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A Napoli una grande manifestazione di migranti, soggetto attivo di trasformazione

Circa 15 mila immigrati hanno attraversato il centro cittadino di Napoli fino alla sede della Prefettura a Piazza Plebiscito. Donne e uomini di decine di nazionalità diverse sono arrivati a Piazza Garibaldi dalle campagne del Vesuviano, dall’area Nord e dal giuglianese, oltre quelli dalla zona di Castelvolturno/Lago Patria. Tanti sono giunti dal ventre dei quartieri popolari della città, dove sono costretti a sopravvivere in luoghi che neppure bonariamente potremmo definire “civili abitazioni”.

Insomma, una composizione umana e sociale meticcia, fortemente determinata ad acquisire una funzione protagonista ed attiva nelle tante vertenze che hanno come architrave organizzativa il Movimento Rifugiati di Napoli. Il riuscitissimo corteo di ieri non cade dal cielo, ma è il precipitato politico della soggettivizzazione di tali comunità di immigrati, unitamente alle attività sociali e mutualistiche avviate ad ampio raggio del Movimento Immigrati e Rifugiati.

Mentre nel paese (ma anche in contesti sociali come quello di Belfast) tira una “brutta aria”, mentre le dinamiche del capitale provocano ricadute che portano allo spostamento di grandi masse di persone, mentre si consumano stragi come quella che in Calabria ha provocato la morte di 4 lavoratori e – soprattutto – mentre il suprematismo occidentale alimenta il veleno razzista, la discesa in piazza organizzata di migliaia di immigrati è puro ossigeno per “costruire l’Avvenire”.

Ovviamente esiste anche un versante vertenziale, sindacale e sociale, che gli immigrati in lotta rivendicano e che la buona prova offerta della mobilitazione di Napoli articola e rilancia anche altrove.

Nuovi “permessi di soggiorno”, lotta fino in fondo contro il caporalato e ogni tipologia di lavoro schiavistico, malsano e senza diritti, opposizione ferma alla costituzione di nuovi lager (chiamati CPR) come quello che il governo vorrebbe impiantare a Castelvolturno, in provincia di Caserta, sono le richieste e gli obiettivi di lotta che la piazza avanza al Governo ed alla Regione Campania in primo luogo.

Nel corteo non mancavano le bandiere della Palestina, quelle degli attivisti di Potere al Popolo, dell’USB, del CAU, di Cambiare Rotta e della Rete dei Comunisti, a dimostrazione di come un’area politica Indipendente sa dove collocarsi senza esitazioni in tali congiunture politiche.

Infine, ma non in ordine di importanza, chi ha osservato il corteo e conosce le attività del Movimento degli Immigrati non può che registrare – con soddisfazione ed orgoglio – il grande protagonismo delle donne che, come sempre, hanno fatto valere la loro genuina spinta all’autoderminazione. Un fattore essenziale e decisivo per ogni auspicabile e possibile processualità di cambiamento e di liberazione collettiva.

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