Oggi a Potenza abbiamo contestato l’infame evento di ORA sulle scorie radioattive in Basilicata. Abbiamo dimostrato come gli studenti, i lavoratori e i cittadini della nostra regione siano contro a queste scellerate proposte di devastazione ambientale e di svendita della nostra terra agli interessi dei privati portate oggi avanti da partiti complici dell’attuale deriva bellicista europea.
Difatti in questo clima di guerra la natura della “transizione ecologica” a firma UE (mai davvero concepita né tantomeno realizzata) è oggi funzionale a sostenere politiche ritenute strategiche, come il ritorno al nucleare con un risvolto militare ormai impossibile da ignorare.
Siamo alle battute finali di un percorso iniziato all’indomani dell’approvazione del Green New Deal, con l’introduzione del nuovo regolamento sulla tassonomia delle fonti sostenibili in cui era chiaro quale fosse il progetto in proposito – e proseguito successivamente con il RePowerEU ed infine con il ReArm.
Ricordiamo che dopo anni di austerità lacrime e sangue è stato varato lo scostamento di bilancio per le spese militari e, da poco, arriva da Dombrovskis l’apertura a fare lo stesso per le politiche energetiche, mettendo in luce il loro carattere strategico soprattutto nell’attuale corsa al riarmo.
È il governo Meloni a sostenere fortemente questa decisione, proprio nel momento in cui sta portando avanti l’iter legislativo per il ritorno della fissione nucleare in Italia, con la Legge Delega già approvata al Consiglio dei Ministri e durante la votazione alla Camera dei Deputati, dove il carattere dirimente della questione è emerso in due aspetti: l’intenzione guerrafondaia del Governo, che ha bocciato l’emendamento che chiedeva di escludere ogni possibile applicazione militare delle tecnologie sviluppate e l’inconsistenza di una finta opposizione di un campo largo schierato apertamente con il governo per il ritorno al nucleare.
Si tratta di giravolte per nascondere la realtà della crisi energetica che morde ora, e che il nucleare non potrà in alcun modo risolvere; di un’”autonomia energetica” basata su colonialismo e sfruttamento; di un’eredità tossica che non riguarda solo il futuro, ma che è già il nostro presente.
Lo stesso governo che vorrebbe innalzarsi ad artefice del ritorno dell’atomo nel nostro Paese non è ancora riuscito a trovare una soluzione per le scorie italiane. Oggi abbiamo dimostrato che siamo pronti a cacciare gli interessi dei privati dalle nostre terre così come fecero più di 100.000 persone nel 2003 durante la manifestazione antinuclearista a Scanzano. Esigiamo che la volontà popolare espressa sua dalle mobilitazioni sia attraverso il referendum venga rispettata!
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