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Occupazione di Sant’Antonio a Tarsia. Dopo le dichiarazioni a Il Mattino………

Il Presidente del Consiglio Comunale di Napoli, Sandro Fucito, chiarisce : “Non sono per lo sgombero “

Tutto ha inizio qualche giorno fa, quando gli attivisti del collettivo politico Potere al Popolo decidono di occupare l’edificio cinquecentecesco -bene storico monumentale della città di Napoli, da tempo, ormai, in stato di abbandono e non di rado saccheggiato- che ospita la Chiesa di Sant’Antonio a Tarsia e l’ex convento dei frati Redentoristi. Quegli stessi frati che, da ultimi proprietari, hanno lasciato il complesso architettonico al più completo degrado, provando anche a venderlo ai privati; e che ora, nella persona di padre Serafini, in seguito all’occupazione, hanno denunciato, alla pubblica autorità, le compagne ed i compagni dell’ex Opg: rei non solo di voler restituire alla comunità cittadina un edificio che le apparterrebbe di diritto, ma di volerne destinare l’uso all’accoglienza di chi vive per strada e al freddo, rischiando la vita ogni notte. Una mission che, per inciso, dovrebbe appartenere proprio al mandato apostolico della chiesa cattolica, attenta, invece, in questo caso, più a mettere in vendita l’immobile, per far cassa, che alla cristiana e compassionevole carità.

Un interesse privato ed economico, quindi, che rischia di saltare, proprio a causa di quell’azione occupativa che, come ci ricorda Matteo Giardiello, addetto stampa di Potere al Popolo, rientra nella logica politica tanto del collettivo quanto delle ragazze e dei ragazzi attorno ai quali si è costituita l’esperienza, politica e sociale, di Je so’ pazzo (il nucleo originario di PaP), che tre anni fa restituì alla comunità cittadina proprio l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) a seguito di un’ occupazione.

Or dunque, non un blitz elettoralistico e di propaganda, come è stato insinuato da più parti -certo, considerando il periodo, il dubbio poteva sorgere- ma un’iniziativa inscritta in una precisa prassi politica che mira a contrastare e a scardinare l’attività speculativa del capitale privato su immobili che potrebbero essere destinati ad altro uso e fine -culturale, sociale, solidaristico- che non quello dell’arricchimento proprietario. Lo confermano anche le dichiarazioni dello storico Geppino Aragno -candidato nella lista PaP e partecipe all’occupazione- e di Viola Carofalo -portavoce nazionale della lista- cui fanno eco le parole contenute nell’Appello contro lo sgombero, lanciato dalla stessa Potere al Popolo, in cui si legge che l’occupazione ha l’obiettivo di destinare la struttura dell’ex Chiesa di Sant’Antonio a Tarsia «all’accoglienza dei senza fissa dimora e ad alcune famiglie in difficoltà, per dare un tetto a chi non ce l’ha, una speranza a chi ha perso tutto, la dignità di esseri umani a persone che vengono considerate invisibili da tante forze politiche, che preferiscono cacciarle dai centri urbani con un DASPO e diffondere l’odio e la paura». Insomma, un’iniziativa nell’interesse concreto degli ultimi e della comunità di riferimento.

Purtroppo, però, siamo in un’Italia preda -come altrove, del resto- del pensiero unico neoliberista e legalitario, ai limiti dello stato di polizia. Qui, la proprietà, il diritto e la rendita dei privati hanno più ragioni della sofferenza dei diseredati, degli ultimi. Qui, i privilegi della Chiesa sono inalienabili, grazie ai Patti Lateranensi. Qui, il razzismo e l’odio di classe, messo in campo dai ceti agiati o, per ricaduta, dal sottoproletariato bianco, plasmato nella paura sociale dell’altro e del diverso, rappresentano l’humus culturale in cui si pasce la maggioranza del paese. Ma soprattutto, siamo in campagna elettorale! E si sa, qualunque pretesto è utile per montare un caso, una polemica contro gli avversari o per trarne vantaggio, gettando fumo negli occhi al proprio elettorato, troppo spesso distratto e vittima di un’informazione costruita ad arte. La stampa nazionale, d’altronde, è il tritacarne manovrato dai padroni, al cui interno si fa poltiglia dell’intelligenza collettiva. E così, di fronte a quello che non facciamo fatica a definire un atto di riappropriazione popolare di un bene pubblico, prima gestito e poi lasciato in decadenza da un ordine religioso legato a Santa Romana Chiesa -proprietaria del più vasto impero immobiliare al mondo, come ci ricordava, qualche anno fa, il Sole 24h: non esattamente un foglio dedito alla sovversione- si è scatenato un putiferio, che ha trovato ne Il Mattino dei Caltagirone il suo logico e usuale canale di sbocco. Qui, all’interno di un articolo firmato da Valerio Esca, vengono citate alcune dichiarazioni di esponenti politici che, da destra a sinistra – Carfagna, Valente, Coppeto – si scagliano con durezza contro l’occupazione, invocando lo sgombero. Tra esse, però, spicca e stona quella rilasciata dal presidente del consiglio comunale, Sandro Fucito, il quale afferma: «Da togliattiano mi ero posto il problema con più serietà, quando ero assessore». Una frase che, considerata letteralmente, può significare tutto o nulla, ma che, inserita in quel contesto, suona come una condanna dell’occupazione.

Chi conosce Fucito, come il sottoscritto d’altronde, non poteva, perciò, non meravigliarsi e rimanere deluso, nel leggere quelle parole. L’ex assessore al Patrimonio del Conune di Napoli, infatti -per anni dirigente del Prc e attualmente vicino a Liberi e Uguali- durante il primo mandato di De Magistris a sindaco, si è sempre battuto contro gli sgomberi sommari, a favore delle occupazioni -quando esse, ovviamente, vedevano protagoniste famiglie bisognose di abitazioni o soggettività (Insurgencia, Opg) che intendessero riconvertire le strutture occupate in occasioni di aggregazione sociale con indirizzo culturale o volte all’impegno civile e alla solidarietà- e contro le sempre più profonde ingiustizie sociali, consumate sulla pelle dei ceti più deboli, promuovendo una sanatoria sugli alloggi occupati, riconoscendo, a chi ne necessitasse effettivamente, il diritto all’abitare, distinguendolo accuratamente da coloro che ne approfittavano con finalità criminali. Iniziative politiche, risalenti, come si diceva, al suo mandato di assessore, che gli hanno attirato non poche critiche e antipatie da parte dei gruppi di potere cittadini, e la decisa avversione del costruttore e faccendiere, Alfredo Romeo,  che gli ha chiesto addirittura un risarcimento per danni.

È a partire da queste premesse, quindi – e considerando lo slittamento “a destra” di Fucito, passato, ultimamente, da Rifondazione a LeU – che si sono levate non poche proteste contro l’ex assessore e le sue dichiarazioni, da parte di esponenti della sinistra più radicale e movimentista, vicini a, o candidati con Potere al Popolo. Il più esplicito è stato il candidato al senato per PaP, Michele Franco, dirigente Usb ed esponente della Rete dei Comunisti. In un post su Facebook, Franco ha attaccato duramente Fucito, scrivendo: «Gli esponenti della “sinistra” napoletana (Coppeto e Fucito) si riscoprono più legalitari del Re. Il buon Sandro Fucito, cita, spropositatamente, anche il Migliore……al netto: si ritrovano alla destra della Carfagna e degli altri apologeti del manganello!». Chiosando con vergogna e apostrofando come “infami” -lasciandosi trasportare dalla eccessiva passione politica, probabilmente- le dichiarazioni del presidente dell’assemblea comunale. In realtà, anche il sortoscritto, taggato nel post, non si è sottratto dal commentare e dall’esprimere la propria perplessità e delusione per le parole di Fucito. Passate alcune ore, però, la deontologia, l’amicizia ultra decennale con Fucito, la stima reciproca, mi hanno imposto di chiedere spiegazioni per quella frase. Nasce così quest’ intervista, nel corso della quale l’ex assessore al Patrimonio chiarisce il senso di quella sua dichiarazione rilasciata al Mattino.

Presidente Fucito, allora, vuole chiarire il significato delle parole riportate dal Mattino, in un contesto che, ne converrà, risultando sbilanciato a favore dello sgombero della struttura occupata dagli attivisti di Potere al Popolo, le fa suonare quantomeno ambigue?

Innanzitutto, non mi sono espresso sull’occupazione. Ho chiarito, invece, in altri contesti, che un’azione forte, che metta al primo posto la condizione dei più deboli, degli ultimi, è sempre un’azione apprezzabile. Inoltre, ho voluto ricordare che temi così gravi e delicati, quando mi sono cimentato nei tre anni da assessore al Patrimonio, ho dovuto affrontarli sfidando il mondo e avvalendomi di istituti giuridici che reggessero alle valutazioni degli enti preposti a valutarne la legittimità e la validità di impatto sul sociale; nonché alle critiche dell’opposizione, in consiglio comunale. Non potevo certo affidarmi all’estemporaneità dell’azione politica.

Vuole farci qualche esempio?

Abbiamo normato, in un paese dove l’assenza di titolo impedisce alle persone di avere residenza e quindi diritti di cittadinanza, ben diciotto strutture, sulle quali tardano, però, quegli interventi che ne consisterebbero la conversione in albergo sociale, per riprendere la formula utilizzata dall’ex sindaco comunista, Maurizio Valenzi, negli anni ’70. Si sono promossi patti di collaborazione, insieme ai movimenti per il diritto alla casa, tra persone in emergenza abitativa ed enti -troppo spesso purtroppo dileguatisi- disposti, a basso costo, a creare occasioni di ospitalità per quelle stesse persone in emergenza. Abbiamo redatto programmi -approvati dal Ministero- per la riconversione di dodici scuole da destinare sempre all’emergenza abitativa. E molto altro ancora. Si tratta del tentativo di attuare, insomma, molto seriamente, una sorta di democrazia progressiva. Da qui, il senso di quella battuta, fatta con un pizzico di autoironia, se mi consente, e per la quale ho adoperato il termine togliattiano.

Dunque, mi faccia capire: non si trattava di una dichiarazione contro l’occupazione e a favore dello sgombero, come molti di noi hanno invece interpretato?

No! Non in senso assoluto, almeno. Resto convinto che l’azione dei movimenti sia fondamentale, per quanto ritenga, d’altra parte, che se si decide di togliere dal freddo e dalla strada persone che vi sono costrette per motivi economici, o che della vita in strada ne fanno un motivo di scelta esistenziale, come alcuni clochard, bisogna garantirgli una situazione adeguata e umana. Bisogna che tale sistemazione risponda a dei requisiti minimi, di vivibilità e igiene. La chiesa occupata dalle compagne e i compagni di Potere al Popolo, non credo risponda a tali requisiti, almeno non da subito, essendo rimasta chiusa per anni. Era solo questo, più o meno, il senso delle mie parole.

Le è stato contestato di aver assunto una posizione legalitaria, quasi di destra. Legge, Ordine e Manganello, in sintonia con la linea dura adottata dal ministro degli interni, Minniti. Come risponde a questa accusa, proveniente dagli ambienti della sinistra più radicale?

È un’accusa che considero surreale. Atteso che sono lo stesso che, da sempre -prima di ricoprire un ruolo istituzionale e dopo, da assessore- ha difeso le occupazioni, quando mettono in evidenza rischi speculativi o quando reclamano spazi alla socialità o all’iniziativa culturale. O, a maggior ragione, quando rompono meccanismi di rendita parassitaria.

Mi dica al fianco di chi si è schierato e quali azioni ha messo in pratica per difendere quelle situazioni di occupazione di cui mi parlava

Beh, sicuramente tanto coraggio e fatica hanno dimostrato le ragazze ed i ragazzi di Je so’pazzo che, nel 2015, hanno occupato l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Al loro fianco ci sono sempre stato e rivendico una mediazione istituzionale riconosciuta dal magistrato, che mi ha nominato custode giudiziario. Nei tre anni da assessore, abbiamo provveduto all’acquisizione al patrimonio comunale della struttura di Insurgencia, oltre ad estromettere dal piano di dismissione Villa Medusa. Inoltre, vorrei ricordare la mediazione attiva -portata a termine anche con strumenti giuridici innovativi, quali la sub locazione- che ha permesso di sventare uno sgombero a Prota Giurleo (Ponticelli), o alla Sanità. Si è riconisciuto il diritto all’abitare ai citradini delle Vele (nella 167) e a Rione De Gasperi, sempre a Ponticelli. Infine, contro l’intero paese che urlava allo scandalo, normammo la regolarizzazione -meglio nota come sanatoria- degli occupanti senza titolo e la tutela di quei nuclei familiari che contemplavano casi penali al loro interno, semplicisticamente definiti camorristi da stampa nazionale e presunti interpreti del diritto.

Insomma, da quanto dice sembrano giustificati la sorpresa e lo sgomento di chi, conoscendola, leggendo il Mattino e le sue dichiarazioni, rilasciate in un contesto chiaramente favorevole allo sgombero della Chiesa di Sant’Antonio a Tarsia, ha pensato ad una sorta di inversione di rotta da parte sua. Ma il giornalista non le aveva preannunciato il tono dell’articolo?

No, non avevo idea che la mia dichiarazione, molto generica tra l’altro, sarebbe stata inserita in un contesto che conteneva un coro di voci contrarie all’occupazione. Essendo molto occupato, in quel momento, ho fatto una semplice e brevissima considerazione sul miomio operato. Riaffermo che non voleva assolutamente essere una critica pregiudiziale all’occupazione. Men che meno invocando uno sgombero. Semmai, potevo farne una questione di opportunità, come ho giá spiegato più sopra. Per questo mi rammarica molto che le mie parole siano state etichettate come infami.

Interpellato, l’autore del post, Michele Franco, candidato al senato per Potere al Popolo, si è dichiarato dispiaciuto per l’accaduto, concludendo che «La campagna elettorale sicuramente accende gli animi. La stampa, poi , fa di tutto per intorbidire ancor di più le acque, fornendo un’informazione depistante e poco obiettiva. Dispiace che a farne le spese, in quest’occasione, sia stato Sandro Fucito».

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