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Vacanze romane: il petalo sinistro dei sinistri

“…L’oro, l’argento e le sale da tè…” recitava una vecchia canzone, perché parte da molto lontano “il diritto al lusso” dei soprammobili ornamentali della sinistra rosa confetto. Nella realtà dove sono al governo la loro impalpabilità è talmente struggente da poter essere sintetizzata in addetti al benessere dei pappagallini.

Ma, nell’immaginario collettivo, quanto nelle narrazioni nevrotiche che girano continuano ad esercitare un certo fascino indiscreto, forse proprio per la gradevolezza zuccherosa della loro insostenibile leggerezza, oppure per quella schizoide personalità che li fa essere contemporaneamente maggioranza/opposizione di sé stessi.

In questo il loro cammino parte da lontano, dagli interstizi opachi della putrefazione del partito comunista con la nascita di mille rivoli di “uffici di collocamento”, ognuno di essi scollegato da una reale utilità, ma con il cordone ombelicale attaccato a qualche erogatore agonizzante di gettoni di presenza.

L’intermittenza dell’esistere, come rischio esistenziale, ha trasformato ogni ideologia in lotta di sopravvivenza del singolo: la rata del mutuo, contro l’Assalto al cielo. Una pletora di quadri intermedi e super medi che, scollegati da ogni visione politica circolare, dovevano riciclarsi in qualche dove. Un progressivo allontanarsi dalla Classe di riferimento, per approdare a comunismi corporali e monopersonali.

Una burocrazia oscura, completamente impegnata a perdurare all’infinito la propria esistenza che si nutre di una visibilità “vippara” a scrocco, comprata a cottimo dai discount televisivi e nascondendosi dietro bandiere che spesso sono state issate da altri e cannibalizzate per portargli viveri e prebende.

Così persino le tante candidature autorevoli che hanno, di volta in volta sfornato, con meccanismi puramente di marketing, alla fine della fiera si sono rivelate totalmente vane, oltre che vanesie. Un nulla, come un tocco di colore su un tailleur grigio topo. Ma, in un certo senso, è proprio questa funzione estetica che li rende indispensabili alla ambiguità politica del campo largo.

Anche perché alla feroce inutilità strutturale, si abbina una centralità visiva dei salotti radical chic che rende indispensabile la loro presenza in tanti riti scaramantici delle opache oligarchie piddine.

Così sono nei giornali, nelle salse editoriali rancide dell’omologazione, nelle finte battaglie di equità, nell’accaparrassi bandiere dei movimenti, nei circoli delle élite artistiche ma, più di tutto, nei cavalli di troia terzosettoriati della bontà o in quelli di un ecologismo lezioso, oasi per eccellenza di autoreferenzialità morbosa che decretano santità, relazioni e portafoglio di tanti vip green/rosé.

Del resto il turbocapitalismo è sistema di marginalità cronica e di devastazione ambientale e per contrastarlo è il sistema che deve essere messo in discussione e non le singole propaggini della piovra cannibale delle massonerie finanziarie.

Whisky torbato, sigaro raffinato…sanno sempre scegliere il ristorantino giusto, il film imperdibile, il negozio vintage perfetto. Dei novelli Petronio, arbitri di eleganza che condannano, senza appello, le borse pezzotto della Santanchè. Persino la Meloni, appellata sempre in salsa classista, diventa mostro di pacchianaggine, più che artefice, in loro ininfluente compagnia, della mattanza sociale in atto.

È che studiano, anche tanto, come distinguersi attraverso il bon vivre dalla massa opaca della collettività, fingendo altissima commozione davanti ai drammi della contemporaneità. Così noi sempliciotti ci possiamo sentire in difficoltà davanti a tanta eleganza ed eloquenza ma, chi ha la sfiga o il privilegio di attraversare l’orrore della società, è immune dal loro oleato fascino.

Palline di flipper lucide, sbatacchiate da molle invisibili, con l’unico intento di fare punti per chi conduce il gioco. Nei territori dell’abbandono, come quello circumvesuviano, questa vaporosità produce un tanfo di conformismo che è simile ad una anestesia intellettuale: quell’assenza di voce, di rappresentanza, di allegria che rende innocui i voli pindarici da galline snob delle loro preziose piroette.

In Campania, poi, al dissolvimento del candidato Presidente che non c’è, in fuga dalle domande e persino dalle sue stesse ex risposte, corrisponde la occupazione coatta delle comparsate radical chic, con tutti i loro slogan di ordinanza. Un più tutto a tutti che suona sinistro dopo le macerie che stanno lasciando dietro di sé il duo Cosenza/Manfredi in una Napoli che scompare, persino a sé stessa.

Così, ad una futura compagine di governance rosa confetto campana, composta all’95% da forze reazionarie, da Mastella ai due De Luca, passando per renziani, manfrediani e altre foglioline di fico spente, fa pandan il loro guizzo artistico decorativo, ma con peso specifico di piume al vento.  Il vero voto inutile.

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