All’Unione Sindacale di Base e altri sindacati presenti nell’azienda di trasporto locale Anm di Napoli è arrivata una multa di 40mila euro da parte della Commissione di Garanzia.
Le accuse riguardano un presunto “sciopero bianco” da parte dei lavoratori dell’Anm nei giorni 28 e 29 marzo che portò a una chiusura anticipata della metro Linea 1. L’accusa risulta infondata dato che le assenze erano date da malattie certificate e non riguarda attività di iniziativa sindacale.
Ancora più grave è associare questo episodio allo sciopero che la stessa USB ha regolarmente convocato e portato avanti per il 30 marzo. Uno sciopero dalle altissime adesioni che si inseriva in un percorso vertenziale che rivendicava migliori condizioni in termini di sicurezza e mansioni per i lavoratori.
Il colpo inferto sui sindacati dei trasporti di Napoli non è il primo di genere. Multe e precettazioni hanno sempre più frequentemente leso l’attività organizzativa. negli ultimi mesi.
La natura “strategica” dei trasporti torna all’attenzione soltanto quando c’è da infierire sui diritti dei lavoratori nascondendosi dietro la difesa dell’interesse del cittadino-utente, interesse che a causa delle povere condizioni di sicurezza di mezze e reti infrastrutturali non è garantito a prescindere.
Non sfuggirà la sintonia temporale e politica tra questo tipo di provvedimenti repressivi e la recente approvazione delle “Leggi sulla Sicurezza” da parte del governo Meloni. Una condizione nuova dell’agire politico e sindacale di cui dovranno farsi carico, sul versante delle mobilitazioni, le lavoratrici e i lavoratori avanzati e il sindacalismo indipendente.
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Di seguito il comunicato della Federazione Campania dell’ Unione Sindacale di Base:
La Commissione di Garanzia ha deciso di colpire i sindacati dei trasporti di Napoli con una sanzione da 40.000 euro, accusando i lavoratori ANM di uno “sciopero occulto” il 28 e 29 marzo 2025.
USB respinge con forza queste accuse: le assenze erano per malattia certificata, non per iniziativa sindacale.
Ricordiamo che USB aveva proclamato regolarmente uno sciopero per domenica 30 marzo, raggiungendo adesioni altissime tra il personale interessato, come seconda azione di una vertenza già avviata con un precedente sciopero di 4 ore.
Le nostre richieste erano chiare e legittime:
1. pieno riconoscimento del rinnovo contrattuale per i lavoratori che, a seguito di selezioni interne, siano stati assegnati a mansioni con parametri più bassi di quelli precedentemente rivestiti;
2. potenziamento delle misure di prevenzione contro le aggressioni al personale;
3. miglioramento degli ambienti e delle condizioni di lavoro.
Se ci sono stati presunti comportamenti illegittimi da parte di singoli lavoratori, questi vanno accertati dagli organi preposti e non certo dalla Commissione di Garanzia, che non ha né il ruolo né la competenza per giudicarli.
Per noi l’unica forma di lotta resta lo sciopero, così come proclamato da USB nel rispetto delle normative di legge applicate al settore, che – ricordiamo – sono le più restrittive d’Europa in termini di preavviso, franchigie e durata.
È inaccettabile che si criminalizzi la difesa della salute e della dignità dei lavoratori, attribuendo ai sindacati responsabilità per assenze individuali e legittime.
Questo provvedimento è ingiusto e pericoloso: amira a intimidire chi lotta e a limitare il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione.
USB si opporrà in tutte le sedi a questa sanzione e continuerà a battersi per i diritti di chi lavora e per un trasporto pubblico sicuro e di qualità per tutti.
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