Le grandi crisi di civiltà – e di un modo di produzione – si riconoscono dalla convergenza dei fatti in un solo punto. Tutti i fatti. Quelli “sistemici” – congiuntura economica, guerre, disorientamento sociale, catastrofi ambientali, ecc – e quelli individuali. Vicende altrimenti destinate all’anonimato assurgono a motivo scatenante la furia di masse fin lì semiaddormentate.
Maricarmen Abascal, la donna madrilena di 87 anni sfrattata dalla casa dove ne aveva passati 70 (pagando sempre l’affitto), ha involontariamente riassunto in sé tutti problemi della “nostra” civiltà – di questo modo di produzione – quando un “fondo avvoltoio” è riuscito a ottenere una sentenza di sfratto e un contingente di polizia per buttarla in strada su una barella, mentre la Guardia Civil pestava le decine di persone sedute davanti al suo portone.
Maricarmen è morta ieri in ospedale, mentre attendeva di rientrare in casa dopo che:
– il “fondo avvoltoio” Urbangestion – persino il nome è una presa per il culo – aveva fatto marcia indietro per paura, firmando un accordo secondo cui l’aumento dell’affitto non avrebbe superato il 30% finché lei sarebbe rimasta in vita;
– il governo Sanchez è caduto per non essere riuscito a far passare un blocco temporaneo degli sfratti, “grazie” all’opposizione dell’ultradestra cui si sono aggiunti gli “indipendentisti moderati” un tempo guidati da Puigdemont;
– è stato sciolto il Parlamento e sono state indette elezioni anticipate, dove l’esito fin qui previsto dai sondaggi è tornato incerto in seguito al suo sfratto;
– la Spagna è percorsa da centinaia di manifestazioni in suo nome, che hanno rimesso le “questioni di classe” (casa, salario, salute, pensioni, ecc) al centro dell’agenda politica, cancellando di fatto l’egemonia nazistoide incentrata sui migranti.
E’ morta, per un capriccio del destino altrettanto significativo, un attimo prima che i due decreti antisfratto bocciati alle Cortes venissero approvati dalla Commissione parlamentare che copre il vuoto legislativo fino alle elezioni. Sarebbero probabilmente passati, visti gli equilibri partitici in quella Commissione, ma ora non esiste proprio il dubbio.
La vita stessa di Maricarmen è una sintesi della storia spagnola dell’ultimo secolo. Nata alla fine della guerra civile che consegnò il potere ai militari fascisti di Franco, la gioventù vissuta sotto la dittatura, la maturità nell’incerto interregno della “monarchia costituzionale”, la fase finale sotto l’incubo del ritorno ai tempi oscuri.
Tra l’altro rappresentati da un fascista senza onore che porta il suo stesso cognome: Abascal, capo di Vox, colui che accolse in un suo comizio la sceneggiata di Meloni ululante “sono una madre, sono cristiana”, ecc.
Un fascista votato alla “remigrazione” con la scusa di voler difendere “gli spagnoli” e che ora si ritrova ad essere indicato come uno degli assassini di una donna anziana, bianca, madrilena, invalida, che si chiamava proprio come lui. Un cerchio che si chiude…
Tutto insieme in una persona sola. Che ha concluso la sua vita parlando per la prima volta a milioni di persone per consegnare un messaggio semplice, e perciò potentemente politico: “Credo che mi conosciate tutti. Io non vi conosco tutti personalmente, ma conosco tutte le persone che mi affiancano da molto tempo. Mi piacerebbe essere qui con voi, accompagnarvi nel vostro campo e nella vostra lotta, ma non ne ho la possibilità. Pertanto, da qui chiedo a tutti voi di avere coraggio, di lottare, di difendere ciò che è vostro e, per favore, di stare attenti. Rimanete accampati finché le vostre forze lo consentono e finché lo desiderate. Speriamo che tutto questo giunga al termine domani e che ciò che state soffrendo ora possa essere più che compensato in quel momento. Un abbraccio fortissimo a tutti da qui. Un abbraccio enorme“.
Detto fatto. Al grido di “Giustizia per Maricarmen!” e “Assassini”, migliaia di persone sono corse a manifestare in Puerta del Sol, la piazza delle adunate ora consacrata alle preteste. Una marea di persone per protestare contro “gli sfratti che uccidono“. E non è più una metafora. E’ un fatto.
La sua vicenda è perciò una sintesi anche “tematica”. Che il problema della casa sia l’alfa e l’omega di tutti i viventi era intuitivamente certo. Che la speculazione l’abbia reso un business che la rende inaccessibile a salariati, precari e pensionati ora è visibilmente chiaro.
Ancora non ci si è arrivati, ma non è difficile capirlo: se una massa di persone resta senza casa ed è costretta a vivere per strada – giovani o anziani che siano, bianchi o “colorati” che siano – cresce per forza di cose la “sensazione di insicurezza” di chi una casa bene o male ce l’ha e vede negli occhi degli homeless un briciolo di invidia e la possibilità di un pessimo futuro anche per sé. Una “emergenza” deviata, una conseguenza delle disparità di reddito, che è diventata la leva principale per la guerra tra poveri nell’Occidente neoliberista.
Si annodano intorno a Maricarmen i problemi del debito pubblico (anche la Spagna ne ha uno pesante) e le politiche comunitarie che costringono all’austerità di bilancio, consegnando in un colpo solo ai “mercati finanziari” il potere di decidere la politica economica di ogni paese che accetti quelle regole idiote.
Noi italiani dovremmo saperlo meglio di tutti. Quando Andreatta – il maestro di Prodi – decise la “separazione tra Bankitalia e ministero del Tesoro”, consegnando i titoli di stato all’arbitrio ondivago del “mercato”, il debito italiano era appena del 61% rispetto al Pil. Roma che Maastricht ci avrebbe promosso subito a pieni voti. Ora è al 139%, dopo oltre 30 anni di “avanzo primario” e tagli di spesa a rotta di collo.
Ma si vanno annodando anche i problemi della spesa militare da aumentare, persino per il Paese che più di altri ha resistito alla spinta Trump-vonderLeyen-Rutte, che ovviamente affonderà ancor più il debito pubblico se la coppia neofranchista “popolari-Vox” prenderà il prossimo governo.
E non parliamo del “ruolo dello Stato nell’economia”, dove pesa la privatizzazione della sanità, il taglio sistematico delle pensioni (a cominciare dal mancato adeguamento al tasso di inflazione – se n’è accorta persino la Gabanelli!), il calo di tutti i servizi sociali, la decadenza voluta dell’istruzione pubblica, la cancellazione dell’edilizia popolare. Ecc.
Maricarmen si è trovata senza volere al crocevia di tutto. Il suo sfratto e la sua morte sono il simbolo concreto che certifica il carattere mortifero, stragista, burocraticamente genocida – a Gaza come a Madrid e a Caivano -, di questo modo di vivere e produrre. In cui gli esseri umani “contano fino ad un certo punto“, direbbe quello…
Da qui si può e si deve cambiare radicalmente rotta. Di centottanta gradi. Non basta rallentare, “correggere il tiro”, frenare o pasticciare con il cambio. Siamo umani, possiamo rifiutarci di diventare rifiuti…
Perché il baratro della discarica ci guarda. E ci aspetta tutti, sogghignando.
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