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Tessere. Un decalogo contro il riduzionismo

1 Nessun fenomeno appartiene a un solo ambito. Ciò che appare politico ha radici economiche, sociali, psicologiche: isolarlo ne riduce senso e portata.

2 Avere strumenti e dati a portata di click non significa saperli utilizzare. L’incapacità di riferirli ai contesti ne facilita la manipolazione. Per questo, porre e porsi le giuste domande diventa propedeutico a interpretare le eventuali risposte.

3 Il riduzionismo, con l’austerità come sua traduzione economica e sociale, è una forma di controllo. Diventa strutturale quando posto come base del sistema educativo, con riforme e direttive ministeriali.

4 Gli slogan e le azioni di piazza non semplificano la complessità che c’è dietro, la condensano. Il rischio sta nella visione ristretta di chi non riesce ad ampliarla.

5 Fondare lotte e sfruttamento su etichette (le generazioni, le sottoculture, le professioni) ignora le classi e i diversi gradi di coscienza, e perpetua le categorie capitalistiche della mercificazione ed emarginazione.

6 Nelle forze dell’ordine e armate italiane sopravvive, anche per continuità con l’apparato del regime, un autoritarismo di matrice fascista e prefascista. Nel compito di difendere lo status quo, si struttura la loro profonda essenza, che è quella di sorvegliare e punire, in nome della sicurezza dei cittadini. Visto che poi, come si evince sempre di più dalla cronaca e dagli atti giudiziari, la persona finisce per coincidere con la sua funzione; la divisa, se da un lato assolve, dall’altro soffoca quelle sparute e flebili prese di coscienza, che metterebbero in discussione dei valori identitari radicati nel singolo e nei gruppi di appartenenza, destabilizzando una buona fetta dell’opinione pubblica.

7 L’appoggio all’economia di guerra, alle multinazionali, allo sfruttamento dell’uomo e della natura, e la gestione dei dati come merce di scambio, insiti nel capitalismo, sono spesso trasversali agli schieramenti politici.

8 Ogni movimento (micro, macro, interno ed esterno) dovrebbe essere riconosciuto, compreso e integrato tenendo conto del tempo, dello spazio e delle caratteristiche di chi ne è coinvolto.

9 Nonostante le spinte propulsive, c’è un tempo necessario alla sedimentazione.

La meraviglia per i vitali e imprevedibili capovolgimenti popolari si equilibra con la lucida virtù che riorganizza e redistribuisce le forze, con ipotesi teoriche, dando struttura e direzione.

10 Esistono reti prima e oltre quelle digitali: la rete neuronale, le circolazioni interne, tutte quelle che ci legano agli altri e al mondo. La spettacolarizzazione e la manipolazione, connaturate alla comunicazione social, deformano, fagocitano e devitalizzano. L’altrove, come spazio da sondare, compensa: o è fuga o è riconnessione a sé e al mondo attraverso l’alterità, a seconda dei movimenti.

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