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Napoli. Presentati i candidati di Unione Popolare alle elezioni

Il 25 settembre è ormai vicino. Il giorno delle elezioni.

A Napoli presso il cinema Modernissimo c’è la presentazione dei candidati ai collegi della Campania di Unione Popolare,

A meno di un mese ormai dalla data elettorale. Di una campagna elettorale mai stata così breve nella storia della Repubblica. .

Una trappola ordita, con l’avallo di tutte le forze parlamentari ,da Draghi e Mattarella per limitare fortemente la competizione all’interno delle compatibilità dell’arco parlamentare odierno, in virtù anche di una precedente legge che solleva i partiti presenti in parlamento, dall’onere di raccolta firme, certificazioni e quant’altro.

Ricordate il Draghi che si dimette dopo aver ricevuto la fiducia in parlamento? Dice che lo fa perché la maggioranza è risicata e i 5stelle si sono astenuti. Ma abbiamo avuto governi con voti di fiducia ben più risicati. Anche di pochi voti.

Avrebbe potuto, col suo governo, tranquillamente scavallare l’estate limitandosi all’ordinaria amministrazione (cosa che di fatto sta ora facendo) e poi in autunno, semmai, dichiarare la crisi e dimettersi.

Non è proprio lui che ha sempre parlato di “pilota automatico”? Perché tanta fretta? A pensar male, diceva il Divo Giulio, si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E le conferme arrivano proprio dal presidente Mattarella che, invece di predisporre tempi elettorali congrui a una democrazia, costringe il paese alle elezioni più assurde di sempre.

Con il giorno delle elezioni posto appena oltre la fine dell’estate e, per le formazioni non presenti in Parlamento, l’ulteriore fatica di dovere raccogliere 60 mila firme in pochi giorni di agosto. Insomma il pacchetto Mattarella prevede che tutto compresso in un mese si debbano presentare i simboli, preparare le liste elettorali, raccogliere le firme (vietato chissà perché l’uso dello spid, le firme vanno raccolte in presenza di un certificatore iscritto ufficialmente alle liste dei certificatori, le firme devono essere solo quelle dei residenti in quel comune), consegnare poi le firme con allegati i certificati elettorali dei firmatari cioè carte da raccogliere ufficio comunale per ufficio comunale.

Una fatica immane che infatti ha visto soccombere quasi tutte le aspiranti nuove liste. Unione Popolare invece c’è riuscita. E anche in Campania, malgrado i tempi stretti, si è agevolmente raggiunto l’obbiettivo. Un risultato effettivamente notevole che testimonia della buona forma organizzativa della neo-formazione e del radicamento in seno alla società.

Ed eccoli qui i candidati, schierati ai piedi del palco, come a volere separare qualsiasi distanza, anche simbolica, tra loro e i convenuti al cinema per la presentazione.

I giornalisti hanno telecamere e taccuini quasi tutti su Luigi De Magistris, il portavoce nazionale, l’ex sindaco della città, l’ex magistrato scomodo.

La composizione dei candidati in Campania è particolare rispetto alle altre regioni. Qui, ai militanti di Potere al Popolo e Rifondazione comunista, si aggiungono appunto i militanti della galassia Dema, la formazione politica nata per sostenere De Magistris.

Ne viene fuori comunque un parterre di tutto rispetto. E la composizione, varia, dei candidati, appare più una risorsa che un limite. D’altronde l’intera decennale esperienza amministrativa di De Magistris come sindaco di Napoli si è mantenuta su tali equilibri , tra radicalità e moderazione illuminata. Difesa dell’interesse pubblico e trasparenza amministrativa, porte aperte alle istanze sociali e ai movimenti di base.

In apertura di convention, tra l’altro, De Magistris si rivolge direttamente ai giornalisti chiedendogli di non oscurare, come sta avvenendo presso tutti i media, Unione Popolare, di non parlare solo dei soliti partiti e dei soliti leader .Di dare spazio anche alle proposte e alle idee di Unione popolare che c’è e, come ricordavamo, ha dovuto sudare per esserci.

In realtà la quasi totalità dei giornalisti va via a già metà intervento dell’ex sindaco. Hanno raccolto un po’ di dichiarazioni sparse e via. Quasi nessun interesse per i partecipanti a una contesa elettorale. Ai candidati di una lista nuova. Strano modo di esercitare la professione. Ma tant’è…

Eppure De Magistris non dice cose banali. Parla da vero portavoce di un progetto ambizioso. Minoritario per ora ma determinato ad esserci anche in futuro . Per rappresentare quelle istanze sociali e civili che nessun partito rappresenta più ù.

Parla di pace, dell’assurdità della guerra e del ruolo dei governi europei nel precipitare della crisi , parla di autonomia differenziata e di Sud martoriato e allo stremo, di mafie che sempre più spesso determinano i processi economici e politici nel paese.

E ad aprire gli interventi chiama Loredana Rossi, dirigente di Atn, l’associazione transessuale che si occupa dei diritti delle persone trans sul territorio di Napoli. Che ricorda il sostegno dato dall’amministrazione comunale napoletana ai progetti di cura delle vittime della violenza transfobica.

Seguono poi gli interventi di tutti i candidati. Sono in tanti e si limitano così a una breve presentazione del proprio excursus vitae. Vengono dalle province di Avellino e dal Cilento, da Giugliano e da Caserta, dal ventre del capoluogo e dalle sue periferie.

Noti dirigenti politici come Giampiero Laurenzano e Giuliano Granato di Potere al Popolo, ed Elena Coccia di Rifondazione. Amministratori come l’assessore all’ambiente del comune di Casandrino, Gennaro Mallozzi o ex assessori al comune di Napoli come Giovanni Pagano e Rosaria Galiero, in realtà anche loro già tutti noti militanti di varie organizzazioni sociali, politiche o sindacali.

Viene dall’Unione sindacale di base anche Pio De Felice, candidato salernitano, e Marzia Pirone della Confederazione del sociale Usb della Campania nonché avvocato nelle vertenze di lavoro.

C’è poi Arianna Organo, anche lei militante sindacale a Giugliano nonché protagonista delle lotte ambientali sui territori.

Non solo militanti e dirigenti politici però. Ma anche diversi stimati professionisti da sempre schierati da parte dei valori democratici e civili. Spiccano tra gli altri, nessuno si offenda, Domenico Ciruzzi, avvocato penalista e giurista di fama, noto negli ultimi anni per la sue posizioni garantiste e democratiche che mal si sposano con il generale arretramento ideologico in tema di diritti e di pene dei media e della politica, candidato nel collegio napoletano, e Massimo Sgroi, critico d’arte e studioso dell’America latina, candidato al collegio di Caserta.

Parterre composito dicevamo e ,da quel che abbiamo visto, anche parecchio “caricato”. C’è la voglia di stupire, di superare quel dannato tre per cento. Di farcela alla faccia dei media che ti ignorano, ti boicottano, ti stigmatizzano. Di un sistema elettorale cervellotico e assurdo.

Sappiamo come sono andate le ultime tornate elettorali, sempre un mezzo disastro. Stavolta poi c’è di mezzo una campagna elettorale anomala. Eppure vi è la sensazione che adesso possa andare diversamente .

La figura di De Magistris in questo senso può aiutare. Un animale politico consumato, un ottimo comunicatore, un personaggio apprezzato trasversalmente e sopratutto uno che solo contro tutti ha già vinto una volta. Anzi due.

Nella prima elezione che lo consacrò sindaco si presentò sostenuto solo dal partito di Di Pietro (che un anno dopo si sciolse) e da Rifondazione comunista. Nella seconda solo da Rifondazione e i centri sociali. Nelle elezioni regionali dell’anno scorso in Calabria non divenne ovviamente presidente di regione ma conseguì comunque a livello di lista un gran bel risultato. Soprattutto per i numeri della sinistra attuale.

Anche stavolta si chiede a lui un sovrappiù che le organizzazioni che lo sostengono non possono metterci. L’impresa è ardua, inutile girarci intorno, ma niente affatto impossibile. Nel crepuscolo dei mostri, che Gramsci evocava nel passaggio tra una fase storica e l’altra, è giunto il momento di portare una luce, fioca quanto si vuole ma che almeno illumini la strada da intraprendere.

Ce la faremo.

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1 Commento


  • Francesco Gargiulo

    Andiamo avanti, la lotta è di lunga durata, ma basta che ogni firmatario porti trenta voti e siamo sicuri oltre al 3%.
    Diventiamo da ronda anomala a TSUNAMI.

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