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Napoli, acqua pubblica e scontro politico: Manfredi contro i contestatori

A Napoli torna a infiammarsi il conflitto sull’acqua pubblica, con al centro l’azienda ABC e le prospettive, giudicate da molti sempre più concrete, di una sua trasformazione in senso privatistico. Sullo sfondo, una città segnata da anni di battaglie per la gestione pubblica dei beni comuni, oggi teatro di uno scontro frontale tra l’attuale sindaco Gaetano Manfredi e il suo predecessore Luigi de Magistris.

Le tensioni sono esplose in occasione delle proteste che hanno accompagnato le recenti scelte dell’amministrazione comunale. Comitati, attivisti e lavoratori hanno denunciato il rischio di una “privatizzazione strisciante” di ABC, considerata uno degli ultimi presìdi di gestione interamente pubblica dell’acqua nel panorama nazionale. Un timore che affonda le sue radici nella stagione dei movimenti per l’acqua bene comune, culminata nel referendum del 2011, e rilanciato proprio durante i dieci anni di amministrazione de Magistris.

Di fronte alle contestazioni, il sindaco Manfredi ha adottato una linea dura. Si è rifiutato di incontrare i rappresentanti dei comitati e le proteste sono state bollate come strumentali e ideologiche, mentre l’azione della giunta è stata rivendicata come necessaria per mettere in sicurezza i conti e garantire l’efficienza del servizio.

In più occasioni, il primo cittadino ha accusato i contestatori di diffondere allarmismi infondati, sostenendo che non esiste alcun piano di privatizzazione ma piuttosto un percorso di riorganizzazione obbligato dalla situazione economico-finanziaria dell’ente.

Un’impostazione che ha finito per irrigidire il confronto. Per i movimenti, infatti, le parole del sindaco rappresentano non solo una chiusura al dialogo, ma anche un tentativo di delegittimare chi difende la gestione pubblica dell’acqua come diritto fondamentale.

Le critiche si concentrano sull’assenza di un confronto reale e sulla scelta di procedere lungo una linea percepita come dettata più dalle pressioni esterne che da un mandato politico esplicito.

A inserirsi con forza nella polemica è stato Luigi de Magistris, che ha rotto gli indugi schierandosi apertamente con i manifestanti. L’ex sindaco ha rivendicato il percorso che portò alla nascita di ABC come azienda speciale, simbolo di una stagione politica improntata alla difesa dei beni comuni e all’opposizione alle logiche di mercato nella gestione dei servizi essenziali.

Nel mirino di de Magistris è finita direttamente l’attuale amministrazione. Secondo l’ex primo cittadino, la linea di Manfredi rappresenta una rottura netta con quell’esperienza e un arretramento rispetto alle conquiste degli anni passati.

Le accuse sono pesanti: si parla di un progetto mascherato di privatizzazione, di cedimento alle logiche neoliberiste e di una progressiva normalizzazione che rischia di cancellare l’identità politica e sociale costruita attorno alla difesa dell’acqua pubblica.

Anche Mimmo Cordone , attivista per la riqualificazione della zona est di Napoli lamenta il nuovo corso del sindaco di Napoli che , nei rapporti coi movimenti, ha dismesso i modi felpati per indossare l’elmetto e andare in guerra contro di essi. Anche con gli attivisti di San Giovanni a Teduccio è stato duro e scostante . Eppure richiedevano legittimamente la balneabilità di costa e la bonifica del territorio . 

Ma accanto alla denuncia, i movimenti per l’acqua pubblica mettono in campo anche un pacchetto articolato di proposte alternative, che delineano un modello radicalmente diverso di gestione del servizio idrico.

Il primo punto, ritenuto non negoziabile, è il mantenimento di ABC come azienda speciale di diritto pubblico: senza scopo di lucro, fuori dalle logiche di mercato e sottratta a trasformazioni in società di capitali più esposte alla privatizzazione. Non solo: si chiede di rafforzarne ulteriormente lo statuto, blindandolo contro future derive.

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1 Commento


  • Vincenzo

    Manfredi a casa

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