliminando il contante quanti compagni e compagne o ribelli varii al sistema sì troveranno i conti bloccati?Certo, è una contraddizione avere un conto corrente e lottare contro il sistema…ma tant’è…🛠️
Corrado
Invito i lettori di Contropiano a leggere anche la nota diffusa da Banca Etica sull’argomento https://www.bancaetica.it/area-stampa/autistici-inventati-banca-etica-condanna-uso-improprio-ofac-valutazioni-per-non-chiudere-il-conto/, l’intervista a Aldo Soldi su il manifesto https://ilmanifesto.it/autistici-inventati-ci-opponiamo-alle-sanzioni e i contributi sul tema che si trovano su Valori.it ed entrano nel merito della questione dando una visione più completa del caso.
Il professor Volpi è persona stimabile e ma in questa occasione temo che la sua ricostruzione, che riprende un post del suo profilo di Facebook, non sia completa e neppure colga il bersaglio giusto. La citata sentenza dei giudici del Lussemburgo non mette al riparo le banche e i cittadini europei dalle iniziative di sanzioni americane. E invocare atti ribellistici una tentum da parte di Banca Etica equivale ad invocare un comportamento irresponsabile che non risolverebbe la questione e metterebbe a rischio la vita e il lavoro di migliaia di organizzazioni e persone che fruiscono dei servizi della banca. Con l’unico risultato minare la sopravvivenza dell’unico modello di Finanza alternativa che si è dimostrato credibile in quasi un trentennio di attività e di crescita.
Laura
Finanziate ENI e LEONARDO ?
Redazione Contropiano
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Amerigo
Il dominio statunitense sul sistema dei pagamenti è la scoperta dell’acqua calda. Tuttavia, il bersaglio scelto non coincide con il nodo effettivo. La ricostruzione contiene imprecisioni che meritano un chiarimento fattuale.
Il testo parla di chiusura unilaterale, ma si tratta di sospensione cautelativa. La banca ha avviato pareri legali e contatti con ABI, Assopopolari e Ministero dell’Economia per evitare la chiusura. La designazione inoltre non risale al 26 agosto, ma al 28. Nessun altro istituto italiano ha preso posizione, mentre Banca Etica ha condannato per iscritto l’uso politico delle liste.
La sentenza C-81/24 dell’11 giugno 2026 nasce da un diniego di apertura conto a un cittadino sloveno. Vieta l’automatismo e impone una valutazione caso per caso, ma non proibisce la sospensione cautelativa. Richiede esattamente l’istruttoria che l’istituto sta conducendo.
Il primo anello non è bancario. Il registro .org statunitense ha cancellato autistici.org dai DNS globali, portando offline 16.000 caselle di posta, 10.000 blog, 5.500 mailing list e 1.500 siti, prima e indipendentemente da qualsiasi decisione finanziaria. L’esclusione bancaria è il quarto atto di un piano dichiarato dall’amministrazione statunitense al vertice del 16 luglio: destabilizzare, identificare, togliere i finanziamenti, escludere dalle banche, arrestare, incriminare. Sono parole loro.
Prendersela con l’ultimo anello della catena lascia intatti i primi tre, e la domanda seria che l’articolo pone, chi controlla le infrastrutture su cui passano parole e pagamenti, merita un bersaglio più preciso.
Massimo Cerani
Vorrei vedervi davanti alle minacce del IV Reich con base a Washington, come singola Banca, ad opporvi mettendo a rischio le transazioni di migliaia di clienti. Il problema non è Banca Etica, che non finanzia le spese per armamenti e sostiene l’economia sociale. Il problema è che l’Europa non ha creato infrastrutture alternative e indipendenti dai governi americani e dalle loro guerre imperiali.
Redazione Contropiano
Le minacce di Washington per “i comunisti” ci sono eccome, a cominciare da Cuba, e qui nessuno ha chiuso l’attività per paura (“vorrei vedervi”, a noi che siamo qua, ci sembra fuori luogo, diciamo…). Sull'”indipendenza” dell’Europa stendiamo una lapide…
Claudio Ferrari
Se leggete bene quello che VOI avete scritto converrete con me che avete assolto Banca Etca che per ragioni esterne ha dovtuo prendere una decisione, non ancora definitiva, per tutelare il diritto di 130.000 correntisti ad avere i loro soldi in un istituto che non finanzia armi, petrolio, nucleate, ecc.
Vladimiro
La replica della redazione è legittima sul piano personale e la coerenza di chi la scrive non è in discussione. Tuttavia il paragone non regge per una ragione strutturale. Un giornale che decide di assumere un rischio mette in gioco se stesso e il proprio staff, per una scelta assunta in prima persona. Una banca, al contrario, quando valuta lo stesso tipo di esposizione mette in discussione i depositi e gli strumenti di pagamento di 130.000 persone e organizzazioni che quella decisione non l’hanno presa e non sono state consultate.
Non si tratta di quanto ci si sia disposti a pagare, ma del fatto che il conto lo pagherebbero altri. Questa asimmetria è esattamente ciò che rende efficace lo strumento del debanking: colpisce chi custodisce risorse di terzi perché sa che lì la soglia di rischio accettabile è necessariamente più bassa. Si tratta di una vulnerabilità di struttura, non di carattere.