Mentre l’amministrazione Manfredi continua a inseguire la logica dei grandi eventi, la scienza lancia un grido d’allarme sistematicamente ignorato. Il Professor Benedetto De Vivo — già consulente della Procura di Napoli per la mancata bonifica di Bagnoli e tra i massimi esperti mondiali di geochimica — denuncia come l’attuale piano di “bonifica” stia trasformando l’area in una fabbrica di sostanze iper-cancerogene.
Non si tratta solo di “muovere terra”, le operazioni in corso stanno infatti innescando reazioni chimiche letali che portano alla generazione di super-cancerogeni: la movimentazione di suoli contaminati da IPA e PCB in presenza di acqua marina e sorgenti termali genera diossine, Metil-Mercurio e Tributil-Stagno; queste sostanze sono infinitamente più tossiche dei contaminanti originali e sono responsabili della tragedia di Minamata in Giappone degli anni 60, le cui vittime si contano ancora oggi.
Attraverso le polveri sottili trasportate dal vento, il rischio non riguarda solo Bagnoli, ma si estende a Fuorigrotta, Posillipo e Pozzuoli, impattando una popolazione stimata di 400.000 persone.
Ciò che sta accadendo a Bagnoli è tecnicamente inaccettabile nel resto del mondo civile:
– Utilizzo di tecniche bandite: il desorbimento termico ex-situ (trattamento dei terreni dopo lo scavo) è vietato da 25 anni in tutte le aree urbanizzate del pianeta.
– Cantieri a cielo aperto: per legge, tali operazioni dovrebbero avvenire sotto tensostrutture ermeticamente chiuse “a prova di fumi”. Oggi, invece, i veleni circolano liberamente nell’aria che respiriamo.
– Esistono tecniche in-situ (senza scavo) più sicure, moderne ed economiche, ma si è scelto il metodo più pericoloso e costoso.
Qui la questione è politica: come è possibile che ASL e ARPAC restino in silenzio mentre si movimentano polveri di cui non viene resa nota l’esatta composizione tossica?
La risposta è purtroppo la solita: la gestione commissariale e l’amministrazione Manfredi anche stavolta decidono di procedere in una logica di deroga permanente: si corre per rispettare le scadenze dei fondi e i cronoprogrammi dei grandi eventi, sacrificando le corrette procedure di valutazione ambientale sull’altare del profitto di costruttori e speculatori.
Si decice di derogare anche a qualsiasi forma di confronto reale con la cittadinanza: si preferisce rassicurare con messaggi vaghi sullo “smog” a piazza Garibaldi piuttosto che affrontare i dati scientifici sulla tossicità dei sedimenti movimentati.
Dopo quasi un secolo di devastazione industriale, Bagnoli non può subire l’ennesimo scempio mascherato da “progresso”. La sicurezza scientifica che si stiano formando diossine e metilati di mercurio impone un arresto immediato delle procedure attuali.
È necessaria un’opposizione popolare che pretenda l’adozione delle tecniche in-situ e la totale trasparenza sui dati dell’aria. La salute di 400.000 persone non è un costo accettabile per accelerare un cantiere.
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