Per una settimana i cieli italiani si trasformeranno nel teatro di una delle più delicate e imponenti manovre militari dell’Alleanza Atlantica. Dal 13 al 20 ottobre si svolgerà “Steadfast Noon 2026”, l’annuale esercitazione della NATO ideata per testare la prontezza e le procedure di “deterrenza” (dicono i guerrafondai…) nucleare, simulando l’impiego delle armi atomiche statunitensi schierate sul suolo europeo.
L’operazione è legata agli accordi di condivisione nucleare che coinvolgono nazioni come Italia, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Turchia. Sebbene le attività si svolgano senza l’uso di testate reali, l’evento ha giustamente innescato dure reazioni. Innanzitutto perché, ha denunciato AVS, la notizia dell’esercitazione non è giunta attraverso comunicazioni ufficiali del governo alle Camere, bensì attraverso un documento tecnico destinato all’aviazione civile.
Il piano di Steadfast Noon delinea una fitta ragnatela di rotte che attraverserà l’intera penisola nelle giornate del 13, 14, 16 e 20 ottobre. I velivoli decolleranno dagli scali dell’Aeronautica Militare di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Amendola (Foggia), Gioia del Colle (Bari) e Trapani.
Rotte di raccordo taglieranno l’Italia dal Friuli e dalla pianura lombarda lungo l’Appennino tosco-emiliano, dalla Puglia verso ovest e dalla Sicilia occidentale, convergendo verso ampi settori del Mar Tirreno e della costa orientale della Sardegna. La mappa dei corridoi aerei sembra essere sostanzialmente la stessa del 2023, quando i cieli italiani ospitarono quell’edizione dell’esercitazione militare.
Nel nostro paese, i siti cardine sono le basi di Aviano e Ghedi, dove sono stoccate le bombe termonucleari a gravità statunitensi. Durante l’esercitazione, gli equipaggi dei caccia a duplice capacità convenzionale e nucleare simulano le manovre di avvicinamento e sgancio, scortati da caccia di copertura e aerei cisterna.
I nodi che emergono da questa vicenda sono almeno tre. Il primo è di carattere “materiale”: dove si svolgeranno le sessioni di tiro segnalate nei bollettini e con quale tipo di munizionamento? Che tipo di effetti avranno sull’ambiente e sulla salute dei cittadini che potrebbero essere coinvolti, loro malgrado, nelle ricadute delle esercitazioni, in particolare in Sardegna?
Il secondo riguarda lo stato comatoso della nostra “democrazia”. È assurdo che il Ministero dalla Difesa tratti l’esercitazione come una questione tecnica, come una semplice nota tecnica da inviare all’aviazione civile per evitare “danni collaterali”. L’assoluta mancanza di trasparenza sull’utilizzo del paese come una piattaforma militare per armi nucleari altrui palesa la preoccupazione del governo intorno alla crescente opposizione alla deriva bellicista promossa dalle classi dominanti occidentali.
E da qui emerge l’ultimo nodo, quello prettamente politico-strategico. Il vero problema, al di là di quel che denuncia AVS, è l’adesione all’alleanza aggressiva e mortifera della NATO, e ai vincoli e automatismi a cui questa gabbia dà origine. L‘Italia dovrebbe certo aderire al Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) e pretendere il ritiro delle testate atomiche dal territorio nazionale.
Ma è proprio l’adesione all’Alleanza Atlantica, intesa come piattaforma di proiezione degli interessi imperialistici, anche con la perpetua minaccia nucleare, che deve essere messa in discussione. Non è un caso che nessun paese NATO ha firmato il trattato appena citato, e gli unici paesi europei ad averlo ratificato (tolti San Marino, il Vaticano, e Malta) siano l’Austria e l’Irlanda, che non fanno appunto parte dell’Alleanza.
Bisogna tutelare la popolazione italiana, rendendo il paese un promotore di diplomazia, non della futura – e ultima – guerra mondiale.
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