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L’assemblea operaia USB rilancia: “Fermare la desertificazione industriale in Campania”

Nel pomeriggio del 26 marzo, a Orta di Atella, l’Unione Sindacale di Base ha tenuto un’assemblea operaia partecipata e determinata, in un territorio che più di ogni altro incarna le contraddizioni dell’attuale modello economico: un tempo distretto industriale vivo, attraversato da fabbriche e produzione; oggi trasformato in un susseguirsi di capannoni della logistica, dove il lavoro è frammentato, precario, esternalizzato, reso invisibile.

Una trasformazione che non è né casuale né naturale, ma frutto di scelte politiche e industriali precise, che stanno producendo una vera e propria desertificazione industriale della Campania: smantellamento di aziende storiche, delocalizzazioni incentivate, chiusure improvvise, cassa integrazione strutturale e la sostituzione di lavoro stabile con manodopera povera e ricattabile.

Questo il filo conduttore degli interventi. L’assemblea ha sottolineato ciò che lavoratrici e lavoratori vivono ogni giorno sulla propria pelle: l’erosione dei posti di lavoro industriali significa impoverimento del territorio, perdita di saperi tecnici, compressione dei diritti sociali e aumento della precarietà. L’assenza di una politica industriale nazionale e regionale ha aperto la strada a una strategia di abbandono programmato dei poli produttivi.

Dalle vertenze della cantieristica a quelle dell’automotive, dai licenziamenti a catena nel tessile fino al collasso delle aziende metalmeccaniche: la Campania sta pagando un prezzo altissimo. E mentre la produzione arretra, avanzano logistica e appalti, settori dove proliferano sfruttamento, bassi salari e mancanza di tutele reali.

L’assemblea ha ribadito che non è più il tempo dei tavoli sterili o delle promesse istituzionali. Serve un piano immediato di mobilitazione che rimetta al centro:

  • la difesa dell’occupazione industriale esistente;
  • il blocco dei processi di delocalizzazione;
  • la nazionalizzazione delle aziende strategiche che licenziano;
  • investimenti pubblici che creino lavoro stabile;
  • la tutela dei diritti sociali e salariali, oggi sotto attacco tanto quanto i posti di lavoro.

USB ha denunciato come la logistica, spesso presentata come “nuova opportunità”, sia in realtà una economia di sostituzione: non crea valore, non produce ricchezza duratura, non offre stabilità. Semplicemente occupa gli spazi lasciati dal vuoto industriale.

La riunione di Orta di Atella non è un evento isolato, ma rientra pienamente nel percorso di costruzione dell’Assemblea Nazionale Operaia convocata da USB per sabato 28 marzo a Roma. Una data che si preannuncia cruciale per unificare vertenze, territori e settori colpiti dalla stessa logica di smantellamento produttivo.

L’incontro campano ha rappresentato dunque un momento di preparazione politica e organizzativa: un’occasione per portare al centro del dibattito nazionale il tema della desertificazione industriale e rafforzare la partecipazione dei lavoratori del Sud alla battaglia per una nuova politica industriale e occupazionale.

L’assemblea di Orta di Atella conferma una consapevolezza condivisa: per fermare lo smantellamento sistematico delle aziende, dei posti di lavoro e dei diritti serve un fronte operaio largo, determinato e capace di mobilitarsi su scala nazionale.

Il 28 marzo, a Roma, quel fronte inizierà a prendere forma.

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1 Commento


  • Mario Maddaloni

    Ottima iniziativa che serve a rimettere insieme le forze, sparpagliate dalla stagione corporativa della concertazione .
    dobbiamo rilanciare anche la parola d’ordine della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
    l’intelligenza artificiale e l’automazione spinta ridurranno drasticamente la possibilità della piena occupazione.
    Bisogna mettere in campo un nuovo internazionalismo che unisca i lavoratori e lavoratrici europei per una battaglia più generale, prima che i venti di guerra riducano il proletariato a carne di cannone.

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