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Il governo trucca le carte per inviare le armi all’Ucraina

Abbiamo un governo di “trecartisti”, come quelli che infinocchiano i turisti con le tre campanelle per le strade del centro.

Durante la conferenza stampa dedicata alla manovra di bilancio per il 2027, la premier Giorgia Meloni ha annunciato la proroga del provvedimento che fornisce la copertura all’invio di nuovi aiuti militari all’Ucraina per il prossimo anno. Il problema è il “come” è stata confermata questa proroga.

La conferma della “furbata” è arrivata nel documento pubblicato dal governo dopo la riunione a Palazzo Chigi, nella quale è scritto che: “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, ha deliberato la proroga, per dodici mesi, dello stato di emergenza già dichiarato per intervento all’estero in conseguenza del perdurare degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina”, si legge nel documento.

Ma per trovare queste asfittiche quattro righe – titolate anonimamente “Stati di emergenza” e che consentono l’invio delle armi all’Ucraina – dovrete andare a spulciare il documento della Presidenza del Consiglio tra il capitolo dedicato a “Valutazione e armonizzazione di interventi pubblici” fino alla Regione Molise, e il capitolo sul “Piano Nazionale contro la tratta degli esseri umani”.

In quel capitolo in pratica ci sono gli interventi sulla frana di Niscemi, alluvioni, incendi e l’invio di armamenti all’Ucraina tutti nello stesso decreto, come se fossero la medesima materia.

“Tra l’altro in Consiglio dei Ministri, tra i mille provvedimenti che abbiamo approvato, c’era anche la proroga dello stato di emergenza che consente di mandare gli aiuti all’Ucraina. Quindi mi sento abbastanza serena del fatto che il governo che ha avuto su questo una posizione chiara possa andare avanti” ha dichiarato con nonchalance la Meloni, come se l’invio delle armi all’Ucraina fosse un semplice dettaglio.

E il dettaglio è sfuggito a molti dei giornalisti presenti, così come in Parlamento, in altre occasioni, è sfuggito a molti deputati e senatori dell’opposizione.

E’ infatti l’ennesima volta che il governo ricorre ai trucchi in materia di scelte che impegnano militarmente il paese all’estero ed evitando un dibattito parlamentare nel quale le contraddizioni con la Lega potrebbero creare incidenti di percorso.

Era accaduto anche di recente per l’invio di militari e armamenti italiani in Arabia Saudita e Kuwait “derogando” dall’apposito decreto sulle missioni militari all’estero e che deve essere votato dal Parlamento.

In quel caso il ministero della Difesa non aveva esplicitato l’avvio di una nuova missione militare all’estero ma aveva infilato la “deroga” nelle pieghe del decreto contando sulla “distrazione” dei parlamentari sui dettagli. L’invio di soldati e armi nei paesi del Golfo appariva infatti come applicazione/estensione di una missione militare già in corso.

Non solo. Era accaduto anche nel caso della messa a disposizione delle basi militari in Italia per gli aerei statunitensi che sono andati a bombardare l’Iran. Il governo aveva negato qualsiasi coinvolgimento ma la gaffe del segretario della Nato, Mark Rutte, fece emergere che ben 5000 voli militari Usa erano transitati o partiti dalle base militari USA/Nato sul territorio italiano. Colto con “il sorcio in bocca” il governo si è trincerato dietro gli automatismi imposti dai trattati bilaterali con gli Stati Uniti che regolano l’uso delle basi.

Siamo dunque in presenza di un governo di imbroglioni, il problema e che lo sono anche su materie delicate e pericolose come gli impegni militari all’estero.

Se hanno già fatto questa roba adesso, figuratevi cosa potrebbero fare nel calcolo delle spese militari o in caso di conflitto. Devono andare a casa, con ignominia.

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