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Bagnoli blindata per il Consiglio comunale sulla Coppa America: protesta esclusa, territorio ferito

Bagnoli. Un consiglio comunale “aperto” ma senza pubblico. È così che si è presentata oggi pomeriggio la sede della X Municipalità, trasformata in un fortino blindato mentre fuori, per le strade del quartiere operaio che fu il cuore pulsante dell’Italsider, centinaia di manifestanti protestavano contro le scelte calate dall’alto sulla Coppa America e sul futuro del territorio.

L’accesso alla sede consiliare era rigidamente contingentato: polizia, transenne, varchi controllati, giornalisti ammessi solo previa registrazione con giorni di anticipo e comitati limitati a due rappresentanti ciascuno, per interventi brevissimi. Un’impostazione che ha reso evidente, ancora una volta, il carattere esclusivo e non partecipativo dell’iniziativa politica. Il quartiere è risultato letteralmente militarizzato, con strade totalmente transennate e ingressi regolati come in un’area ad alta sicurezza.

Per le strade la rabbia era palpabile. Alcune centinaia di cittadini hanno attraversato Bagnoli in corteo verso la municipalità, dietro lo striscione “Bagnoli non è in vendita”. Cartelli e slogan denunciavano quella che gli attivisti chiamano “una colmata di menzogne” e “partecipazione di facciata”, indicando chiaramente ciò che percepiscono come un processo decisionale opaco e orientato agli interessi privati più che alla salute e al futuro del territorio. Con loro anche i sindacati di base Usb e Cobas che avevano anche proclamato uno sciopero locale sulla questione America’s Cup. 

Il corteo era sostenuto anche da decine di commercianti della zona, molti dei quali hanno abbassato le saracinesche in segno di protesta: una presa di posizione forte contro lavori e procedure che temono possano aggravare l’inquinamento già devastante dell’area ex industriale. “Bagnoli sciopera. Napoli sciopera”, lo slogan della giornata.

L’atmosfera di chiusura imposta dalle istituzioni non ha fatto altro che alimentare la tensione. Prima dell’inizio del consiglio si sono rischiati pericolosi  scontri fra manifestanti e forze dell’ordine: alcuni attivisti hanno tentato di forzare il cordone di polizia posto all’ingresso della strada dove ha sede il consiglio. 

Fortunatamente una gestione non eccessivamente severa della piazza ha lasciato che i manifestanti facessero cadere le transenne e far passare il resto del corteo spostando così il blocco definitivo all’ingresso della Municipalità. E’ stato però fermato un uomo e condotto nella Questura di via Medina.

Dalle immagini postate in rete si vede un agente di polizia in borghese che lo spintona, l’uomo chiede spiegazioni e da dietro viene colpito con un calcio da un altro poliziotto , anche lui in borghese e poi entrambi lo afferrano e lo portano via. Fatto inspiegabile , vista la gestione fin lì della piazza. Quasi un trofeo da portare comunque a casa. Vedremo nelle prossime ore gli sviluppi.

La Questura assicura che dopo le procedure ordinarie di identificazione verrà rilasciato. Nel frattempo la questura ha anche comunicato alla stampa di un poliziotto rimasto ferito e questo appare ancora più inspiegabile visto che scontri veri e propri non se ne sono visti. Probabilmente sarà inciampato in una delle tante buche delle strade napoletane. E’ l’unica spiegazione possibile.

All’interno della municipalità il sindaco Gaetano Manfredi ha illustrato lo stato degli interventi, annunciando l’avvio dei dragaggi davanti alla colmata e sostenendo che i materiali contaminati saranno trasferiti all’estero “senza passare per il quartiere”, quasi a voler rassicurare una popolazione che da decenni vive le conseguenze dell’inquinamento industriale.

Il primo cittadino ha ribadito anche l’intenzione di conservare la colmata – non più rimuoverla – motivando la scelta con indicazioni ministeriali e con una presunta maggiore “sostenibilità” del tombamento rispetto alla rimozione. Una soluzione che però continua a essere percepita dai residenti come un ulteriore atto di rinuncia alla bonifica integrale dell’area.

Il progetto di trasformare la colmata in una “grande piazza sul mare”, con funzioni sportive e ricreative dopo la Coppa America, è apparso alle comunità locali come l’ennesima narrazione di facciata di un futuro “smart” che però ignora la priorità fondamentale: la salute pubblica, minacciata per decenni da sostanze tossiche mai realmente rimosse.

I manifestanti hanno ricordato infatti che lo stato delle bonifiche resta gravemente insufficiente e che i lavori in corso sembrano servire più a garantire l’evento sportivo del 2027 che la reale sicurezza ambientale di Bagnoli. Sollevano inoltre il tema delle polveri sottili, dei cantieri privi di trasparenza e del rischio che procedure poco chiare aggravino ulteriormente il già fragile equilibrio ecologico dell’area. La rete No America’s Cup denuncia una “politica dei salotti chiusi e della persecuzione degli interessi privati”, contestando l’esclusione sistematica della popolazione dalle scelte sul futuro del quartiere.

Un tempo quartiere operaio simbolo dell’industrializzazione italiana, oggi Bagnoli continua a essere terreno di scontro tra piani calati dall’alto e una comunità che rivendica diritti elementari: bonifica vera, salute, lavoro dignitoso, spiaggia e verde pubblico.

Il consiglio comunale “blindato” di oggi non ha fatto che confermare una distanza crescente tra istituzioni e cittadini. Mentre dentro si parlava di sviluppo, fuori un intero quartiere urlava che senza giustizia ambientale nessun futuro è possibile.

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