Prima c’è stato un articolo giovedi 8 ottobre del giornale Politico.eu a rivelare che l’Unione Europea “di fronte all’escalation delle operazioni ibride russe” si stia preparando all’eventualità che, prima o poi, queste azioni provochino delle vittime in Paesi Ue o Nato.
Una riunione di diplomatici della Ue svoltasi a porte chiuse, senza telefonini e senza assistenti, ha valutato il rischio di attacchi gravi, “capaci di provocare vittime su larga scala”. Se diversi cittadini di Paesi membri dell’UE o della NATO venissero uccisi in quello che sembra essere un attacco, “la pressione ad agire sarebbe enorme per entrambe le istituzioni” riferiva una fonte diplomatica europea a Politico. A dare un quadro d’insieme della possibile azione della Nato contro la Russia era stato qualche giorno prima il segretario dell’alleanza Mark Rutte.
Poi, l’11 ottobre, è arrivato il Financial Times a suscitare l’allarme “wet work”, una espressione che indica operazioni murder or assassination, in particolare omicidi su commissione. Secondo il FT l’allarme è alto tra le intelligence occidentali sull’intensificarsi di sforzi da parte della Russia per assassinare i responsabili della difesa europei.
La stessa Ansa registra come “la coincidenza vuole che proprio nelle scorse ore il primo ministro polacco Donald Tusk abbia dichiarato che un uomo accusato di aver minacciato un attentato contro di lui e il suo ministro della Difesa è stato arrestato”. Ignota ovviamente sia l’origine della minaccia che l’identità dell’uomo arrestato.
Il Financial Times, dopo aver sentito funzionari di cinque diverse agenzie di intelligence, fa riferimento ad assassinii di obiettivi civili europei. In sostanza si tratterebbe degli amministratori delegati, dei Ceo e di altri dipendenti di alto livello di aziende impegnate nel settore militare come obiettivi degli agenti del Cremlino.
Nel mirino ci sarebbero anche i dirigenti delle aziende più piccole, soprattutto quelli delle imprese impegnate nella produzione di droni o dei loro componenti.
Si tratta di accuse pesantissime e allarmanti contro la Russia, fatte di illazioni, ipotesi, congetture e senza ulteriori prove a sostenerle, ma che creano la cornice dentro cui può accadere di tutto – da un omicidio a una strage – che può essere strumentalizzato ai fini della propaganda di guerra o diventare lo stesso casus belli che si va cercando da tempo. In sostanza stanno creando il clima per una o più operazioni False flag (1).
A conferma di questa ipotesi ci sono già le operazioni False flag sul territorio britannico, in questo caso però in funzione anti-iraniana.
Il 27 settembre ci sono stati i cinque uomini – poi diventati sette – arrestati vicino alla base aerea di Fairford – appartenente alla Raf inglese ma in concessione agli Usa per i bombardieri che hanno bombardato l’Iran – che non erano affatto “terroristi persiani”, visto che si trattava di giovani inglesi scarcerati dopo poche ore. Aggiornamenti su questa strana vicenda sono ormai introvabili anche sui mass media britannici da almeno quindici giorni.
Non contenti di questo primo fiasco, i britannici si sono ripetuti qualche giorno dopo. L’8 ottobre altri due uomini vengono arrestati all’interno però della base militare di Molesworth, anch’essa della Raf ma ospitante hub di intelligence statunitensi e della NATO.
Al contrario dei cinque poveretti di cui sopra sorpresi e arrestati ad una certa distanza dalla base militare di Fairford, questi due erano proprio dentro, visto che non erano passati dagli ingressi ufficiali ma erano entrati con da un buco nella recinzione perimetrale.
Il problema è che si tratta di due lettoni, ossia di due cittadini europei di un paese membro della Nato e alleato della Gran Bretagna, tra i più determinati e guerrafondai in Europa nello scatenare la guerra contro la Russia. La notizia di questi arresti ormai è scomparsa dai mass media britannici e occidentali da almeno cinque giorni.
In compenso sappiamo che il 12 ottobre è stato convocato l’ambasciatore iraniano a Londra per chiarire che “la Gran Bretagna non tollererà minacce sul nostro territorio” dopo l’incidente dello scorso mese alla RAF Fairford.
Il ministro degli Esteri britannico Milliband ha affermato che i “continui tentativi” dell’Iran di minare la sicurezza del Regno Unito “attraverso le sue reti criminali, gruppi per procura e attività maligne sostenute dallo Stato sono inaccettabili”.
Anche qui senza alcuna prova viene accusato un paese, ma è l’accusa stessa – nonostante la fattualità si sia smontata da sola – a fare da volano alla propaganda di guerra.
Ci assumiamo la responsabilità di mettere sull’avviso i nostri lettori sin da adesso. L’escalation in corso nei paesi europei verso lo scontro con la Russia è seria.
L’unico ostacolo che stanno incontrando i governi guerrafondai – e le classi dominanti di cui sono espressione – è il fatto che la maggioranza dell’opinione pubblica non intende affatto “morire per Kiev”, è contraria al riarmo e alla guerra, non trova alcun motivo per continuare a sostenere militarmente ed economicamente l’Ucraina e la prosecuzione del conflitto.
E questo fattore da un lato rende isterici i governi guerrafondai, dall’altro crea la cornice per rendere necessario “un fatto scioccante” – una strage, uno o più omicidi – che scuota e destabilizzi l’opinione pubblica cercando di piegarla a dare consenso alla guerra. Magari cominciando con qualche avventura militare sul territorio russo di Kalinigrad o inviando contingenti militari europei sul territorio ucraino per “testare la capacità di reazione nemica”.
In Italia purtroppo abbiamo una lunga esperienza di come le stragi di stato o alcuni omicidi siano serviti a tale scopo sul “fronte interno”.
In termini militari si chiamano – in inglese – operazioni False flag, in termini storici – in latino – vengono definiti come casus belli, le loro conseguenze, come noto, sono le guerre che la gente non voleva fare.
(1) Le operazioni di False flag (falsa bandiera) sono delle tattiche usate in ambito militare e di intelligence; l’obiettivo è quello di, una volta compiuta una certa azione, far ricadere la colpa su un altro soggetto. L’operazione, quindi, consiste nel tentativo di un agente A che, dopo aver portato a compimento una certa azione, cerca di addossare la colpa ad un agente B.
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